Tra sogno e realtà



leggi il capitolo precedente: Fotogrammi


 


Azzurro.
Continuavo a cercare, oltre l’ azzurro che avvolge ogni cosa. Tutto intorno, silenzio irreale. Chissà se era questo il tipo di accoglienza che  viene riservata nell’ ipotesi che si finisca in paradiso. Nuvolette come fiocchi di cotone apparivano e scomparivano come in uno screensaver  sul  monitor e io non riuscivo  a capire che stava succedendo.
Il sogno era stranissimo e come in un rewind continuavo a riavvolgere il nastro per riviverlo ancora una volta.

Eccomi dal notaio. Incredibile sono proprio io che ho appena appreso che Enrico ha lasciato proprio a me in eredità la sua bellissima casa in Vicolo della Moretta ed un cospicuo patrimonio. Ancora non mi sono ripresa dallo stupore e continuo a chiedermi “perché io?”

Santo cielo mi sentivo  tutta indolenzita,  come se un macigno fosse caduto su tutto il mio corpo. Non riuscivo quasi a sollevare le gambe e neppure ad aprire gli occhi. Mi sentivo tanto stanca e volevo continuare a dormire. Dormire e non sognare.

 “Bentornata tra noi signorina”. Una voce nell’azzurro.
Non credo di riconoscere il suono di questa voce,  ed ora che riesco a tenere un poco gli occhi aperti tanto meno riconosco quest’uomo. E poi, dove mi trovo? Certamente non  tra le rassicuranti pareti dell’ appartamento a me caro.

“Dove sono? Chi è lei?” Ascolto la mia voce stridula senza quasi riconoscerla.

“Lei, signorina si trova nella sala di rianimazione dell’Ospedale Policlinico Gemelli dove ha dormito per tre giorni ininterrotti e io sono il medico che l’ha seguita finora”. Il  suono è caldo e rassicurante. D’ istinto porto le mani al grembo e lui pronto mi tranquillizza:
“ E’ andato tutto bene. Lei ha partorito una bellissima bimba di tre chili e cento grammi che non aspetta altro che la sua mamma si svegli e si prenda cura di lei. Inoltre stiamo aspettando lei per assegnare il nome alla  bambina”.
“Stiamo?”.
“Sì. C’è una persona fuori che non vede l’ ora di sapere che lei si è risvegliata.  Volevo prima accertarmi che fosse in grado di affrontare le visite. Ha avuto una brutta emorragia ed ha perso conoscenza.
Dallo stato in cui si trova, devo dedurre che non si è voluta bene a sufficienza in  questi ultimi mesi, quindi ringraziamo il cielo che si è svegliata. Ad ogni modo non sono affari miei, solo, da adesso in poi dovrà riguardarsi perché la sua piccola ha bisogno di lei. 
Ora, se per lei va bene  farei entrare il suo fidanzato… sono tre giorni che aspetta” concluse.
“Come scusi? Io non… aspetto nessuno in visita.” il medico era uscito facendo cenno ad una figura che sembrava  impaziente di entrare.

“Enrico?” dissi in un soffio. Sentivo il cuore in fibrillazione non fosse stato per il pronto intervento del medico sarei svenuta di nuovo.
“Ciao principessa. Finalmente ti sei svegliata. Che spavento mi hai fatto prendere. Ora cerca di stare tranquilla e riposare. Ti chiedo solo di perdonarmi se puoi, per il resto avremo tempo di parlare. Devi  riprendere le forze e io  ti prometto che mi prenderò cura di te e della bambina. Sono stato uno stupido a non capire i tuoi segnali e a lasciarti andare via. Ci voleva questo brutto colpo per capire tante cose. Fortuna che tutto è andato per il meglio… non vedo l’ora di riabbracciarti e di portarti a casa insieme a me. Noi tre: io te e la  nostra meravigliosa creatura che hai dato alla luce”.

Ero stordita di tante parole e non riuscivo quasi ad afferrarne alcuna. Vedevo le sue labbra muoversi ma in realtà non capivo più nulla.  Com’era possibile? Enrico?
Concordarono con il medico che era meglio lasciarmi tranquilla per il momento quindi si accostò al letto per salutare.
“Arrivederci Manuela, …cerca di riguardarti….A presto.”
Enrico  era vivo e vegeto e impaziente di creare quella famiglia che tanto avevo sognato in quei mesi.
Incredibile. Avevo dormito tre lunghi giorni e nel frattempo la mia mente aveva elaborato un sogno pazzesco. Non riuscivo più a individuare la linea sottile tra sogno e realtà.

Alcuni ricordi iniziarono ad affacciarsi nella mente.

Il giorno in cui avevo scoperto di aspettare un figlio, avevo deciso che niente e nessuno mi avrebbe impedito di far nascere il mio bambino. qualsiasi ragione logica che mi avesse prospettato Enrico io non avrei cambiato idea.
Decisi di fare l’ ultimo tentativo cercando di convincerlo che nulla ci impediva di avere un figlio.

“Sono troppo vecchio per avere un figlio non me la sento…Ormai ci ho rinunciato da un pezzo”
“Tu ci hai rinunciato… ? E quando avevi intenzione di dirmelo? Ci sono uomini che diventano padri anche a sessant’anni e poi tu non sei vecchio! Ho  quasi quarant’ anni e non voglio rinunciare ad avere un figlio”
“Bene dovrai farlo…o perlomeno non lo avrai con me”

Non so come raggiunsi la porta. Il giorno dopo  in ufficio rassegnai le mie dimissioni  e respinsi ogni telefonata da parte di Enrico.
Trovai subito un lavoro all’ archivio di stato. Era forse più monotono ma per i mesi a venire sarebbe stato meglio non aggiungere altri stress al mio stato, inoltre mi  sentivo sull’ orlo di una crisi di nervi.

Sentii aprirsi la porta leggermente.
“E’ sveglia signorina?”, l’infermiera entrò e avvicinò una piccola culla al mio letto, sollevò il batuffolo e me lo porse.
Quando finalmente la presi in braccio sentii un nodo alla gola. Quanto era piccina. Gli occhi erano due piccole perline blu. I capelli sottili e chiari tutti per aria. Indossava una tutina morbida e sembrava un pulcino. Era bellissima. In quel momento mi venne istintivo pensare:
“ Ciao cucciolina. Tu sei la cosa più bella che mi sia capitata nella vita”.
L’infermiera intuì la mia emozione e con fare allegro si intromise:
“Allora che nome abbiamo scelto per questa bambolina?”
“Maria Lucia”…risposi d’ istinto.
“E’ un bellissimo nome …MA RIA  LU CIA! Ecco qui un bel pennarello rosa e finalmente la cullina è al completo!”
Potrà richiedere quando vuole la bimba però le consiglio di lasciarla alla nursery. Lei ha bisogno di riprendersi del tutto così  potrà  finalmente tornare a casa. Ora la lascio sola, per qualsiasi cosa prema pure il campanello.

 

Mi ritrovai di nuovo a pensare. Era stato tutto un sogno… In quei tragici momenti mentre stavo lottando per la vita, la mia mente aveva creato il sogno più verosimile che mi fosse mai capitato.
Una forza  incredibile  mi portava a pensare che non tutto fosse stato solo immaginazione. Forse la mia mente aveva recepito alcuni segnali che la razionalità aveva voluto evitare e forse si erano manifestati sottoforma di sogno.
Avevo sentito dire di persone che uscite da un coma avevano vissuto delle esperienze al limite dello straordinario e che in alcuni momenti avevano avuto la sensazione di vivere in una  altra dimensione..
Forse anche io ero stata in un mondo parallelo dove avevo avuto una prospettiva diversa della mia vita, del mio futuro…chissà.
Ancora una volta cercavo un motivo a quello che mi stava succedendo, fosse stato anche semplicemente un sogno.

Il pensiero della morte di Enrico mi aveva procurato sofferenza. Aveva dovuto ammettere a me stessa che provavo ancora un sentimento forte.
Tutti quegli intrighi. Quella donna sconosciuta morta dietro l’altare era forse un’ altra Manuela? Una Manuela che altre donne volevano metaforicamente annientare intuendo che Enrico stava per cedere e venire a cercarmi?
E forse l’ altare era un altro messaggio?
Gli anziani molto spesso, per rallegrarti dopo un brutto sogno, solevano dire che i sogni bisogna leggerli al contrario. Quindi se sogni una morte, allunghi la vita. Se trovi dei soldi li perdi. Forse perdendo l’ eredità ritrovavo l’ amore di Enrico?
La bambina sordomuta: Maria. Forse non era altro che la nostra bambina che ancora doveva nascere e non poteva dire la sua.
La chiave del mio sogno era tutta lì in quel fotogramma:

<Ecco l’evento che aveva sconvolto la vita ad Enrico, nulla di enigmatico, di passionale o di cialtronesco, nulla che avesse a che fare con i complotti, i raggiri finanziari o le frodi delle multinazionali, ma la scoperta improvvisa eppure così sublime dell’innocenza, della purezza, del candore. Qualcosa che lo aveva riportato agli albori, all’origine delle cose, qualcosa che gli aveva fatto capire quanto siamo stupidi, meschini, superficiali a questo mondo; non ce ne rendiamo conto eppure, lentamente ma inesorabilmente, ci trasformiamo da cerbiatto in iena, da sorgente in fogna, da persona in cliché.>

Le due donne nel sogno trascinavano Enrico nudo.
Forse lo stavano portando dinnanzi all’evidenza. Enrico nudo, praticamente vulnerabile di fronte ad un sentimento che non riusciva a controllare.
E  la bambina, Maria forse era la nostra bimba che tentava di riavvicinarci.
Mentre rotolavo giù per le scale come una palla impazzita per raggiungere Maria in realtà stavo tentando di aggrapparmi alla vita con tutte le mie forze.

Finalmente scivolai distesa sotto le coperte e sorrisi.
Maria Lucia dormiva nella piccola culla accanto a me e presto sarebbe arrivato un nuovo giorno e con lui Enrico.
Questa volta non avrei chiuso la porta. Avrei ascoltato quello che aveva da dirmi e poi il mio cuore avrebbe deciso.
Chiusi gli occhi. Le nuvolette bianche erano scomparse e al loro posto era tutto azzurro. Azzurro come gli occhi limpidi della nostra bambina. Azzurro come il cielo.
Infinito.

 


FINE

 

 

Come ogni romanzo che si rispetti anche questo  avrà un dedica:
Dedico questo capitolo, forse il meno bello in quanto scritto in un ora sotto tortura, a  tre persone in particolare.
Giulia che mi ha sempre riportato sul binario giusto quando perdevo la strada. Che ha più fiducia lei in me che io in meJ
Gianni che è stato razionale nelle critiche ma anche generoso nei complimenti. Colui che mi ha supportato e mi ha divertito con il fumetto “Enrico-Manuela-Diego” .
E infine, ultimo ma non l’ultimo, lo dedico a Bruno. L’eterno assente che con due parole e una faccina sa infonderti calore e fiducia.
Grazie per avermi fatto mettere in gioco.

 



Scritto da: Martina


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  1. #1 di I ragazzi della 3°E il 5 febbraio 2008 - 12:23

    bè, hai fatto il miracolo!!!
    in una manciata di tempo hai trovato le giuste varianti a una trama non facile…
    "Fotogrammi"? ma chi l\’ha scritta? non si raddrizza?…eheheh…
    hai visto che l\’hai radrizzata!!!
    che forza in quella testolina…brutta puffa…:-P
     
    della dedica che dire…
    che mi fa piacere ma non me la merito… 

  2. #2 di Signora il 5 febbraio 2008 - 17:49

    Mi piace! dico veramente. E anche tutta la spiegazione del sogno, a metà tra la logica e il trasognante….
    Complimenti ragazza!

  3. #3 di Bruno il 5 febbraio 2008 - 18:37

    Ma Martina ve lo ha detto che l\’ha scritto in un\’ora… e all\’ultimo momento? :-)Ha un futuro la ragazza…

  4. #4 di Signora il 5 febbraio 2008 - 22:45

    No, non ce lo ha detto ma sai… l\’ispirazione quando arriva arriva…
     
    A dire il vero io ho letto tutti i capitoli precedenti la domenica pomeriggio e alle 19 mi sono messa a scrivere… e tu sai bene a che ora ti è arrivato il mio capitolo ;-))

  5. #5 di Monica il 6 febbraio 2008 - 17:36

    I complimenti te li ho già fatti in pubblico… però devo lasciarti per forza un commento anche qui… visto che l\’ho fatto con tutti gli altri capitoli.
    Hai scelto come me di terminare il ramo che presentava più fili sparsi da annodare, compito difficile senza cadere in contraddizione, senza dimenticare qualche indizio vagante, o senza dover arrampicarsi sugli specchi per far quadrare il tutto nel mondo reale.
    Soluzione geniale… niente notaio, niente Tommasina, niente Paolo, niente Maria… nessun omicidio.
    Li hai tolti tutti di mezzo…
    Tutti i fili raccolti in un perfetto nodo… onirico, il tutto scritto con un ottimo stile!!!
    E c\’è anche il lieto fine.
    Non ho altro da dire.  🙂
     

  6. #6 di marilù il 6 febbraio 2008 - 23:56

    Devo dire che il tuo finale è stato un vero colpo di scena e mi ha lasciata di sasso. Brava!

  7. #7 di Martina il 7 febbraio 2008 - 19:22

    cavoli ragazzi…
    grazie
    li ho visti solo ora i vstri messaggi…
    grazie di cuore!
    smack

  8. #8 di Giulia il 7 febbraio 2008 - 19:54

    Facciamo incazzare la Marty…
    MA DAVVERO L\’HAI SCRITTO TU??????
    AHAHAHAHAHAH
    Dai che sei bravissima… è ora che tu prenda coscienza delle tue possibilità e la smetti di frignarmi addosso che tutti sono bravi meno te!

  9. #9 di Glitterlady il 9 febbraio 2008 - 23:55

    Mi è piaciuto un sacchissimo! L\’idea di un Enrico ancora vivo è rassicurante e diversa rispetto all\’idea iniziale!
    Brava!

  10. #10 di Fabio il 26 novembre 2008 - 23:51

    Complimenti 🙂 intrigante 🙂 i sogni sono un argomento che mi affascina, e secondo e impossibile controllarli…

  11. #11 di Martina il 26 marzo 2010 - 00:35

    ancora mi commuovo a leggere questi segni di affetto!mannaggia che viaggio nei ricordi….

  12. #12 di Bruno il 26 marzo 2010 - 14:21

    Martina, starai mica invecchiando? 😉

  13. #13 di Martina il 10 gennaio 2011 - 00:15

    sì…

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