Se ripercorri i miei passi… cadrai…



leggi il capitolo precedente: Fotogrammi





“Se ripercorri i miei passi ca…”
Finora non ho ripercorso molto.
È il momento di correre, per trovare la verità… ma quale???
Non lo so, corro.
Ripenso alle parole scritte da Enrico, e più penso, meno comprendo.
Ripercorriamoli, dunque, il tuoi passi, Enrico… sono ormai sulla strada.
Maria cammina, uscita da poco dal portone, mi volta le spalle… io rallento, per non spaventarla, la supero, ed infine mi fermo a guardarla.
I suoi occhi ignari incontrano i miei. Occhi innocenti e stupiti… troppo semplici… chi mi ricordano, quegli occhi? Cosa?
Ma cosa dovrei capire?
Cosa dovrei fare, ora?
Le sorrido, mi fermo davanti a lei, e so che dovrei comunicare, farle capire qualcosa, non so bene cosa…
Non mi viene lasciato il tempo di darmi una risposta.
Una donna esce correndo dal portone, mi vede con Maria, corre verso di noi, e comincia a urlare… mi grida di andarmene, afferra Maria per un braccio, per trascinarla via.
Maria non reagisce, si lascia trascinare, il suo sguardo non cambia… ma reagisco io, senza che la ragione abbia il tempo di farsi sentire.
“La lasci! Non la deve trattare in quel modo!” grido, rivolta alla donna. “Ha bisogno di…”
…di aiuto, vorrei dire. Perché da quanto ho ormai intuito, comprendo che la stanno nascondendo, che la tengono segregata in casa, sconosciuta ad ogni ufficio anagrafico, un fantasma…
La donna lascia Maria, mi si avvicina… d’impeto mi dà uno spintone che mi scaraventa a terra… ma qualcuno dall’ombra del portone è più freddo di lei.
Echeggia uno sparo, e Maria si accascia a terra. Altri due proiettili rimbalzano sul metallo del lampione contro cui sono caduta, e sento un dolore bruciante ad una spalla…
…scivolo completamente sul marciapiede.
Vedo la donna affrettarsi, vedo un uomo uscire dal portone… in breve salgono su un’auto, e si allontanano velocemente quanto lo permette il traffico di Roma.
La gente accorre.
“Avrei dovuto chiamare il commissario” penso. “Che pazza sono stata… ma cos’avrei potuto dirgli?”
Il dolore mi fa svenire.
Nell’incoscienza sento la voce di Enrico leggere le parole che mi aveva scritto…
…una persona ha stravolto la mia vita, mi ha fatto entrare in un meccanismo più grande di me, ha alterato la mia personalità… se ripercorri i miei passi CADRAI!!!
Vedo lo sguardo di Enrico.
Vedo lo sguardo di Maria.

Mi risveglio in un letto d’ospedale, con la spalla dolente e strettamente fasciata.
Vedo lo sguardo del commissario Cutrona.
“Maria?” chiedo.
“Chi è Maria?” mi domanda?
“La bambina… è morta?” chiedo, angosciata.
“La bambina si salverà…” mi risponde. “Ma lei sa chi è? La conosceva?”
“No…” rispondo. “L’ho vista oggi per la prima volta”
“E non ha potuto parlarle, perché non ne ha avuto il tempo… ma la sta chiamando Maria… ora vado” dice Cutrona, con un sospiro. “Ma tornerò, ad interrogarla in veste ufficiale”
Ed esce, chiudendosi la porta alle spalle.

Guardo Roma, città eterna, con il profilo dei suoi edifici che si staglia contro il giallo e il rosso del tramonto.
Sono ancora una volta sul terrazzo, e mi chiedo se posso ancora considerarlo un rifugio.
Enrico, perché?
Che cosa ti ha portato tanto lontano?
Perché hai compiuto proprio quei passi?
Infine sei caduto.
Qualcosa di strano si era davvero impossessato di te… un’ignota e inspiegabile parte di te si è manifestata in questi tuoi ultimi quattro anni assurdi…
Mery, in cucina, sta finendo di preparare la cena.
Ho bisogno di lei quasi a tempo pieno, per ora: la pallottola mi ha colpita all’articolazione della spalla destra, e nonostante sia passato del tempo, ancora non sono in grado di usare il braccio.

Ricordo quei giorni di indagini serrate.
Il commissario Cutrona vi si impegnò in prima persona, visto che un morto e due tentati omicidi non erano cosa da poco.
E ci vollero le risorse della Polizia per trovare infine la verità.
Da sola, anche se non avessero tentato di uccidermi, non ci sarei mai arrivata.

Enrico, undici anni prima, aveva avuto un’avventura con una ragazza, una certa Sabrina Spataro, mentre era a Napoli per un ciclo di lezioni universitarie.
La ragazza gli aveva forse dato una figlia, ma aveva tenuto segreto a tutti il nome del padre, e non aveva mai detto nulla ad Enrico.
Circa quattro anni prima, però, era morta dopo una lunga malattia, e prima di andarsene aveva rivelato ai soli parenti che aveva il nome di Enrico, affinché portassero da lui la bambina.
Non riteneva infatti i parenti idonei a crescerla.
E non sbagliava…

In quel giorno concitato la Polizia riuscì in breve tempo ad arrestare la donna e l’uomo che ci aveva sparato: Paolo, che era ancora nei dintorni, aveva visto Maria, poi aveva visto me che l’avvicinavo, e infine tutta la scena che era seguita.
Aveva preso il numero di targa dell’auto, e l’aveva subito comunicato alla Polizia, dato che aveva realizzato che l’indagine non era cosa che lui fosse in grado di gestire.
Fu comunque incriminato per aver intralciato il corso delle indagini, quando la Polizia rinvenne in casa la borsa di Tommasina, e mi chiese spiegazioni a riguardo.
Io non fui accusata dello stesso reato, solo perché riuscii a dimostrare di non aver avuto il tempo materiale di avvertire l’autorità… finsero di crederci, almeno.
Dopo tutto io ero una cittadina comune, non un detective professionista…

Grazie alla segnalazione di Paolo, in breve i due furono fermati, interrogati separatamente per sedici ore consecutive, finché non resero una fedele ricostruzione dei fatti ed una completa confessione.
Erano i parenti della ragazza che aveva avuto una relazione con Enrico.
I due, già pregiudicati, avevano deciso di sfruttare la cosa a loro vantaggio, e si erano trasferiti in quell’appartamento in via della Moretta.
Alle loro spalle, purtroppo, si nascondeva la criminalità organizzata.
A Enrico era stato a poco a poco rivelato che era il padre di Maria, e poi erano cominciate le richieste di denaro, ed i ricatti, e minacce di denuncia per aver sedotto una ragazza che in realtà non aveva ancora diciotto anni.
Lui non aveva lottato.
Mi aveva allontanata, per proteggermi.
Avevano minacciato di uccidermi per costringerlo a cedere.
Non poteva sopportare che minacciassero di uccidere anche un nostro ipotetico figlio.
Non se l’era sentita di sopportare lo scandalo di una denuncia… e così aveva pagato ingenti somme ai suoi ricattatori.
Ma Tommasina aveva visto le lettere anonime, ed altre cose sospette, ed era giunta a conoscenza di tutto.
Non mi ero sbagliata nel giudicarla una ficcanaso, ma la realtà era anche peggiore.
Si era accordata con i ricattatori, chiedendo loro la sua parte di denaro, nel caso fosse riuscita a far scrivere a Enrico un nuovo testamento in favore di Maria.

Enrico però si era lentamente logorato, in questa situazione.
Aveva visto Maria sulla sua terrazza, l’aveva guardata crescere, in quei quattro anni, come un fiore innocente in mezzo al letame…
Aveva tentato di vederla più da vicino…
I suoi parenti l’avevano segregata in casa, sconosciuta alle istituzioni scolastiche ed all’anagrafe romana, tra l’indifferenza un po’ stupita di vicini frettolosi, ed Enrico a quel punto aveva minacciato di denunciarli.
Erano cominciate allora le minacce di morte.

Immagino il tormento di Enrico in quella situazione.
Immagino le sue lacrime.
Ed immagino la sua angoscia.
In mezzo a tutto questo, la vista di Maria, il loro muto rapporto, doveva essere stato un soffio di cielo.
Nel suo modo semplice di bambina isolata dal mondo dei suoni, reclusa, troppo sola, ma sensibile ai sentimenti, Maria sapeva. Maria capiva.
Con il semplice linguaggio dei sordomuti che a sei anni lei già conosceva, e con i disegni, si erano comunicati messaggi e brevi pensieri…

Enrico, infine, si era rivolto a Paolo Losegugio perché indagasse e scoprisse qualcosa di più sul conto di Maria.
“Loro” se n’erano accorti.
Erano saliti in casa sua, Tommasina aveva aperto loro la porta, ed avevano tentato di obbligarlo a scrivere un testamento olografo in favore di Maria.
Enrico si era opposto con veemenza, era uscito gridando sul balcone, e poi aveva avuto un malore.
Logorato da anni di tensione, il suo cuore non aveva retto.
O forse l’avrebbe fatto, se fosse stato soccorso in tempo.
Per paura che parlasse, l’avevano lasciato morire, senza chiamare il medico.

Ma Tommasina non era soddisfatta… aveva fatto la sua parte, sebbene non fosse riuscita ad ottenere il testamento sperato, ed aveva reclamato per sé una parte del denaro pagato da Enrico ai suoi ricattatori.
Di fronte al loro rifiuto, aveva dato appuntamento a Paolo nel cimitero, per chiedergli se quei disegni potevano costituire un elemento significativo per avviare un’indagine della polizia.
Aveva probabilmente intenzione di provare a far pressione sui ricattatori…
Non si era resa conto del pericolo a cui si esponeva: immediatamente le sue intenzioni erano state comprese, era stata seguita ed infine uccisa perché non parlasse.
Paolo aveva raccolto la borsa, pensando fosse importante, prima che qualcun altro potesse vederlo. Poi era subito arrivata gente, e l’assassino si era dileguato.
Non aveva avuto intenzione di uccidere Paolo, o non ne aveva avuto il tempo.

I due malviventi, chiusi in casa, quel giorno stavano per contattare altre persone che dessero loro istruzioni sul da farsi, e nella confusione Maria era uscita di casa.
Quando i due se n’erano accorti, era tardi: la bambina era già per strada, con me accanto.
Avevano riconosciuto anche me, l’erede a cui Enrico aveva lasciato tutti i suoi averi… visto che tenevano d’occhio la casa da quando lui era morto, mentre tentavano di escogitare un piano alternativo.
La donna aveva tentato di riportarla in casa, ma la mia reazione aveva attirato l’attenzione dei passanti, e l’uomo, già sotto pressione, aveva pensato che ormai tutto fosse perduto, aveva perso la testa, e ci aveva sparato, pensando al momento di aver eliminato le ultime due persone che potessero raccontare la verità.
I due sono ora in carcere, insieme a una decina di complici, indagati per reati che vanno dall’omicidio all’estorsione, dal sequestro di persona al favoreggiamento… e non so quant’altro.

Enrico… quale assurdità ti ha portato a cadere in quel modo…
Il notaio Franchini ti aveva ben consigliato… ma tu non l’hai ascoltato.
Ti eri confidato con lui troppo tardi… ed allora avevi chiesto a Paolo di indagare su chi fosse realmente Maria.

Oh, Enrico… Maria non è tua figlia.
Sabrina Esposito frequentava anche un balordo, all’epoca… ed ha attribuito a te la paternità di sua figlia, pur non essendone certa.
Se i suoi parenti si fossero fatti avanti con Maria, indicandola come legittima erede in quanto unica figlia di Enrico (cosa che pensavano di fare), il test del DNA avrebbe riservato loro una sgradita sorpresa…
…il test è stato eseguito, nell’interesse della bambina, dietro indicazione dell’esecutore testamentario, notaio Franchini, ed è risultato senza ombra di dubbio che Maria non può essere tua figlia.

Oh, Enrico
…quanto mi hai amata, senza che io lo sapessi
…quanto desiderio avevi di un figlio
…quanto ti sei perduto negli occhi innocenti di Maria
…quanto l’hai amata!
Il tuo doppio, quello di cui mi scrivesti, è un Enrico sconosciuto, che davvero ha fatto passi irrazionali, e si è perduto.
Hai ragione, la tua personalità si era alterata al punto da far dubitare della tua lucidità mentale.
Se tu avessi dei parenti, invocherebbero forse l’incapacità di intendere e di volere, per fare invalidare il tuo testamento a mio favore.
Ma tu non hai parenti ancora in vita.

Hai soltanto me, la tua amata Manuela, che non finirà forse mai di porsi interrogativi sulle tue motivazioni, e su questa storia assurda.
Ma hai anche Maria.
Le sue condizioni non destano più preoccupazioni, sebbene quel giorno il proiettile si fosse fermato ad un centimetro dal cuore.. Sono andata più volte a farle visita in ospedale.
Le assistenti sociali si stanno prendendo finalmente cura di lei.
Una psicologa la sta seguendo, ed io le ho consegnato tutti i suoi disegni, nella speranza che il suo recupero emotivo sia più rapido. Ha vissuto quattro anni terribili.
Quando mi vede, sorride.
I suoi occhi non sono i tuoi occhi, ma in essi vedo qualcosa di te.
Forse è un riflesso della tua anima, che ha condiviso momenti sublimi con la sua.

Ho chiesto che mi venga affidata, quando sarà dimessa dall’ospedale.
Le mie condizione economiche sono estremamente buone, come ben saprai… nonostante le somme di denaro che ti hanno estorto.
Penso che la mia richiesta sarà accolta, nonostante io sia single.
Maria reagisce molto bene, alla mia presenza, infatti.
Forse non sarà una cosa definitiva, ma…
…se dal luogo in cui sei puoi guardare il tramonto romano, tra non molto ti potrà capitare di vedere gli ultimi due grandi amori della tua vita sedute l’una a fianco dell’altra, sulla terrazza di casa.

Ovunque tu sia, Enrico… sii finalmente in pace.
Per fortuna non ho ripercorso i tuoi passi, non al tuo stesso modo.
Lo sapevi, vero, che non sarebbe stato possibile…
Non sono caduta.
Ma non ho ancora del tutto capito.
Ma è poi così importante?

Il sole è tramontato, e nel cielo spuntano le stelle.

Ognuno sta solo nel cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.

 

F I N E

 



Scritto da: Foxylady



Annunci
  1. #1 di I ragazzi della 3°E il 5 febbraio 2008 - 12:27

    bè cara Foxy,
    ho apprezzato tantissimo lo sforzo logico-razionale
    insieme a una scrittura piana, asciutta, senza fronzoli…
    cosa di cui forse io abbondo…imbevuto di classicismo come sono 😦

  2. #2 di Signora il 5 febbraio 2008 - 22:59

    Beh non è male neppure questo. E\’ una storia dove si inseriscono altri elementi in un racconto breve. Brava a te che hai saputo cucirli bene. E bella la citazione di Quasimodo.
     
    La scrittura è interrotta, mi spiego meglio: pensieri brevi e finiti. Una specie di ritmo che alleggerisce i lunghi periodi intrisi di sintassi.
     
    Io proprio su questo ramo del romanzo ero a ZERO di idee :-((
     

  3. #3 di marilù il 6 febbraio 2008 - 23:59

    Si, una scrittura decisamente essenziale e uno stile assolutamente personale.
    Complimenti

  4. #4 di Martina il 8 febbraio 2008 - 17:03

    Sì Concordo sei stata molto brava!
    soprattutto arrivando alla fine…
    ovviamente io preferisco il commissario fischietta:-)
    chissà perchè?!?!
    ehehehhe
    però
    abbiamo molto in comune è vero…
    a volte quando voglio scrivere un commento a qualcuno tu
    hai scritto ciò ke pensavo io!
    ufffffffffffff
    ora vado dal commissario ke fischietta:D
    kyz

  5. #5 di Monica il 9 febbraio 2008 - 12:27

    @Martina
    Eh, abbiamo molto in comune sì…
    …anch\’io preferisco il Commissario che fischietta…
    …d\’altra parte, questo doveva essere conclusivo, e stop.
    P.S. Non sono rapida come te nello scrivere, però… in tutto, lavoro scientifico compreso, ci ho messo ben TRE ore…

  6. #6 di Glitterlady il 9 febbraio 2008 - 23:45

    Wow! Sei riuscita a dare un filo logico e non banale a tutto, complimenti!

  7. #7 di Giulia il 10 febbraio 2008 - 10:49

    Semplicemente brava!

  8. #8 di Monica il 13 febbraio 2008 - 14:03

    Grazie Valentina (vero che è il tuo nome vero?)
    Grazie Giulia.
    Non vi avevo ancora conosciute come autrici, sono arrivata in ritardo…
    @Giulia, verrò a visitare il tuo blog
    @Glitterlady, sul tuo ci sono già passata, ma non so se ho lasciato commenti… lì ho avuto una disavventura che mi ha fatto morir dal ridere, cliccando su uno dei tuoi link, e da lì proseguendo… ma è troppo osè… te la dovrei raccontare in privato!!!

  9. #9 di Martina il 13 febbraio 2008 - 16:00

    nn sono rapida…
    tuttaltro…
    leggo rileggo e correggo…
    infatti rileggendolo dopo… l ultimo mio capito avrei segato almeno una trentina di parole…
    tanti di quei LEI inutili…
    solo che nn avevo tempo…partivo ed era in ballo una sfida…
    bhe alla fine son contenta ugualmente!
    ho capito che ho molta fantasia…(forse lo sapevo già)
    però manca molto la forma…mancano le deviazioni….sul tema…
    forse fosse ambientato a milano mi sarei sentita più a mio agio …
    mah chissà

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: