Piccoli dettagli



leggi il capitolo precedente: IL PERCHE’ DELLE COSE




Quelle riviste che si trovano dalle parrucchiere a volte dicono la verità, tra un consiglio improbabile e un pettegolezzo costruito qualche spunto di riflessione per guardare i fatti della vita lo si trova. Strano che mi venga in mente adesso, dopo una settimana, quando sono tutti in fila, rigidi, ben vestiti e con la testa a fare conti che non si incastrano con i miei. Sono tutti così seri e fintamente disinteressati che devo pensare a qualcosa per avere la stessa espressione. Anche se sull’argomento ho già pensato troppo.
Ho avuto una settimana per farlo. Una settimana dall’arrivo della busta di carta, lavorata per sembrare vecchia, chiusa con la cera. Una settimana per fare conti con i sentimenti di Enrico e applicarli alla sua mano quando ha diviso la torta. Una settimana per elaborare un sogno che rischiava di farmi perdere il contatto dalla realtà. In questo momento non ho i soldi per abbonarmi a Riza Psicosomatica tanto quanto per un consulto sulla mia psiche che superi la qualità delle riviste da parrucchiera.
Per fortuna sono dotata di un certo spirito di autocritica e l’amore per la lettura mi ha aiutato a focalizzare bene quello strano sogno senza il bisogno di un consiglio dall’ultima pagina di un giornaletto. O almeno a sbirciare cosa avevo messo dentro il libro della vita da sola.
Forse la cera usata per sigillare la busta di invito alla lettura del testamento, usando il simbolo dell’università per schiacciarla sul contenuto, ha estratto dalla testa quel poco di romanticismo che mi è rimasto perché ricorda le lettere che si mandavano all’epoca di “Elisa di Rivombrosa” (come direbbe mia madre). A pensarci bene usare il simbolo dell’università ha espresso l’Enrico che voleva appartenere ad una classe sociale superiore. Non avendo un suo stemma nobiliare ha usato il simbolo che nella vita gli ha dato più blasone. Tipico di lui. Attaccato agli stereotipi come era: macchina grossa, la segretaria amante, la casa in centro, due governanti e la polemica gratuita verso chi non capisce. Anche adesso che non c’è più mi ha complicato la vita. Come quando mi ha costretta a scegliere Cecilia in solitudine. Tutto sommato utile.
Un sogno così vero non l’avevo mai fatto. Un romanzo intero che mi ha lasciata addosso i vecchi dubbi di una volta. Il fardello di Enrico pensavo di essermelo scrollata di dosso da un bel pezzo, ed invece mi salta in spalla nei sogni. Lui insieme all’allegra compagnia da soap opera che si era costruito intorno: Diego, Tanja, Catalani e Tommasina.
L’altra sera mi ero svegliata sudata e seccata che la mia rivincita sulle carogne del periodo che Maurizio chiama “Età dell’Enrico” non avesse avuto fine. La piccola gridava perché Maurizio perde la pazienza troppo velocemente, poi si è scusato, ma intanto i vicini avevano capito chi le controllava i compiti, perché durante i miei turni alzo io la voce e nei suoi turni alza la voce Cecilia. Oltre, con la fantasia, i due non mi hanno lasciato andare e se tradire col pensiero è peccato è stato un bene. Talmente realistico e vero che il giorno dopo pensavo fosse un segno del mio malessere privato. Come direbbe l’ultima pagina di una rivista. Quindi un giudizio senza importanza perché nessuno arriva all’ultima pagina dalla parrucchiera.
E’ stato tirando fuori il libro dentro di me che ho realizzato come i piccoli particolari avevano importanza. L’impronta di chi era presente nel sogno senza mai farsi vedere. L’importanza di chi c’è quando apro gli occhi. L’importanza dell’ultima pagina di un bel libro. Le mani curate del barbone erano le mani di Maurizio, il cane era lo stesso che ha appeso per rendere il monolocale meno triste e la canzone di De Andrè, il pezzo che più gli piace, che faceva pensare tutte le teste vuote presenti. Si la canzone sulla morte poeta. Presente senza mai farsi vedere. Ma la cosa più tagliente era la voce del Diego nel sogno, uguale per tono ed espressioni al Maurizio della vita.
Che sogno! Diego povero e perdutamente innamorato di me, Tommasina silenziosa e lavoratrice, Tanja fuori dalle scatole e Catalani con un lavoro vero. Non riesco neanche a guardarli in faccia, se mi metto a ridere durante la lettura di un testamento… non ci voglio pensare. A quel sogno ho messo la parola fine.

 

 

FINE

 

Scritto da: Nicola



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  1. #1 di Signora il 5 febbraio 2008 - 17:19

    Strano ed intrigante il tuo rimettere in discussione tutti i precedenti capitoli!  E ottimo lo stile.

  2. #2 di Monica il 6 febbraio 2008 - 16:54

    Dunque…
    "Una settimana dall\’arrivo della busta di carta, LAVORATA PER SEMBRARE VECCHIA…"
    …questa frase mi ha dato molto da pensare, e mi ha forse fuorviato.
    Sarò tarda di comprendonio, prosaica e pratica all\’estremo, ma lì per lì ho pensato che Enrico avesse fatto a Manuela uno scherzaccio di cattivo gusto, e che in realtà fosse ancora vivo!!!
    Poi però ho creduto di capire che così non era, e che infine Manuela, dopo aver molto riflettuto, sognato, analizzato, abbia infine giudicato tutta la situazione come assurda, e dunque ha deciso di mettercelo lei, il buon senso…
    Il tuo stile è ottimo, anche se quando esponi i passaggi relativi ai sentimenti le tue associazioni di idee (secondo me) sono talmente rapide e sintetiche che talvolta mi sfuggono, e devo tornare indietro a rileggerle bene…
    …ma non fare caso a me. Come ti dicevo non sono una persona molto pratica di sfumature sentimentali…
    Ciao!  🙂
     

  3. #3 di Martina il 8 febbraio 2008 - 18:59

    Nicola
    non appena ho letto il tuo capitolo mi sono piombata nel tuo blog per farti un sacco di complimenti e per dirti che entrambi avevamo scelto la via dei sogni…
    poi mi sono bloccata pensando…
    e se ci fosse qualcun altro ke ha preso la stessa via?
    allora son tornata indietro e li ho riletti tutti…quindi il mio commento è s tato cancellato.
    ERa molto bello. Al di là di tutto concordo con Ross…strano e intrigante.
    scritto molto bene.
    Brava foxy ad analizzare i romanzi punto per punto!
    che memoria!!
    è proprio una maestrina!
    🙂
     

  4. #4 di Glitterlady il 10 febbraio 2008 - 00:28

    Sono molto attirata dai colpi di scena… il tuo nè è un esempio: seguiamo un filo, e poi viene completamente cambiato! Ed è affascinante, perchè non ci si annoia!
     

  5. #5 di Giulia il 10 febbraio 2008 - 10:43

    Non ho potuto seguire come avrei voluto tutto il romanzo ho partecipato a qualche capitolo, e adesso mi sto rileggendo i finali…
    Indipendentemente dal fatto che non ci capisco tutto voglio farti i complimenti per lo stile asciutto , incalzante, da giornalista direi, se non temessi di offenderti..
    bravo…
    non so se tornerò dopo aver completato tutti i filoni ma credo di aver già detto tutto.

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