AMORE E DENARO



leggi il capitolo precedente: IL PERCHE’ DELLE COSE


 



“Commissario Catalani? Manuela Danzuso. Ho bisogno di vederla, qui a casa del  Prof. De Donato. Sì, è urgente. Forse abbiamo trovato delle prove dell’omicidio di Enrico”.
Sentìi un click quasi immediato e 15 minuti dopo lo scampanellio del videocitofono annunciò il suo arrivo.
“Allora cosa avete trovato?”
“Veramente, è stato Erasmus..”
“chi?!?!”
“il cane… e non mi chieda come ha fatto. Era il cane del prof. De Donato. “
Diego mi guardò, come volesse intervenire, ma poi ritenne che era meglio non confondere ulteriormente le idee al povero commissario.
“venga le faccio strada” e uscimmo in terrazza. “eravamo in salone quando Erasmus è entrato di corsa e aveva in bocca questo” e mostrai il blister al commissario, avendo avuto cura di raccoglierlo con i guanti da cucina ed averlo messo in un sacchetto da freezer. Catalani sgranò gli occhi e poi riconobbe il medicinale.
“abbiamo seguito Erasmus per capire dove lo avesse preso e il cane, precipitatosi in terrazza ha scavato nei vasi. Ecco. Non abbiamo toccato nulla”. Il commissario si avvicino e riconobbe altri 3 blister e 4 scatole in cartone. “Sono Catalani. Sono a casa De Donato. Mandatemi Gianetti e i ragazzi della scientifica. Devono repertare delle prove.”
Rientrammo in casa. Il vento sulla terrazza era gelido, nonostante la giornata fosse leggermente soleggiata. O forse ero io che improvvisamente, mi stavo rendendo conto che Enrico era stato veramente ucciso ed avevo i brividi. Fino a quel momento, nonostante le parole di Diego e i sospetti che Catalani mi aveva comunicato, credevo ancora che fossero solo supposizioni. Ora c’erano le prove. Ma chi avrebbe avuto interesse a liberarsi di Enrico? Chi poteva sapere dell’allergia all’aspirina? Io ne ero totalmente all’oscuro, nonostante gli anni passati con lui… Chi poteva avergliela  somministrata senza essere sospettato di nulla? La risposta era ovvia, persino troppo semplice: la Tommasina. Ma perché seppellire le confezioni ed i blister? Quasi indovinando i miei pensieri, Diego mi prese la mano e sentendo che tremavo andò in camera a prendermi  una  giacca.  Quando vidi  Diego che mi porgeva il cardigan bordeaux di Enrico scoppiai a piangere e corsi in bagno a nascondermi.

Dopo essermi sfogata e sciacquata il viso, tornai nel salone. Diego e Catalani alzarono lo sguardo su di me, simultaneamente. ‘Va meglio ora Manu? Il commissario stava esponendo le sue perplessità sul perché queste prove fossero sepolte nei vasi.’ ‘Già, perché? Perché lasciare queste prove alla luce del sole?’ ‘E’ semplice Manu’ riprese Diego ‘evidentemente chi ha lentamente somministrato l’aspirina ad Enrico sapeva che io dormivo nel giardinetto e deve anche aver visto che frugavo tra la spazzatura. Aveva paura che io dicessi qualcosa ad Enrico.’
Sì, tutto filava. Forse l’assassino sperava di restare nella casa e recuperare le prove con calma, portandole via indisturbata in un secondo tempo. Ma la fretta del Notaio Franchini e la mia di rivedere la casa e viverci non erano state previste. Il Commissario ad un certo punto chiese a Diego ‘e lei dott. De Donato cosa pensa di tutta questa storia?’. Dal tono e dal titolo era evidente che Catalani aveva preso informazioni su di lui.
“ecco io.. “ Diego era titubante, non se la sentiva forse di esporre al commissario la sua teoria per paura di essere preso per visionario, ma sentivo che c’era dell’altro, forse si vergognava di descrivere come e dove aveva vissuto per tutti quei mesi.  Lo guardai e con gli occhi gli feci cenno di parlare, era l’unica soluzione. Solo la polizia poteva svolgere le indagini ed arrivare a scoprire chi aveva ucciso suo fratello.
Diego, preso coraggio, raccontò a Catalani quello che aveva letto nei documenti trovati nella spazzatura, poi si alzo di scatto e corse a prendere il computer  che era avvolto nella giacca logora.

Se non si stesse parlando di omicidio e complotti, sarei scoppiata a ridere solo per  l’espressione che fece Catalani nel vedere il ‘barbone’ armeggiare con l’ultra tecnologico notebook e sorrisi al pensiero che invece Enrico non sarebbe nemmeno stato in grado di accenderlo…
Dopo aver esposto le sue teorie, Diego rimase in silenzio ed entrambi osservammo Catalani.
‘dunque voi mi state dicendo che Enrico De Donato sia stato ucciso da una non meglio precisata organizzazione perché non pronunciasse il suo discorso all’Accademia contro la tecnologia? Ma vi rendete conto che questa storia non sta né in cielo né in terra?’

‘Commissario… mio fratello non aveva nemici’ e alzò lo sguardo a fissarmi ‘chi poteva aver interesse ad ucciderlo allora?’ ma le parole gli rimasero in gola. ‘eh no.. commissario non starà pensando a me vero? Io ho trovato la mia serenità nella vita sulla strada. Non saprei proprio che farmene di questa casa e del suo denaro. Non più ormai. E non pensi neppure a lei. Manu era fuori dalla sua vita da molto tempo.’

Catalani si mise a riflettere sulle sue parole. Ad un tratto suono il citofono:  era la scientifica.
‘commissario, io le ho detto tutto quello che so. Se ci sono impronte sulle prove, riuscirete a trovare il bandolo della matassa!!!’

Mezz’ora dopo la polizia se ne andò e io e Diego rimanemmo seduti  sul divano, senza parlare e senza sfiorarci. Ad un certo punto lui ruppe quel silenzio ‘vuoi che vada via?’ ‘no, ma che dici, è solo che devo riflettere. Sono successe troppe cose e le devo metabolizzare’ ‘ ok, allora che ne dici se preparo qualcosa di caldo? Un caffè o un thè’ ‘sì, grazie. Un caffè’ e mentre Diego scompariva in cucina, cercai la mia borsa ed accesi una sigaretta.  La mia testa brulicava di pensieri.  Diego non avrebbe mai cambiato la sua vita. Lo aveva detto. Ed era sincero. Io, da parte mia, non capivo ancora cosa potessi provare per un uomo così. Ma avevo delle responsabilità: Cecilia e Maurizio. Ora aveva una vita ‘normale’, Maurizio per lei era come un padre. E anche a lui dovevo molto, prima di tutto la serenità che con il suo aiuto ero faticosamente riuscita a costruirmi, passo dopo passo,  dopo che lasciai Enrico. Ricordo la mia fuga, non lasciai solo Enrico, feci terra bruciata dietro di me:  lasciai Roma e il mio lavoro. Ed aspettavo un figlio, e ad Enrico non lo avevo detto.
Quando arrivai a Firenze, ero cosi disperata che penso sarebbe bastato poco per farmi diventare come Diego: un’ombra sulla strada, alla deriva. E invece incontrai Maurizio in un caffè e aveva il volto pulito e sincero. Dopo due ore gli avevo praticamente raccontato la mia vita. E due settimane dopo vivevamo insieme, apparentemente senza legami, ma con un affetto ed un rispetto reciproco che le persone regolarmente sposate da anni  raramente raggiungono.  C’era Maurizio in sala parto con me. C’era lui a tenermi la mano, ad alzarsi la notte quando Cecilia doveva mangiare.

No. La mia vita era quella. Diego è solo la ‘copia’ di Enrico, forse ciò che Enrico non sarebbe mai stato: umano.  E quello che è successo stamattina è stata solo la reazione di due naufraghi  di fronte al ricordo e alla morte di qualcuno che entrambi amavamo. Niente altro. E sarebbe finita lì.

Quando Diego entrò con il vassoio del caffè, avevo preso la mia decisione. ‘Ecco. Ora starai meglio.’ Gli sorrisi e lui mi guardò con fare interrogativo ‘Hai deciso vero? Torni da loro.’
Annuii con la testa. Senza parlare. ‘E’ giusto. E fai bene’. Silenziosamente lasciò la stanza. Poi aprendo  la porta di ingresso mi disse  ‘comunque se hai bisogno di me, sono di sotto.’
 Era tornato a casa. Quella strada che aveva scelto come casa.

 

Il suono del telefono mi riscosse dal dormiveglia. La testa mi scoppiava e ogni squillo era un ago che si piantava nel cervello.  Feci fatica a ricordare il perché fossi ancora vestita e sul divano. Guardai l’ora: le 8,45.  Raggiunsi barcollando lo scrittoio di Enrico e sollevai il ricevitore.
‘Signora Danzuso, Catalani. L’ho svegliata per caso?’ ‘no, commissario, non si preoccupi. Ha novità?’
‘Beh sì, diciamo buone e cattive. Le buone sono che sui reperti ci sono delle impronte chiarissime e sono state identificate. Le cattive è che appartengono alla governante, la quale sostiene di aver maneggiato le medicine sì, ma nel mobiletto del bagno. Comunque stiamo continuando ad interrogarla.’

Lo sapevo. Sapevo che quella donna aveva qualcosa di strano e di torvo. Da subito non mi era piaciuta. E ora chissà con chi era in combutta. Beh, almeno per ora non la dovrò incontrare.
Rincuorata dalle notizie e soprattutto dalla celerità del commissario nell’indagine e nel tenermi informata, entrai in cucina per farmi un caffè. Una doccia veloce e due passi mi faranno bene.
Dieci minuti dopo attraversando il giardino cercai con lo sguardo Diego, ma non lo vidi. Non mi preoccupai  più di tanto e uscii in strada. Quasi all’angolo con Piazza del Popolo entrai nel vecchio caffè e presi un cappuccino con il classico maritozzo. Roma si stava svegliando un po’ sorniona sotto un cielo azzurro intenso, trafitto dalla luce di un sole già caldo nonostante la stagione. Rimasi stupita del poco traffico ma poi ricordai che era domenica.  Avevo voglia di camminare, di stancarmi fisicamente e non pensare.  Risalìì via del Corso fino a piazza Colonna e da lì mi sorpresi a deviare verso i vicoli storici che portano a Sant’Ignazio e al Pantheon.  Davanti all’antica bottega di falegnameria, vidi il Pinocchio in vetrina che pedalava sulla sua biciclettina di legno lucido. D’istinto entrai e cercai qualcosa per Cecilia.

Felice con i miei pacchetti, mi confusi con i turisti a piazza Navona: questa era la Roma che ricordavo. Ma oggi non la sentivo mia. Mi sentivo anche io una ‘turista’. Istintivamente la mano andò alla tasca e presi il cellulare.
‘ciao Mau… come stai? Sì, sto bene. Ci sono delle complicazioni ma poi ti spiego tutto a voce.  Cecilia come sta? No, hai fatto benissimo. Mandarla con Luca e Giovanna  ed i cuginetti è stata un’ottima idea.  Penso di rientrare verso giovedì. Comunque ti chiamo stasera quando torna la bimba così la saluto. Un bacio’
Ora mi sentivo leggera. E più forte. Presi un taxi e diedi l’indirizzo del commissariato: volevo sentire gli sviluppi dalla viva voce di Catalani.
‘Signora al momento il commissario è impegnato. Gli ho detto che è qui e mi ha pregato di farla attendere.’
Mi sedetti paziente. Non so quanto tempo esattamente passò. Un’ora, forse due.  Senti il classico fischiettare e mi girai. Catalani mi accolse con un sorriso ‘è da sola? E il dott. De Donato?’ ‘Non so dove sia. Stamani quando sono scesa lui non c’era. ‘ ‘Ok. Ho bisogno di parlare anche con lui. Mando una volante a prenderlo’.

Perché voleva che anche Diego fosse presente? La mia curiosità stava rasentando l’ansia. Finalmente Diego con la sua giacca logora entro accompagnato da due poliziotti. ‘Ciao. Ti ho cercata stamani ma tu eri già uscita evidentemente. Stamattina presto sono andato al Verano a parlare con mio fratello, e quando sono tornato tu non c’eri. Volevo parlare con Enrico, dirgli che in fondo lo avevo perdonato. Portarmi via Tanja è forse stato un gesto per proteggermi. Lui aveva capito chi fosse quella donna. Lui poteva usarla. Io mi sarei fatto troppo male. E se me lo avesse detto, non gli avrei creduto. ‘  D’istinto gli accarezzai il volto segnato e rigato dalle lacrime. Lui non fermò la mia mano, la prese e la baciò dolcemente.

 

 

‘ah. E’ arrivato finalmente. Venite nel mio ufficio’.
‘dunque, innanzitutto è arrivato il referto del medico legale che conferma che suo fratello è morto per emorragie interne causate dall’abuso di acido acetilsalicilico. Comunque data la dose minima presente nel sangue e nei tessuti, il medico sostiene che l’assunzione durava da oltre 6 o addirittura 9 mesi.’
Diego mi guardò allarmato ‘ma non è possibile, mio fratello è stato invitato a tenere la lectio magistralis meno di 3 mesi fa!’
‘appunto’ intervenne Catalani ‘il che fa decadere la sua teoria del complotto delle aziende ITT!!! Smettiamola di leggere troppi libri gialli!’.
‘e allora?’ intervenni io ‘chi aveva interesse ad uccidere Enrico e perché?’
‘forse è meglio partire prima dal movente: amore e denaro. Puoi girare quanto vuoi, ma tutto gira sempre attorno a questi due moventi. E la signora Tommasina era innamorata del professore.’
‘la Tommasina??’ avevo alzato il tono della voce, quasi fossi una moglie gelosa.
‘Sì. Sostiene addirittura che fosse ricambiata. Ma la relazione durò poco.  De Donato aveva anche cercato di liberarsi di lei dietro la corresponsione di una cospicua somma in denaro, ma lei rifiutò e rimase al suo servizio come governante. Come se tra loro non fosse successo nulla.’
L’idea di Enrico con la Tommasina era proprio una cosa  fuori dal mio ordine di idee.
Forse la Tommasina aveva mentito, magari era la solita storia a senso unico..
‘Comunque una sera il professore arrivò a casa ed era di cattivo umore. Aveva portato degli esami appena ritirati. La  Tommasina aggiunse del sonnifero nella sua tisana e mentre lui dormiva lesse i referti. E lesse soprattutto un’etichetta sull’intestazione: soggetto allergico all’aspirina. Decise quindi di indebolirlo nel corpo con piccole dosi di aspirina giornaliere, nella speranza che lui avesse sempre più bisogno di lei. Ha anche ammesso di aver sepolto nei vasi i blister e le confezioni proprio per la sua presenza, Dott. De Donato,  nel giardino del palazzo. L’aveva sorpreso varie volte a frugare nella spazzatura e non voleva insospettirla. Alcune volte ha portato via la spazzatura mentre tornava a casa, ma era troppo rischioso perché saliva in autobus proprio di fronte al palazzo e non sarebbe stato ‘igienico’ viaggiare con l’immondizia. Ah, dimenticavo. A casa sua abbiamo anche trovato la bozza di un testamento che cercò inutilmente di far firmare al professore. Ma De Donato non ci cascò. Anzi minacciò di denunciarla. Tommasina, si vide quindi costretta ad accelerare i tempi, aumentando la dose. Finchè quella mattina di settembre arrivando a casa lo trovò morto in bagno. Tutto era sfumato. Avvisò il 118 e poi il resto lo conoscete. ‘

Io e Diego ci guardammo. Sì, avevamo proprio sbagliato nel giudicare la Tommasina come semplice esecutrice. Era anche la mente di questo piano criminoso.

Ci congedammo da Catalani e lo ringraziammo per la rapida soluzione del caso.
‘Vieni a casa con me? Potresti dormire nella camera degli ospiti. ‘
‘No Manu. La mia vita è la strada e tu devi pensare alla tua vita. Devi scegliere tra amore e denaro’.

Il sole al tramonto dava dei riflessi dorati ai suoi occhi. La barba un po’ ispida lo faceva assomigliare ad un attore…  Lo guardai e con voce ferma gli risposi…
‘sai già la mia risposta. E’ amore. Sempre e solo per amore.’

Ci separammo davanti al commissariato. Vagabondai per le strade senza una meta finchè non mi ritrovai alla Barcaccia. Uno sguardo a Trinità dei Monti, come a voler salutare quei posti che mi avevano vista felice tanto tempo fa. Una vita fa.
Presi il cellulare ‘ciao amore. E’ tutto a posto. Stasera preparo la valigia e domani, prima di mezzogiorno, sono a Firenze. Ho voglia di abbracciarti’ e quel suo  ‘anche io e non vedo l’ora’  mi fece salire le lacrime agli occhi.

Addio Roma. Addio Enrico. Ora la nostra storia è veramente finita.

 


FINE

 


 

Scritto da: Signora dei Sogni



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  1. #1 di Monica il 5 febbraio 2008 - 09:36

    Dicevo… io non me la sono sentita di terminare questo ramo del romanzo, pur avendone scritto il sesto capitolo, per tre motivi: primo, l’esecutore del delitto ormai era già individuato, ma il movente era ancora terribilmente in alto mare; secondo, c’era quel possibile movente accademico terribilmente ricorrente nei capitoli precedenti, che mi metteva in difficoltà… per spiegarlo ci sarebbero voluti fiumi d’inchiostro, e ne sarebbe venuta fuori una cosa inverosimile; terzo, avevo già tentato di bollare come improbabile una storia d’amore tra Manuela e Diego, ma l’avevo vista tornare prepotentemente alla ribalta nel settimo capitolo, e non mi sembrava corretto da parte mia intervenire a sopprimerla una seconda volta. Se proprio colpo di fulmine doveva essere, io propendevo per Manuela e il commissario…
    Leggendo il tuo capitolo, mi sono resa conto che ho fatto bene a non tentare di scriverlo io, perché davvero non avrei saputo fare di meglio.
    Il solido buon senso di Catalani, unito ad una geniale prova concreta, ha fatto piazza pulita del movente ingombrante; individuare la Tommasina come “mente” del delitto è stato un colpo di genio, ed ha eliminato strane complicazioni (anche Tanja, effettivamente, sarebbe stata ingombrante); il povero Maurizio ha infine ricevuto il trattamento più logico, alla fine di un periodo movimentato che aveva confuso le idee a Manuela.
    Il tutto scritto con un ottimo stile, e piacevolissimo da leggere.
    E’ stata la conclusione perfetta.
    Complimenti!!!

  2. #2 di I ragazzi della 3°E il 5 febbraio 2008 - 16:52

    Aldilà del fatto che è crudele rigettare nella spazzatura un uomo faticosamente riemerso da essa…
    povero Diego…:-(
     
    Posto che l\’idea del complotto non era poi così peregrina…
    i Servizi l\’hanno fatta franca di nuovo…;-)
     
    Il tuo ultimo capitolo è di piacevole lettura e ben congegnato.
    Non era facile scrivere la parola: FINE.

  3. #3 di Signora il 5 febbraio 2008 - 17:17

    @Foxylady
    Innanzitutto grazie dei complimenti sullo stile e la sua scorrevolezza. In fondo sono anche queste doti importanti in uno scritto.
     
    Beh a dire il vero, pensa che a me la prosecuzione di questo ramo è sembrata la più semplice!!!
    I vari personaggi introdotti nell\’altro, l\’assassinio nella chiesa, il detective e la bambina con gli aereoplanini devo dire che mi avevano messo in seria difficoltà!  E pensare che con il mio secondo capitolo volevo portare tutti su un thriller di fantapolitica, ma nessuno ha abboccato! e infatti la tua idea della love story con il commissario l\’avevo anche io… Trovando le prove del \’delitto\’ Manuela avrebbe trovato un commissario d\’assalto e poi…  Ma Filippo mi ha tarpato le ali e come vedi… si finisce poi col cambiare idea… Considera anche che io sono stata una \’romanzicida\’ nel quarto capitolo… ;-)) 
     
    @I ragazzi della IIIE
    Grazie … troppo buoni… e sono felice che sia stata una lettura scorrevole e piacevole.
    Ma prima di tutto, non ho \’ricacciato\’ un uomo nella strada… non erano le circostanze avverse ad averlo portato sulla strata, era stata una sua decisione, e diciamo che anche lui non era poi così convinto nel tornare ad indossare gli abiti borghesi… Se lo avessi fatto tornare alla vita dorata di prima, ne avrei fatto un emerito bugiardo, visto che a Manu lui aveva detto di stare bene così come stava!
     
    D\’accordo con voi che l\’idea del complotto non era peregrina, tutt\’altro (io ne avevo abbozzata una con gli omicidi seriali..) ma nel capitolo precedente l\’argomento si era arenato, ci sarebbe voluto qualche accenno di più per poter continuare. Avrei dovuto scrivere tre capitoli lunghissimi per orchestrare la storia e alla fine avrei annoiato i lettori.
    E, poi, francamente, ce la vedete la Tommasina quale pedina di un non meglio identificato James Gardner della NSA? io no… ;-))
     
    Ora con calma leggerò anche voi!
     
    E sono d\’accordo con Foxylady: è stata un\’esperienza molto bella. Non so se ripetendola riusciremmo a provare le stesse emozioni, ma di sicuro miglioreremo tutti l\’interfaccia tra di noi!
     
    Grazie ancora ed un abbraccio

  4. #4 di marilù il 6 febbraio 2008 - 23:54

    Rossa io non sarei riuscita a terminarlo. Sei stata braverrima!!!

  5. #5 di Martina il 8 febbraio 2008 - 16:30

    dunque…eccomi.
    ho scoperto da poco questa cosa dei messaggi e inizio pure io…
    dunque…
    Naturlamente questo filone è quello che mi sta più a cuore perchè lo sento un po\’ mio…io ho creato Diego e io lo dovevo distruggere:@:@ hihihhihi invece non ho potuto!!
    Volendo bastava mettere la F e sarebbe andata bene lo stesso. Ma come avevo scritto a Bruno io non avrei mai messo la Effe se non nella necessità…
    Quindi ho lasciato aperto lo spiraglio dei servizi segreti perchè io come dice foxylady non sarei stata in grado di proseguirlo.
    Tutta la trama differentemente dall altro libro era abbastanza assestata e quindi avevo lasciato lo spazio perchè "qualcuno" mi facesse capire di più sta cosa dei servizi segreti…(poi questo qualcUNO ha fatto una citazione di troppo ed è stato tarpato!)
    L idea era di fatto di incolpare Tommasina innamorata incorrisposta da Enrico…e inzigata da tanja e i servizi segreti era stata la mano che aveva aiutato Enrico ad andare all altro mondo…
    Nel mio immaginario, quando Tommasina buttava nell immondizia i blister automaticamente ERasmus li andava a riprendere e sotterrare nelle piante del terrazzo…quindi è s tato bello scoprire un\’ alternativa credibile come la tua.
    Il romanzo mi si è sciolto da le dita … veramente scorrevole…
    inoltre tutte le Gine come me si aspettavano che Manuela si lanciasse verso l infinito…e oltreeeee….ovvero Diego…
    e invece niettttttttt
    tutte le gine hanno dovuto ravvedersi da beautifull e seguire la retta via con Maurizio…sig!
    Finale nettamente non scontato!
    Brava
    non mi sarei aspettata di meglio!
     

  6. #6 di Giulia il 9 febbraio 2008 - 18:03

    Purtroppo per i soliti motivi (problemi di salute ancora per mio marito, e anche per me, non sono stata troppo presente, e a volte non riuscivo neppure a trovare un cactus di idea.
    Mi sono persa qualche lettura, ma vedrò di rimediare con il tempo, tanto i nostri capolavori qui stanno e qui restano.
    A te bravissima per il finale, molto ben scritto ( ma chi ne dubitava?)
    E ancora Purtroppo non sono riuscita a seguire Martina quando giocava ad indovinare gli autori…ero out.. difficilmente riuscivo a mettere insieme le idee.. beh.. diciamo che vi siete fatti tutti onore!
     
    A me, frulla una mezza idea per la capocia.. se continua questo stato di grazia, fra un paio di mesi te ne parlo…
    Per ora complimenti ancora

  7. #7 di Glitterlady il 10 febbraio 2008 - 00:37

    Era una cosa a cui non avevo pensato, la tommasina innamorata… è per certi versi oltre che originale, divertente!
    Complimenti!

  8. #8 di Martina il 12 febbraio 2008 - 16:38

    come sarebbe VEnerdì me lo spieghi??
    e da Milano quando ci passi:@
    🙂

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