Fotogrammi



leggi il capitolo precedente: Lei


 

Sul tavolo, sparpagliato, si riversa il contenuto della borsa di Tommasina.
“Paolo? Ti rinnovo la domanda: hai ucciso tu Tommasina?”
Paolo/Pamela, l’investigatore, il Fregoli del travestimento, uomo/donna che sia, non si scompone,
stravaccato sulla poltrona, il capo leggermente reclinato.
“No! Non sono stato io! E’ stata Pamela” sentenzia beffardo.
“Senti, ispettore Colombo dei miei stivali” lo incalzo con inusitata determinazione mista a fastidio”non fare giochetti con me che non ti conviene! Già odio per conto mio gli investigatori, gli ispettori, i detective, le spie, gli agenti, i commissari, insomma, tutti quelli che si fanno padellate di cazzi altrui in nome della sacra ricerca della verità, per cui, se sei stato tu, già dovresti essere andato a costituirti, se ancora non sei andato alla polizia vacci, ma a me non dire niente, se non sei stato tu…chissenefrega…non mi dire niente lo stesso…mi state urtando tutti sui nervi, tu e le tue pagliacciate, quella cornacchia della Tommasina, il commissario Cutrona e tutto il parentado…”
Ero sfasata, cominciavo ad averne abbastanza di questo intrigo, io volevo vivere o rivivere una storia d’amore, interrotta tanti anni fa  e ora riaffiorata, sull’onda dolce dei ricordi, non volevo cacciarmi in un noir né tantomeno immedesimarmi in un thriller.
Enrico era morto: pace. La casa me l’aveva lasciata: aripace. Volevo riprendermi la scena. Basta! Troppe comparse che mi ronzavano intorno…fuori dalle palle…
Accompagnai Paolo/Pamela alla porta con cortesia ma con risolutezza e mentre lui farfugliava ancora qualcosa, feci in modo che il suo naso assaggiasse la superficie fredda del portoncino, amen.

Ora c’ero solo io e quei disegni sparsi sul tavolo. C’era stato l’incontro fortuito di un signore di cinquant’anni, un cattedratico, un luminare con una ragazzina di dieci anni, un angelo senza connotati, orfana dei suoni e delle parole, una piccola sirena.

Ecco l’evento che aveva sconvolto la vita ad Enrico, nulla di enigmatico, di passionale o di cialtronesco, nulla che avesse a che fare con i complotti, i raggiri finanziari o le frodi delle multinazionali, ma la scoperta improvvisa eppure così sublime dell’innocenza, della purezza, del candore. Qualcosa che lo aveva riportato agli albori, all’origine delle cose, qualcosa che gli aveva fatto capire quanto siamo stupidi, meschini, superficiali a questo mondo; non ce ne rendiamo conto eppure, lentamente ma inesorabilmente, ci trasformiamo da cerbiatto in iena, da sorgente in fogna, da persona in cliché.

Era così? Non era così? Mi piaceva pensare che era così! E che Enrico, con le sue certezze e con le sue stranezze, con i suoi indizi e con i suoi enigmi, con la sua vita e con la sua morte, era proprio qui che mi voleva portare: di fronte a questo tavolo cosparso di disegni infantili.

Erano contrassegnati tutti da una data (aggiunta successivamente si direbbe, la calligrafia non era quella delle altre parti scritte) avevano un titolo ed erano fatti con disegni elementari (di una bambina di dieci anni) alcuni con la descrizione dei personaggi e con le nuvolette, sotto ad ogni foglio c’era un commento di Enrico, vergato di suo pugno. Immaginavo che erano quelli recuperati da lui quando Maria lanciava questi aeroplanini fatti di sogno e di poesia. Era la sua risposta creativa al traffico insulso di sms e di mail, di mms e di chat che lui tanto aborriva, era il suo originale e personalissimo de profundis per le tanto odiate trappole tecnologiche.

Ne presi qualcuno e lo scrutai attentamente.

 

20 maggio 2007.  Il  mio Profesore.
Il disegno rappresenta un terrazzo (presumo quello di Enrico, dirimpettaio della piccola Maria) con un uomo, appoggiato alla balaustra, che piange di lacrimoni grossi e tondi che vanno a formare una pozza sul marciapiede ancora più grossa e ancora più rotonda.
Nuvoletta: § CHI HA FATTO PIANGERE IL MIO POFESSORE? LA STREGA CATTIVA? §
Commento di Enrico: “Piccolo, tenero angelo, solo tu ti sei accorta, non parli ma vedi, vedi quello che gli altri neanche percepiscono; il mio amore mi ha lasciato, mi manca, sono stato ingrato con lei, voleva un tenero angelo anche lei e io gliel’ho negato, per questo devo soltanto morire; per favore, piccola stella, aiutami a ridiventare bambino e a riacciambellarmi nel ventre materno.”

4 agosto 2007. Il Professore dà una festa.
Nel disegno si vede, in primo piano, fuori la terrazza, Enrico che si sbraccia faccia al cielo, davanti a lui una vecchina, bassa e tonda, tutta vestita di nero, che tende verso il professore un foglio e una penna (ma è Tommasina!) e, sullo sfondo, davanti ai rettangoloni delle grandi portefinestre, tutte figurine che si agitano: giovani con le t-shirt, anziani con cravatte e cartelle, due camerieri dietro a un ricco buffet e un donnone grosso e tutto nero che fissa da lontano Enrico e Tommasina. Il disegno è completato da tutta una serie di bollicine (bollicione direi!) con disegnati dentro bacetti, sorrisi, occhiolini, manine.
Nuvoletta: § POFESSORE TI FANNO ARABIARE ANCHE OGGI §
Commento di Enrico: “Maria, hai visto anche tu! Proprio oggi che compio cinquant’anni la mia stupida governante e chi gli sta dietro mi vogliono far fare cose che io non voglio. Non voglio rifare un testamento, ne ho fatto uno di nascosto a favore della sempre mia adorata Manu e se le cose andranno come devono andare adesso la mia Manu sta leggendo queste parole. Grazie per le bollicine.”

3 settembre 2007. Il Pofessore e i libri.
In questo disegno c’è Enrico sul terrazzo con tante pile di libri intorno e lui è intento a strappare le pagine, il terrazzo ne è pieno come anche tutto il disegno, sembrano fiocchi di neve che cadono lievi.
Nuvoletta: § GRAZIE PROFESSORE CHE BELLO LA NEVE A SETTEMBE §
Commento di Enrico: “Cara Maria questa nevicata di letterine è tutta per te, da oggi non scriverò più, questo è il mio modo di salutare le abcdefghilmnopqrstuvz, di guardare il mondo con altri occhi: le A, M, N vette da scalare, le U, O, Q, C, D giacigli su cui cullarsi, le E, F, H, T scale da salire, le S, Z curve da affrontare. Dolce Maria hai ragione, occhi nuovi ci vogliono, solo tu me lo potevi far capire, piccolo angelo dalle orecchie di cartone e dalla lingua di cristallo.”   

29 settembre 2007. Il Professore sta male.
Questo disegno è molto scarno, c’è Enrico trascinato via, dal terrazzo in dentro verso il salone, è seminudo, ha solo le mutande, due sagome lo tirano per le braccia, una vecchina e un donnone (si direbbero Tommasina e Paolo/Pamela!).
Nuvoletta: § AIUTO AIUTO IL POFESSORE STA MALE §

Qui non c’è commento di Enrico! Diamine, ci credo! Ma è il giorno che è morto, o meglio, è il giorno che lo hanno ucciso!  Tutto come prevedeva! Maria avrà lanciato, come al solito, il suo aeroplanino fatato, e Tommasina, che ormai aveva capito, sarà andata a recuperarlo e poi si è dimenticata o non ha fatto in tempo a disfarsene ed eccolo qua, il fotogramma che inchioda gli assassini, a me questo basta!

Ormai mi era tutto chiaro ma, all’improvviso, una forza istintiva mi scaraventò fuori il terrazzo perché percepivo la presenza di Maria. Guardai il suo terrazzo, non c’era, anonimo come tanti. Stavo per ritirarmi quando, con la coda dell’occhio, scorsi al portone di fronte una bambina con il cappottino rosso e i lunghi capelli neri che le correvano lungo le spalle a cascata. Era Maria, ne ero certa. “Mariaaaa…Mariaaaa” gridai, ma la bambina s’incamminò lungo il marciapiede senza voltarsi. “Stupida Manu…” mi dissi, ma è sordomuta, non può sentirmi, allora corsi verso le scale, la dovevo assolutamente raggiungere, ci dovevo assolutamente parlare, “ma come?…” riflettei mentre mi rotolavo giù per le scale come una palla impazzita, il modo l’avrei trovato, non c’era dubbio, ora dovevo solo raggiungere la piccola Maria.

 

  

Scritto da: Uno dei Ragazzi della III E


leggi il capitolo successivo: Se ripercorri i miei passi… cadrai…


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  1. #1 di Martina il 8 febbraio 2008 - 16:55

    mi sarei giocata la casa ke nn l avevi scritto tu:S

  2. #2 di ariel il 11 febbraio 2008 - 15:39

    …io ci ho sperato…ed al di la\’dell\’inevitabile sospetto di piaggeria…dico che le parole usate per descrivere Maria
    sono le mie nel cuore..meglio espresse…da te.ri grazie..ciao!:-))

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