Messaggi



leggi il capitolo precedente: Congetture


 


“E’ questo il punto. Non ricordo bene cosa manchi di preciso. Sono sicura che la maggior parte delle foto sia qua  così come sono sicura che ne manchino diverse. Non mi sono ancora arresa a perdere Mauro così vorrei vederle bruciare tutte.
 Manuela ho la testa come in un frullatore e sono veramente stanca. Appena arrivata da Milano mi sono precipitata qui e ora con tutte queste novità ti devo confessare che non ne posso più. In ogni caso il numero di telefono lo so, se per caso dovesse venirmi in mente qualcosa ti chiamo. Penso che rimarrò qui una settimana, ho intenzione di salutare alcuni vecchi amici con cui sono rimasta in contatto.
Ti lascio il mio numero di cellulare nel caso ti venga in mente qualcosa, o che so magari trovi le altre foto o qualsiasi particolare tu voglia chiarire, ti prego chiama.
Se pur irresoluta sono anche intuitiva e tu sei una bella persona,  Manuela”.
Detto questo Silvia si  alza e scappa via lasciandomi sola e ancor più pensierosa.

Se la sua testa è  in un frullatore a me pare di averla completamente scollegata.
Sollevo il ricevitore ed al suono familiare della voce sospiro.
“ Ciao… Tutto bene? Sì diciamo che le cose non stanno andando proprio lisce come pensavo. Ci sono alcuni aspetti che vanno chiariti….Dai Maurizio non è adesso il momento di urtarmi il sistema nervoso…Lo sapevi che questa cosa avrebbe previsto del tempo…Ma fammi il piacere che divertimento? …Tu  piuttosto, quando sarai di ritorno a Roma?…Bene spero che qui si risolva al più presto così poi penseremo alla decisione finale. Quella naturalmente la prenderemo insieme dopo che avrai visto la casa…Va bene. Ciao…Idem.”
Ancora non me la sento di affrontare l’ argomento Enrico,  tanto meno ho intenzione di dirgli  che non andrò da  mia cugina a dormire.

Mi avvicino all’angolo della musica e vividi i ricordi mi assalgono.
Il vecchio giradischi era una delle poche cose di cui Enrico andava fiero e i suoi preziosi ‘vinile’ erano intoccabili. Se pur la casa è provvista di ogni sorta di apparecchio moderno Enrico continuava a pensarla alla vecchia maniera. Diceva sempre che un disco che merita va ascoltato solo su vinile.  Il solito pignolo penso mentre sbuffando sollevo il coperchio.
Sorpresa. Un disco è già nel piatto e quindi pigramente sollevo la puntina e lo lascio suonare.
‘James Taylor’ cosa potevo aspettarmi da Enrico? Non certo gli Articolo 31.
Sprofondata in poltrona, finalmente posso concedermi cinque minuti di relax.
Ripenso al dialogo avuto con Silvia. ‘Cerchiobottismo e Senescenza’. Posso immaginare perfettamente come se la sia presa Enrico nel ricevere quella critica. Ricordo che un giorno parlammo dei suoi trascorsi politici e come al solito finimmo per discutere.
Nel mondo della politica  è impossibile barricarsi solo dalla propria parte perché a volte nel loro piccolo anche le persone che non sono ideologicamente vicine possono avere delle idee buone”, sosteneva in sua difesa.

Assorta nei pensieri  le note di   ‘you’ve got a friend’ catturano la mia attenzione: ‘ autunno, inverno, primavera, estate e tutte le volte che avrai bisogno, chiamami, hai un amico’.
Enrico mi lanciava dei messaggi subliminali ed io non riuscivo coglierli?

Mi alzo di scatto e mi porto verso il bagno decisa a fare una doccia,  il  sistema nervoso è off limits e non ho nessuna intenzione di cedere proprio adesso. Programmo il miscelatore a 37gradi e lascio correre l’ acqua nella doccia mentre mi spoglio. L’ acqua calda è una sensazione piacevolissima sul mio corpo, faccio un uso spropositato di sali marini per lo scrub, come a volermi strappare la pelle e con lei tutta l’ansia di quella serata. L’ idromassaggio è un toccasana  e finalmente non penso più a nulla.

Esco con riluttanza da quella delizia e chino il capo per torcere i capelli nell’ asciugamano in un turbante, sollevo la testa e mi dirigo verso la specchiera. Un brivido di paura corre lungo la schiena mentre leggo bene le parole scritte con un dito che il vapore ha fatto apparire nello specchio. “AIUTO.  DIARIO. VANO.”
Sto tremando come una foglia. Riesco a malapena ad indossare l’ accappatoio.
Intanto il campanello alla porta continua a suonare. Sussulto dallo spavento e al tempo stesso sospiro di sollievo. Qualsiasi mal intenzionato non avrebbe perso tempo a suonare. Mi avvicino alla porta e quando chiedo chi è ho già scorto il viso trafelato di Silvia nello spioncino.
“Silvia vuoi farmi prendere un colpo?” Apro la porta, la afferro per un braccio e la attiro in casa. Richiudo al volo con tutte le mandate che la serratura mi concede, inoltre inserisco subito l’antifurto. “Che succede? A quest’ ora ti facevo già bella che addormentata?” le domando e intanto continuo a tenerla per un braccio e la conduco verso il bagno.
Nel momento in cui vede la scritta nello specchio d’ istinto mi afferra la mano e la stringe forte.
“ Caz-zo” si interrompe al volo scusandosi. Posso ben immaginare la reazione visto che io stessa ne sono rimasta sconvolta.

Ci precipitiamo in  salotto. I bianchi divani immacolati e le poltrone vengono passati al radar in ogni angolo, apriamo il divano e la poltrona letto ed esploriamo tra le reti in doghe, niente, come pure niente aprendo ogni cerniera possibile.
Tra i divani non c’è nemmeno l’ombra di un diario, documenti, foto o che dir si voglia. E’ tutto perfettamente in ordine.
Ci stendiamo stravolte sui letti rimasti aperti  con le teste rivolte al soffitto in attesa, sperando in un illuminazione improvvisa.
Niente.
Così solo in quel momento ricordo di domandarle il motivo per cui era ritornata indietro tutta agitata.
“Ho provato a chiamarti ma il telefono dava libero, non rispondeva nessuno e mi sono preoccupata”.
“Mi spiace,  ero sotto la doccia”.
“Ho rammentato le fotografie che mancano all’appello.  Sono quelle scattate così per caso al  tavolino nel bar dell’ università. Foto in cui apparivo sempre uguale. Ricordo che mentre le osservavo avevo la sensazione di guardarmi in uno specchio distorto come se ci fosse una nota stonata, un qualcosa che non andava d’accordo con il contesto.”
“ In che senso Silvia, pensaci. Ormai sappiamo entrambe che qui c’è sotto qualcosa di tosto…ma non riesco a mettere insieme i tasselli.”
“Stavo pensando”- prosegue –  “ che se Enrico le ha nascoste tutte lì, chi le ha sottratte ha voluto scientemente farti ritrovare solo queste. Perché? Forse questo qualcuno dava per scontato che noi non ci saremmo mai incontrate, o forse sperava che nel momento che tu avessi trovato quel genere di foto presa  dall’ amor proprio te ne saresti andata, magari rinunciando all’eredità?”

Mi rendo conto di essere ancora in accappatoio. Corro a rivestirmi per non rischiare un raffreddore inopportuno. Dalla piccola valigia che ho lasciato nello studio non uscirà, come il coniglio dal cappello, qualcosa che mi renda elegante e bella come lei.  Un jeans e una maglietta Blumarine tanto per non finire nella comoda tuta di ciniglia, il massimo che offre la ditta “Manuela & Co”.
Volto lo sguardo verso il computer e mi viene un idea. Una sottile possibilità, nell’ eventualità che Enrico si sentisse minacciato, che abbia potuto lasciare altre tracce nel computer.
Pigio il bottone dell’ accensione, finisco di vestirmi  e chiamo Silvia.
Non appena vede il PC acceso esclama:
“Che stupida non pensarci prima”.
“Incrociamo le dita intanto, non sappiamo neppure da che parte iniziare” freno il suo entusiasmo. Apro la cartella delle immagini. Smanetto, clicco qua e là ma non vedo niente che faccia al caso nostro. Poi apro la cartella dei documenti e cerco Silvia alla lettera esse. Niente. Subito sotto però alla lettera T la cartella TESI cattura la mia attenzione. Clikko due volte. Ad una, ad una si aprono alcune anteprime più o meno uguali e in ognuna di loro si può intravedere Silvia in primo piano. Poi apro un immagine praticamente bianca.
“E questa che è?” – ci chiediamo ed intanto ruotiamo la testa come per trovare la parte giusta dell’immagine. Poi riconosco due piccoli pomelli a me familiari esclamo: “Il Vano! Il Vano coperte!” la lascio ai suoi click e corro verso il bagno decisa.
Le pareti alte della casa avevano dato modo all’ architetto di giocare con le altezze visto che nulla o quasi si era potuto abbattere. Così che nel disimpegno tra le due camere da letto separate dal bagno, si era creato un controsoffitto con faretti che consentiva sopra un vano per le coperte con accesso da entrambe le camere, bagno compreso.

Entro nel bagno. Salgo in piedi sulla poltroncina e apro le ante. Se veramente è successo qualcosa ad  Enrico in questo bagno, l’ unico nascondiglio possibile era da qui. Non ho bisogno di cercare molto. Allungo le mani e lì sotto alle coperte imbustate per bene c’è un agenda in pelle. Apro un attimo per capire di che si tratta e leggo in prima pagina:  ‘ Io e me stesso ’.
Oramai la paura ha lasciato posto all’ adrenalina che stupisce me per prima. Era tantissimo che non mi sentivo così reattiva, che non sentivo più il sangue scorrere nelle vene! E dietro tutto questo ancora una volta c’ è  lui Enrico. Accidenti! Accidenti!

Raggiungo Silvia ancora  seduta alla scrivania a cliccare le immagini una ad una.
“Che ci sarà mai di strano in queste foto caaaa…” borbotta in continuazione.
Provo anche io a sfuocare gli occhi come fanno nei film sperando che mi venga un lampo di genio.
Cosa aveva detto Silvia? Che era come guardarsi allo specchio e captare una nota stonata. Ma qui c’è solo lei e ancora lei.
“Alt, alt…forse il punto non è quello che dovremmo vedere ma quello che ‘non’ dovremmo vedere. Quindi se smettiamo di guardare il tuo bel visino cosa resta?  L’ uomo che si intravede spesso dietro le tue spalle. A volte ci sono gruppetti distratti, altre persone indifferenti e poi c’è ‘lui’ che ricorre di frequente. Prova zoommare un po’….”
La bassa qualità delle immagini scannerizzate non aiuta, però una cosa è certa: la nota stonata. Un uomo dall’ aspetto trasandato, poco probabile che sia un professore, ad ogni modo sembra proprio che fissi  loro, o meglio Enrico.
“ Scolta un po’ qua” e intanto inizio a leggere dalle ultime pagine.

Il destino è beffardo.
Scrittore tradotto in decine di lingue, critico letterario più severo e tagliente del mio tempo, il cattedratico che centellinava le lezioni.
Quanto sono stato bravo nel mio lavoro…Tanto ho sbagliato ogni cosa nelle scelte della vita….
L’ unica persona che  mi ha amato per ciò che ero e non per quello che ero diventato è stata Manuela ed io… l’ ho cancellata con un colpo di spugna.
Ho allevato una serpe in seno e non me ne sono mai accorto …ah quanto sono intelligente. Un nobel dovrebbero darmi. Un nobel per l’ idiota di turno.
Alla fine il passato ti presenta sempre il conto. Non avrei mai immaginato che fossero fratello e sorella. Così per tanti anni l’ ho trattata come una di famiglia mentre entrambi tramavano alle mie spalle. Legati nella loro vendetta hanno trovato posto attorcigliati ad un’ unica radice.
E pensare che stavo per lasciarle tutto…e ora non mi sento sicuro neppure in casa mia.
Dovrò prendere provvedimenti ma non so da che parte incominciare.
Grazie al cielo ho fatto in tempo a cambiare il testamento, perlomeno se dovesse succedermi qualcosa, avrò la consolazione di aver lasciato il mio patrimonio a Manuela, unica persona disinteressata che ho trovato lungo il cammino.
Silvia. Silvia quanto l’ ho amata e anche con lei non mi sono reso conto. Non mi sono reso conto quanto era grande l’ amore tra lei e Mauro e ho rovinato l’ esistenza  anche a loro.
Spero che riescano a capire che sono fatti l’uno per l’ altra. Neppure come risarcimento al loro dolore avrei potuto con il mio lascito. Li avrei divisi per sempre.

La finestra aperta,  le foto sparite, l’ uomo nelle foto,  il diario nascosto…l’ eredità.  Tasselli di un unico puzzle in attesa di essere incastrati l’ un l’altro. Ne sarò capace?   






Scritto da: Martina



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