Buoni propositi



leggi il capitolo precedente: Come bracieri



-Pronto? Parlo con la signora Danzuso? Sono il Commissario Catalani!-
– Salve, si sono io.- ecco che una strana ansia mi percuote intimamente. E’ una sensazione fastidiosa, quasi angosciante, ho il presentimento che questa eredità mi costerà cara. Insomma, era troppo bello per essere vero e le persone diventano improvvisamente ricche e felici solo nei film. Chissà quando io potrò veramente godermi in santa pace il regalo che Enrico ha voluto farmi. O forse, come ha detto Diego, ho ricevuto tutto questo solo perché Enrico sapeva che me ne sarei goduta appieno solo quando avrei messo luce su tutto.
Vaffanculo Enrico, conoscevi la mia anima meglio di chiunque altro e sapevi che la mia coscienza non mi avrebbe permesso di “fare finta di niente”.
– Signora Danzuso, ho saputo che è stata lei ad ereditare la casa del professore De Donato e parte del suo patrimonio. –
– Si. Infatti…-
– E credo abbia saputo che ci sono stati dei risvolti nelle indagini –
– Si, l’ho appena visto al telegiornale –
– Senta, in che rapporti era con il professore? –
– Ero, …beh … stavamo insieme…- ma per certe domande non sarebbe meglio avere un colloquio privato? Voglio dire, non sarebbe meglio evitare le conversazioni telefoniche? Di questi tempi è molto facile intercettarle…
– Va bene va bene, signora. Volevo informarla che visto la piega che sta prendendo l’inchiesta, dovrà mettersi a disposizione della Polizia per eventuali chiarimenti. Le farò sapere nei prossimi giorni quando venire in commissariato. Si tenga disponibile. Arrivederci.-
Riferisco a Diego il contenuto della telefonata.
– Manuela, ti prego. Non dire nulla di me. Non raccontare niente dei dischetti e di quanto ti ho detto.-
– Ma perché? Pensavo che volessi aiutare Enrico anche tu! Se non riferisco tutto è probabile che non si verrà mai a sapere la verità!
– Si, ma per il momento è meglio non dire nulla. Vediamo cosa c’è in questi dischetti. – Diego taglia corto e stronca la conversazione. Inserisce il primo dei quattro dischetti. Ognuno di loro ha delle sigle. Nel primo compare la scritta: T.P.U. n°1. E così con tutti gli altri tre: stessa sigla T.P.U e la numerazione fino a quattro.
Nello schermo compaiono diverse cartelle. Aprendo la prima appare un documento in Excell. Una tabella con un’infinità di numeri, percentuali, diverse X.
– Vedi – mi dice Diego – ad ogni colonna c’è una lettera. A questa lettera corrisponde una domanda.
– Uhmhm – faccio io, fingendo un’assoluta dedizione alle sue parole. In realtà sto in parte rimuginando sul suo brusco cambiamento di atteggiamento e in parte sto annusando il suo profumo così, caspita, sexy.
– Mentre ad ogni riga, qui, ci sono dei numeri. Ad ogni numero invece corrisponde una persona. –
– Humhmhm – continuo io. Ma, un attimo! Questo è il profumo di Enrico, l’avrà messo prima di uscire dalla doccia. Non posso fare pensieri lussuriosi nei confronti di un uomo che in tutto e per tutto mi ricorda il fratello, nonché ex-amante. Non sarà un comportamento inconsciamente incestuoso?
– Manuela, capisci ciò che dico?- Diego interrompe il mio flusso cerebrale.
– Si, certo. Stavo solo …emhm, pensando. Quindi… – faccio come per riordinare le idee. – A quanto ho capito qui ci sono tutti i dati che Enrico ha raccolto durante le sue interviste. E teoricamente la sua morte dovrebbe avere a che fare con le domande che Enrico ha fatto e con le risposte che ha ottenuto. –
– Esatto . Enrico analizzando e mettendo in relazione i vari dati e l’incidenza delle stesse risposte in una data categoria di persone, avrebbe potuto dimostrare velocemente che l’utilizzo smodato di certi mezzi tecnologici, come il computer, il cellulare, ecc, potrebbe portare ad una regressione dell’individuo. –
– Si, però, ci sono certe cose che non mi quadrano. –
– E cioè?-
– E’ pur sempre un’intervista, e può essere soggetta a diverse possibilità di interpretazione. Sarebbe stato facile confutare le sue teorie attraverso una differente analisi degli stessi dati o conducendo un’indagine con domande diverse. Credo tu conosca meglio di me il potere manipolatorio delle grandi multinazionali… –
– Si, è vero, ma credo che l’indagine di Enrico avesse dei supporti infallibili, certi, univoci. Delle prove certe che la sua teoria era vera. – A Diego brillano gli occhi, sembra davvero fiducioso, nonostante le mie perplessità, che non esito ad esternare: – Ho un altro dubbio. Come ha fatto Enrico a fare questo lavoraccio? Già in questo documento sembra siano state intervistate almeno 300 persone, e non abbiamo ancora visto cosa c’è negli altri dischetti. E poi, tutto il lavoro di analisi statistica… non credo che Enrico abbia fatto tutto da solo. Se c’è qualcuno che l’ha aiutato, credo sia anch’egli in pericolo. –
– A meno che questa persona non era poi così di “fiducia”. –
– Ma allora non sarebbe stato più semplice sabotargli il lavoro falsando le risposte? È davvero una bella gatta da pelare.-
– Già. Brrrr, che freddo!-
Solo adesso mi accorgo che Diego è ancora in accappatoio e guardandolo non posso fare a meno di sorridergli, sembra così familiare e rassicurante. E i miei buoni propositi sono così labili! Devo ricordarmi che ho già un fidanzato!
– Vai a vestirti. Io preparo il tè. – lo mando nell’altra stanza per sottrarmi al magnetismo del
suo sguardo e vado in cucina. Spero davvero di trovare qualche bustina, in questo momento anche una camomilla andrebbe bene. Trovo il tè e anche qualcosa di più, biscottini al burro.
Erasmus dorme tranquillo sopra il tappeto del grande salone. Do una rapida occhiata al cellulare, Maurizio mi ha già chiamata due volte e io me ne sono accorta. E’ all’estero in questo momento, per lavoro. Non ho voglia di parlare con lui, dovrei dare troppe spiegazioni. Gli mando un sms, roba da ragazzini, ma per lo meno posso evitare domande con la scusa che telefonando potrei disturbarlo.
Preparo le tazze e riscaldo l’acqua. Per un attimo provo una bella sensazione, di pace. Nonostante tutto, non nego che questa casa mi mette profondamente a mio agio, come se queste pareti mi guardassero con benevolenza. Se solo potessero parlare, potrebbero aiutarci a scoprire l’identità dell’assassino di Enrico!
Diego entra in cucina e si siede. Verso l’acqua nelle tazze e gli porgo lo zucchero. Mi siedo proprio di fronte a lui, rimestando il liquido ambrato nella tazza. Lui sembra notare il mio viso rilassato e mi dice in un soffio: – sei una strega o cos’altro? –
– Scusa?-
– Si, sei una strega o una fata? Manuela, è come se mi avessi fatto un incantesimo. Non riesco a non guardarti. Il tuo modo di fare, di pensare, persino il modo che hai usato per versare l’acqua, mi hanno affascinato. Mi pare di conoscerti da sempre… mi sei familiare! –
– Credo sia l’effetto di questa casa. Ha reso strana e sognante anche me .- Diego adesso avvicina le sue mani alle mie e le accarezza dolcemente. Ed io continuo a guardarlo, questa volta senza imbarazzo. Lui continua ad accarezzarmi il viso, disegnandone i contorni con le dita. Chiudo gli occhi e sento che lui piano piano si avvicina e mi bacia. Il bacio mi esplode tra le labbra come un fulmine, ed io non so che fare. Mentalmente mi dico che è tutto sbagliato. che in questo momento forse non è proprio il caso di imbarcarmi in questa storia. Ho già Maurizio! Ma Diego continua, impetuoso. Al diavolo i buoni propositi. Ricambio il bacio. Lo accarezzo, gli scompiglio i capelli, lo mordicchio e senza ricordarmi come, finiamo in camera da letto.
I primi raggi di sole del mattino ci sorprendono abbracciati e sommersi tra le lenzuola. Ripasso mentalmente le ultime ore, come quando si ascolta in continuazione una bella canzone. Siamo finiti a fare l’amore in questo letto, due perfetti sconosciuti ma con due anime affini. Ed è difficile spiegare le sensazioni provate ad ogni tocco, ad ogni carezza, ad ogni nostro movimento sinuoso ed armonico. Le parole si fermerebbero al solo significato fisico, e ciò che è successo, beh, è andato ben oltre. La cosa a dire le verità mi ha spaventata… è normale esserlo quando si è travolti da un’intensa passione? Dovrei sentirmi in colpa, ho tradito il mio uomo. E forse per onestà dovrei lasciarlo e confessargli tutto (magari i particolari sul chi e come li terrei per me…). Mi sento come una delle eroine dei romanzetti rosa che ho osato comprare un paio di volte al supermercato.
Suona il telefono. Mi libero dalla stretta forte di Diego che dorme respirando così lievemente che se non fosse per il movimento della cassa toracica, direi che sia morto. O e forse un angelo?
– Pronto? –
– Signora Danzuso, sono il Commissario Catalani. La prego di raggiungermi prima possibile in commissariato. –
– Va bene, arrivo . – riesco a dire in un filo di voce. Stacco il cellulare. Era troppo bello per essere vero…
Mi avvicino a Diego, che nel frattempo si è svegliato e ha già capito tutto del contenuto della telefonata. Nuovamente nel suo volto quell’espressione di durezza, quasi di ostilità, che ho già scorto il giorno prima e che mi pare così fuori luogo in lui.
– Manuela, mi raccomando. Non dire nulla di me alla polizia. –

 



Scritto da: **Valentina**



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  1. #1 di I ragazzi della 3°E il 5 febbraio 2008 - 12:12

    bravissima!!!
    meglio di così l\’incontro d\’amore tre diego e manu non si poteva scrivere…
    ho tentato…ma non ci sono riuscito…l\’hai scritta come la immaginavo…
    risulta chiaro che la tua scrittura è sentita…o sei ispirata o non se ne fa nulla…
     
    date queste premesse il mio capitolo fantasma vaga per la blogosfera come il famoso vascello…
    😦

  2. #2 di Glitterlady il 10 febbraio 2008 - 00:44

    "risulta chiaro che la tua scrittura è sentita…o sei ispirata o non se ne fa nulla…"
     infatti è vero, ultimamente "sentivo" poco i personaggi, sopratutto nel capitolo finale, mi è risultato difficile tirare le fila del discorso e così, pur abbozzando un capitolo finale, non sono riuscita a portarlo avanti!
    Grazie davvero per i complimenti!
    Speriamo di intraprendere una nuova avventura letteraria insieme, sperando di avere una costanza maggiore (almeno nel mio caso!)
    Ho già alcune idee interessanti!

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