UNA MORTE DI TROPPO



leggi il capitolo precedente: Il rintocco della campana


     


    Tremavo come la classica foglia al vento, mentre correvo senza controllo, incurante della gente che si girava a guardarmi, cercando di allontanarmi il più possibile da quel luogo di morte, prima che arrivasse la polizia, prima di trovarmi coinvolta in qualcosa di spiacevole, pur rendendomi conto che ero già praticamente nelle grane. Se la morte della donna in nero,  come ipotizzavo, era in qualche modo legata ad Enrico, anche il fatto che fossi la sua erede, mi avrebbe sicuramente procurato delle noie.
    Ah, lo sapevo bene, come andavano certe cose, le inchieste, gli interrogatori. Ricordo ancora con terrore quella volta che avevo assistito ad un incidente stradale e avevo dovuto testimoniare.. un vero incubo!
    Mi infilai nel primo bar che trovai, ordinai un doppio whisky e lo trangugiai di un fiato, sotto lo sguardo esterrefatto del barista, poi mi sedetti ad un tavolino un po’ appartato, presi un quotidiano, a caso, dalla rastrelliera, e finsi di immergermi nella lettura, ma guardando di sottecchi la porta.
    Sentivo il bisogno di fuggire lontano, il più lontano possibile. Pagai e presi il primo autobus che mi passò sotto il naso…poi scesi e salii su un altro… E un altro ancora… e ancora…
    Come un automa, collo sguardo apparentemente fisso sulla Roma che scivolava via, da un autobus all’altro, ma che vedeva quel volto che non esisteva più, con nell’orecchio lo scoppio della pistola,  col sudorino freddo che persisteva lungo la spina dorsale, cercavo, con quello stupido  vagabondare di calmarmi.
    “Biglietto, prego!”  alzai gli occhi e vidi davanti a me la nera figura del controllore. Meccanicamente misi la mano in tasca e gli allungai lo scontrino.
    “Signora, è scaduto da tre ore almeno!” ribattè severo.
    “Come? Cosa?” e in quel momento soltanto tornai alla vita reale e scoppiai in una risata isterica. La ricca ereditiera Manuela Danzuso scoperta a fare la portoghese!!!
    “Non c’è niente da ridere!” esclamò l’uomo seccato, mentre estraeva il blocchetto della contravvenzione. Ma poi, guardandomi bene, mi riconobbe e il suo tono si addolcì.
    “Si sente bene, signora Danzuso?”
    “Ho avuto momenti migliori” ribattei cercando di fare la spiritosa “e poi mi sono lasciata vincere dalle bellezze di Roma, e mi sono dimenticata di acquistare il biglietto. È troppo divertente andarsene a zonzo, da un autobus all’altro senza meta… Dovremmo farlo più spesso. Combatte la nevrosi.
    Assentì, con un sorriso non troppo convinto, probabilmente pensava che la ricchezza mi avesse dato alla testa, e che non avevo per nulla l’espressione di chi si sta rilassando.
    Pagai la contravvenzione e scesi alla fermata successiva.
    Ero in una zona periferica, completamente sconosciuta, con un pensiero che stava prendendo forma, con sempre maggior insistenza… e la targa d’ottone sul portone di un condominio sembrò essere la risposta alle mie aspettative.
    Suonai e poco dopo entravo nello studio dell’avvocato Giorgio Sorrentino, un giovanotto bruno, dal sorriso cordiale.
    “In cosa posso esserle utile, signora?”
    “Desidero fare le pratiche per rinunciare ad una eredità, può bastare lei o devo rivolgermi ad un notaio?”
    Mi guardava senza dire una parola, giocherellando con un tagliacarte.
    “La prego, la prego, ho una fretta maledetta, e una paura più maledetta ancora, voglio andarmene da Roma, andarmene il più presto possibile, magari stasera stessa. Oh Dio, quella donna!”
    Mi fissò, apparentemente senza mostrare sorpresa, poi disse semplicemente:
    “Perché non mi racconta tutto?” e dall’inizio?”
    E cominciai a parlare , a cantare come un usignolo, si direbbe: parlavo come avrei parlato a mia madre,  anche se sapevo di parlare a me stessa…..
    Quando ebbi finito il crepuscolo stava invadendo l’ampio studio…
    “Non ci vogliono procedure particolari,” mi disse poi, con molta calma, “Ma mi tolga una curiosità, perché ha scelto proprio me?”
    “Senza filo logico, avvocato, stavo pensando di farlo, e la sua targa mi è apparsa come un segno del destino.”
    “D’accordo allora, farò quanto mi chiede; domani stesso mi metterò in contatto col notaio Franchini. Però le consiglierei di non lasciare Roma, alla polizia potrebbe sembrare una fuga.
    “Crede che vorranno interrogarmi?”
    “Come minimo, signora Danzuso, sa come sono fatti.. anche se nessuno l’avesse notata al Verano, in qualche modo, se i suoi dubbi dovessero risultare esatti, ce ne sarà anche per lei…
    “Sì, ha ragione. Ecco le chiavi dell’attico. Le lascio l’indirizzo della mia colf, la contatti e provveda alla sua liquidazione, le dica che per il momento non intendo tornare nella mia casa, capirà leggendo i giornali, o sentendo la TV. E per non sembrare che voglia darmi alla fuga, le lascio l’indirizzo della mia casa al mare, dove penso di passare il fine settimana. E magari anche qualche giorno in più, poi mi stabilirò in un residence! Ecco anche il numero del mio cellulare e un assegno per le prime spese. C’è tutto?”
    “Manca solo la sua firma”.
    Firmai un po’ di fogli,  sentivo il sollievo prendere possesso della mia mente, e tutte le mie cellule rilassarsi..
    Libera, finalmente libera! Ma davvero sarebbe stato tutto così facile?
    Mi spiace Enrico, dissi fra me e me, ma non mi piacciono le morti violente . Già una, la tua,  era sufficiente, due no, troppe, e non vorrei essere io la terza.
    Salutai con un sorriso l’avvocato, scesi le scale, presi un taxi e diedi un indirizzo..

    Adesso sto per salire su un aereo, hanno chiamato per l’imbarco.
    Il mar Rosso mi aspetta; per ora, il primo volo libero era quello, poi si vedrà. Non ho avuto la forza, o meglio la voglia di accendere il cellulare per vedere le chiamate che sicuramente mi avevano fatte, anzi, l’ho nascosto in una intercapedine del taxi, fra i due sedili, tanto per confondere un po’ le idee. Mi spiace solo non poter guardare la faccia di Franchini, quando lo saprà!Magari ritornerò, magari no, chissà. Il mondo è grande e ci sarà un angolino anche per me, lontana da eredità, notai, avvocati e tommasine varie. Ma soprattutto lontana dagli incubi.

    ADDIO ENRICO. STAVOLTA PER SEMPRE.
    RIPOSA IN PACE, SE TI RIESCE!

    FINE

     

     



    Scritto da: Melysenda


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