LA CASA SUL LAGO



leggi il capitolo precedente: IL FATTORE "CA…"



Dovevo tornare da quell’idiota di Franchini. Ma non senza prove. Mi servivano le prove.


Senza far trasparire la mia agitazione, chiedo al ‘solerte impiegato’ una copia del rogito con i dati del nuovo proprietario e di fronte alla sua titubanza sento la mia voce che grida:


‘Gli atti non sono secretati! E le assicuro che potrei anche farla citare in tribunale per reticenza e sottrazione di atti se non mi dà subito una copia di questi documenti!’


Ok ok … ho barato … ma la paura negli occhi dell’impiegato (probabilmente per la mancia intascata e non per le mie minacce) mi conferma che avrei avuto immediatamente la copia.


Uscita dal catasto vedo il  parcheggio dei taxi e decisa salgo sul primo dando l’indirizzo del Notaio Franchini.

‘Signora Danzuso, non può entrare ora, il Notaio è occupato..’.

Ma la mia mano ha già spalancato la porta dello studio e per poco non do un urlo: comodamente seduto in una delle poltrone di cuoio di fronte al notaio c’è un uomo. E, anche se evidentemente più giovane,  è  il ritratto di Enrico.
‘Vedo che lei signora non si ferma davanti a nulla. E’ proprio come la lava di vulcano… sempre in movimento e nessuno la ferma. Mi perdoni… ma conoscendo le sue origini il paragone mi è sorto spontaneo  Ma… visto che è qui… prego… si accomodi’.
E nel dirlo Franchini sorride… lo prenderei volentieri a schiaffi. Come in trance, con lo sguardo fisso su quest’uomo che mi guarda, apparentemente senza riconoscermi, con quell’espressione che conoscevo bene in Enrico, mi siedo sull’altra poltrona libera..

‘Le presento il Dott. Enrico De Donato jr. So che a questo punto lei vorrebbe delle spiegazioni da me, ma il segreto professionale mi impedisce di farlo … a meno che…’
‘Non si preoccupi Dott. Franchini. Non ho nessuna obiezione in merito. E credo che anche mio padre non ne avrebbe, anzi, ritengo sia la cosa migliore. E poi, se la Sig.ra Danzuso è arrivata a questo punto, ho l’impressione che sia stato lui stesso a volerlo’.
I miei occhi corrono da un volto all’altro in attesa, sospesa, come se stessi guardando la scena di un film. La signora Danzuso? E come fa a conoscere  il mio nome?
‘Signorina, per cortesia, porti un bicchier d’acqua e tre caffè e disdica tutti gli appuntamenti per le prossime 3 ore’
‘Non voglio nulla!!! Voglio solo la verità e sapere cosa diavolo sta succedendo!

‘Si calmi signora, e si accomodi. Dunque, credo sia il caso che le racconti tutto dal principio. Il prof. De Donato, trascorse un certo periodo di tempo all’estero, in Francia, a Parigi per l’esattezza. Era l’epoca subito post ’68 e lui partecipò attivamente al collettivo della Sorbona. Qui ebbe una relazione con una sua coetanea, Chantal Dorléac. Dalla relazione nacque un figlio, ma il professore lo seppe solo 5 anni più tardi, quando ricevette una lettera dalla clinica oncologica dell’Ospedale Edouard Hériot di Lione. Il bambino era infatti affetto da una rara malattia genetica e necessitava un trapianto di midollo. La madre del bambino diede quindi il nome del padre naturale solo per questo scopo.  Lui si recò a Lione dove conobbe suo figlio: Enrico jr. Dal punto di vista strettamente medico il trapianto ebbe successo, ma i medici gli dissero che, col tempo, avrebbero potuto svilupparsi malattie collaterali. Nel corso della prima degenza comunque, Enrico De Donato venne messo al corrente dai medici che la malattia era dovuta ad una irregolarità cromosomica paterna. Fece degli accertamenti e i medici gli consigliarono la sterilizzazione. Tornato in Italia, mi chiese come fare per il riconoscimento del figlio ed io gli consigliai uno studio di avvocati internazionali, ecco perché sono al corrente di tutto ciò ’
Sento freddo. Rivedo la terrazza di vico della Moretta. Io che urlo rossa in volto ed Enrico che mi volta la schiena. Perché non mi hai mai detto nulla Enrico? E io che continuavo a chiederti un figlio… La mia mente vola ancora a quell’ultima lite, alla rabbia che avevo dentro di me quando sbattei la porta di casa e me ne andai…
‘Comunque il prof. De Donato non si rassegnò. Tornato in Italia, oltre a provvedere economicamente al mantenimento del figlio, decise di sottoporsi ad alcune terapie genetiche sperimentali, non solo per se stesso, quanto per poter aiutare suo figlio, dargli un futuro normale. Purtroppo queste terapie avevano alcune controindicazioni e doveva sottoporsi frequentemente a controlli presso il centro di genetica sperimentale di Tor Vergata. Credo che tutti lo considerassero un ipocondriaco, ma alla luce di questi fatti cambierebbero idea.’
‘Ma… ma… io ho letto un articolo su una sua presunta scoperta che avrebbe cambiato la fisica! Cosa c’entra questo con Enrico? So che aveva anche una laurea in chimica, prima di dedicarsi alla filosofia e quindi a Scienze delle comunicazioni.’
‘No, signora Danzuso, il professore di cui parlava l’articolo sono io… non mio padre. Mi sono laureato in Francia in fisica nucleare, e dopo aver partecipato a vari progetti finanziati dalla Comunità Europea, ho iniziato a collaborare con un’azienda italiana che si occupa di energie alternative. E proprio nei dintorni di Bracciano c’è il laboratorio presso il quale, con un gruppo di ricercatori, ci siamo dedicati ad una ricerca sull’energia trasmissibile e riciclabile. E’ per questo che mio padre aveva acquistato la casa sul lago. Lei non ne era a conoscenza semplicemente perché era una sorpresa. Mio padre veniva a trovarmi abbastanza spesso ed amava il paesaggio Mi aveva parlato della vostra relazione. Si era confidato, sapevo del suo desiderio di avere un figlio da lui. Io gli consigliai di dirle tutta la verità. Lui era dubbioso. La terapia che stava seguendo era quasi al termine e aspettava con ansia i risultati, poi avrebbe affrontato l’argomento con lei. Poi un giorno, dopo un diverbio con lei,  mi disse: “Se non posso dare un figlio a Manù, lei mi lascia. Ed io non posso vivere senza di lei. Ho deciso: la sposo. E come regalo di nozze voglio comprare una casa qui sul lago. Ne ho vista una veramente bella”. Così acquistò ‘Villa Girasoli’, la fece riordinare avendo cura soprattutto di creare una serra con piante e fiori che fece arrivare dall’Olanda. Sapeva come lei amasse la natura e anche lui era stanco della vita mondana e della città. Trascorsero poi 4 mesi in cui mio padre non si fece vedere. Lo chiamai un paio di volte sul cellulare ma non mi rispose, anzi mi mandò un SMS dicendo che era molto impegnato e presto mi avrebbe raggiunto. Lo fece la sera della vigilia di Natale, 5 anni fa, e arrivò che sembrava ubriaco. Aveva in mano due buste. ‘Oggi due regali, uno per te ed uno per me. O meglio, il tuo è un regalo sicuramente, il mio non lo so ancora’ e mi diede la prima. Dentro c’era l’atto di donazione della casa sul lago. Lo vidi aprire la busta sigillata e leggere avidamente. Poi gettò il foglio nel caminetto e mi disse ‘ok … allora il regalo è solo per te. Versami un whisky.’ Mi raccontò della vostra separazione e della sua decisione di regalarmi la casa. Senza di lei non ci avrebbe mai abitato. Vidi per terra la busta che aveva aperto e nel raccoglierla lessi l’intestazione: Centro Sperimentale di Genetica Applicata – Tor Vergata.
E capìi che erano gli esiti della terapia, ma non gli chiesi nulla. Dopo quella sera rividi mio padre solo un paio di volte, aveva sempre degli impegni urgenti, poi diradò anche le telefonate. Quando ebbe il primo infarto durante una lezione alla Sapienza, che tutti presero per un banale malore, parlai con i medici che lo avevano in cura: purtroppo la terapia genetica che aveva seguito gli aveva danneggiato il sistema immunitario ed il cuore. “

 

“perché Enrico non mi ha mai cercata in tutti questi anni?”
“credo che volesse farlo, ma i risultati del test che bruciò lo condannavano già. Non sapeva quando, ma i medici gli avevano detto che nemmeno un trapianto di cuore lo avrebbe salvato. Non ha voluto farle ancora del male”
“Tengo comunque a precisarLe che il dott. De Donato non ha nessuna intenzione di impugnare il testamento”
Le parole del notaio sono come uno schiaffo. E tutta la tensione che ho dentro esplode: mi avvento su di lui cercando di scavalcare la scrivania. Solo Enrico riesce a bloccarmi prima che le mie mani raggiungano la gola di Franchini.
‘Ma come si permette? Per chi mi ha preso? Io sono qui solo perché ho trovato un biglietto di Enrico che mi ha fatto insospettire, forse cercava di spiegarmi la situazione e poi.. al cimitero… c’era la domestica che confabulava e poi… e anche un’altra bella donna vestita di nero.. e io… io ..‘ 
Stavo soffocando nel mio pianto… e la testa mi scoppiava! Non capivo più nulla!
“Ssshhtt… calma Manù… sapevo che mio padre avrebbe trovato il modo di farti sapere quanto ti amava… e la Tommasina era al cimitero perché le ho chiesto io di portare dei fiori freschi tutti i giorni. E la donna che hai visto con lei è mia madre. E’ a Roma per un congresso e ha voluto rendere omaggio ad un uomo che sacrificando la sua vita ha cercato di aiutare la scienza.”
La voce di quest’uomo è come quella di suo padre. Calma e pacata. Sembra infonderti sicurezza. E l’azzurro dei suoi occhi è come mare in cui perdersi. Mi mancano le forze. Quante cose non ho mai capito di te Enrico… Solo ora mi rendo conto che non sono mai riuscita a conoscerti veramente.
Mi sono arresa di fronte al primo ostacolo. Non merito nulla da te. La tua eredità, la casa, i soldi … io volevo te, non volevo altro.

‘Penso che rinuncerò all’eredità’ la mia voce trema nel parlare

‘Signora Danzuso, capisco che tutte queste rivelazioni l’abbiano.. diciamo.. un po’ turbata… ma ci pensi bene, non prenda decisioni affrettate’

‘Manù, mi piacerebbe conoscerti… recuperare il tempo perduto… che ne dici di cenare insieme al Bolognese? E parleremo anche dell’eredità di mio padre…’

Questo tu così immediato che normalmente mi urta negli sconosciuti è così normale sulle labbra di Enrico. E il mio silenzio è un assenso. Mi alzo seguita da Enrico.

‘Mi faccia sapere con comodo signora, tanto sa che ha 30 giorni di tempo…’

“Signorina buonasera… il solito tavolo è sempre pronto!”
Uno Stefano impeccabile ci accoglie al Bolognese. Non ho fame. Ho la testa occupata da un vortice di pensieri. Enrico parla ma la sua voce è come un brusio. Colgo solo qualche frase.

“papà ci teneva molto che tu avessi la casa di Vicolo della Moretta. Mi diceva sempre come ti eri arrabbiata con l’architetto e infatti per ristrutturare la Villa di Bracciano si è affidato ad uno studio locale. Rimani. E’ cio che voleva. Per il resto decidi come credi’

“Non ho fame. Vorrei solo una porzione di tiramisù. E lasciami il tuo numero di telefono’

Sono solo le 22 quando Enrico mi accompagna sotto il portone. Un abbraccio e la sua voce ‘se hai bisogno di me sai dove sono’

La luce del sole entra dalla veranda della terrazza, non avevo chiuso le tende. Sono crollata sul divano del salone ieri sera. Troppi pensieri in testa, visioni e voci che non riesco a scacciare. A piedi scalzi raggiungo la cucina e metto su il caffè. Sono solo le 8, speriamo di non svegliarlo.

“Enrico? Ho deciso. Rimango. Ma vorrei che tu mi accompagnassi’
“Dove?”
“Dal Notaio Franchini. Voglio fare una donazione. Al Centro di Ricerche genetiche, a nome di tuo padre… tutto il contante che mi ha lasciato. Io continuerò la mia vita di bibliotecaria. L’eredità più grande che potesse lasciarmi è il suo ricordo… e quello non me lo toglierà nessuno”

“Ci vediamo alle 10. Ti passo a prendere”

Il profumo del caffè e lo sfrigolio sulla cucina a gas mi fanno voltare ‘come al solito… non ti ricordi mai di spegnere la caffettiera in tempo’

“Friggiti Enrico!” gli risposi idealmente.


F I N E

 

 

 



Scritto da: Signora dei sogni



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