Congetture



leggi il capitolo precedente: Silvia


 

Vedendola smarrita, invito Silvia  a sedersi con me in cucina mentre io preparo un caffè per entrambe.
“Proviamo a fare un po’ il punto della situazione, perché ci sono troppe cose che non quadrano” le dico guardandola negli occhi.
Mi ascolta come se fosse in trance. Forse continua a pensare alle foto che mancano all’appello.
Le racconto rapidamente le cose che ho scoperto dal momento in cui ho rimesso piede, dopo tanti anni, in questa casa.
“ Ipotizziamo che ci sia veramente qualcuno che non vedeva di buon occhio la sua relazione con Enrico. Questo qualcuno, che potrebbe essere il suo fidanzato, oppure un’altra persona, scrive al professor De Donato le lettere minatorie e  scrive a lei  per comunicarle che presto la vostra storia finirà in un modo o nell’altro’.”
“La seguo. Ma se c’era qualcuno che non voleva che io ed Enrico continuassimo a vederci, questo qualcuno dovrebbe avere raggiunto il suo scopo, visto che io ed Enrico avevamo smesso del tutto di vederci.”
“E’ quello che penso anch’io. La terza lettera minatoria, tra l’altro, più che rinnovare le minacce, annuncia l’esecuzione. Dice ‘Lurido maiale, ti avevo avvertito’.Come se il tempo per correggersi fosse ormai passato. Eppure non doveva essere difficile verificare che la vostra relazione era finita”.
Silvia si agita sulla sedia, torcendosi le mani, poi si mette a piangere.
“ Forse chi ha ucciso Enrico non sapeva che ero tornata a Saronno..”
“ Eppure, proprio mentre lei è a Saronno le arriva una lettera che le preannuncia che la vostra storia finirà ‘ in un modo o nell’altro’. Non è strano?”
“ E’ vero, non ci avevo pensato”.
“ Secondo me, le lettere minatorie sono una falsa pista. Qualcuno aveva ottimi motivi per eliminare Enrico, ma, sapendo della vostre relazione, ha iniziato a costruire un movente alternativo per allontanare l’attenzione da quello reale”.
“Ma che motivo potevano avere per uccidere Enrico?”
“ Questa domanda dovrei fartela io” replico, passando al tu senza accorgermene “ Sei tu che hai vissuto accanto a lui negli ultimi tempi.”.
“ Non mi ricordo che mi abbia mai parlato di minacce”
“ Sei proprio sicura?”
“Beh, adesso che mi ricordo, c’è stato un episodio che mi ha dato da pensare”.
“Tipo?”
“ Stavamo venendo a casa sua perché lui voleva mettere a fuoco meglio alcuni aspetti della mia tesi….”
Non so trattenermi: “ Con la Polaroid, immagino”.
Mi guarda disorientata.
“ Scusami, vai avanti” le dico, toccandole il braccio.
“ Insomma stavamo in Campo dei Fiori” riprende lei “ quando due ragazzi in motocicletta sono passati vicino a noi, urlandogli degli insulti.”
“ Di che tipo?”
“ Di tipo politico, l’unica parola che ho sentito distintamente è stata  ‘fascista’. Lui ci è rimasto molto male”.
“ Beh, lo immagino…”
“  Pochi giorni prima era uscito quell’editoriale ….”
Faccio uno sforzo di memoria e mi viene in mente il titolo del pezzo. L’articolo, uscito sulla prima pagina del “Corriere della Sera”, era intitolato “Il Belpaese dove nulla cambia” e parlava di com’è vista l’Italia all’estero. Particolarmente colpiti dalla durezza e dai sarcasmi spietati di quell’editoriale erano stati i  partiti della sinistra massimalista, accusati di essere pregiudizialmente contrari al cambiamento, definiti “un’autentica palla al piede”. La chiusura dell’articolo era pesantissima: “ Nella classifica delle iatture che possono capitare ad un paese, subito dopo i leader in malafede vengono quelli che continuano ad inseguire le loro utopie adolescenziali”.
Era stato attaccato soprattutto dai vecchi compagni di fede.
Un intellettuale con il quale aveva condiviso molte battaglie aveva risposto con un attacco personale intitolato “ Cerchiobottismo e senescenza”.
Doveva conoscere bene i punti deboli di Enrico l’ex amico che aveva scritto quell’articolo: niente lo mandava più in bestia dell’essere accusato di opportunismo. “Se fossi stato un calcolatore, sarei rimasto a sinistra. O almeno mi sarei tenuti per me i miei ripensamenti.” diceva sempre anche all’epoca in cui abitavo con lui in Vicolo della Moretta.
Anche l’insinuazione relativa all’età doveva averlo ferito. “ Ho raggiunto tutti gli obiettivi che erano alla mia portata, adesso mi resta solo quello di invecchiare con grazia” diceva con ironia.
“Comunque” riprendo “ mi sembra difficile che qualcuno possa averlo ucciso per le sue idee politiche. In genere chi compie azioni di questo genere ci tiene a farle riconoscere come omicidi, anzi come esecuzioni”
“ Giusto” si rianima Silvia .
“  Per me esiste solo una possibilità, ammesso che Enrico sia stato effettivamente ucciso, cosa tutta da dimostrare, tra l’altro. Nel primo messaggio che ho trovato Enrico mi diceva che in banca avrei trovato delle lettere minatorie e un suo diario. Diario che non ho trovato affatto!”
“ E quindi?”
“ E quindi  esiste una sola possibilità: Enrico riceve le lettere anonime, non le consegna alla polizia perché dovrebbe mettere in piazza una situazione imbarazzante, ma le porta in banca e le lascia nella cassetta di sicurezza. Poi succede qualcosa che lo convince che chi vuole ucciderlo non è affatto interessato alla fine della vostra relazione. Lo scopre parlando con il tuo ragazzo.”
“ E’ vero!” esclama Silvia “ dopo l’incontro con Enrico, Mauro, ad un certo punto continuava a dirmi, quel giorno : ‘ Ma per chi mi ha preso quello?’. Non capivo a cosa si riferisse, ma in quel momento ero troppo sconvolta per chiederglielo.”
“ Parlando con Mauro, Enrico evidentemente lo ha accusato di avere scritto quelle lettere. Mauro ha negato in maniera così netta da convincerlo. A quel punto deve essere successo qualcosa che ha fatto capire ad Enrico chi era l’autore delle lettere, qualcuno al corrente della vostra relazione”.
“ Ma chi poteva avere interesse, escluso Mauro, a convincere Enrico a troncare la nostra relazione?”
“ Non è che c’era qualcun altro oltre Mauro?”
“ Ma cosa dici? Per chi mi hai preso?”
“ Cosa ne so? Ti vedo oggi per la prima volta…”
“ Te lo giuro, non c’era nessun altro.”
“ Allora chi scriveva le lettere aveva un motivo diverso per minacciare e poi uccidere Enrico, ma ha preferito usare questo tema per intimidirlo.”
“  E il diario?”
“ Quando Enrico ha capito chi poteva essere l’autore delle lettere ha iniziato a scrivere un memorandum, con l’intenzione di portarlo in banca per metterlo nella cassetta di sicurezza, insieme con le lettere. Peccato che sia morto prima di avere il tempo di farlo”
“ Povero Enrico!” sospira lei.
“ Però c’è una cosa che non mi hai ancora detto. Quando hai visto le foto mi hai detto che mancava qualcosa. Che cosa?”





Scritto da: Filippo


leggi il capitolo successivo: Messaggi


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