SILVIA

leggi il capitolo precedente: Altre due buste gialle




“Buonasera Signorina, mi scusi l’ ora tarda ma ho veramente urgenza di recuperare delle pagine che ho lasciato qualche tempo fa; sa il professore si era offerto di aiutarmi con la tesi e ora mi servirebbero urgentemente  e…”

“La smetta di mentire Silvia, non è necessario. Ho rinvenuto io gli < appunti > che la riguardano e sono sicura che per la tesi non le siano di nessun aiuto.”

A queste parole Silvia si rese conto quanto fosse stata stravagante la sua trovata e scoppiò in lacrime.

Non sono certo il tipo da impietosirmi facilmente,  specie poi con una ragazzina dal fare spigliato,  che  potrebbe essere la figlia di Enrico ma che in realtà era molto di più che una neo laureanda per lui.

La curiosità però mi ammorba e non resisto all’ idea di rendermi più solidale solo per carpirle ogni particolare sulla loro relazione.

“Sei giovane, carina, immagino che i ragazzi non siano un problema per te. Piuttosto sembri proprio il tipo di persona che fa girare la testa ad uno uomo. Un uomo della tua età.. Come ci sei arrivata a farti scattare quelle polaroid?”

La provoco, voglio sapere cosa è successo nel passato di Enrico e voglio arrivare a capire se mai possibile, come Enrico sia arrivato a prendere una decisione così importante quale lasciarmi la sua casa.  Di certo questi fogli parlano chiaro: Enrico era molto preso da Silvia.

E allora che senso aveva la lettera trovata nello scrittoio, quando l’ aveva scritta?  Da quanto tempo ormai Enrico si sentiva minacciato?

“Mon mi crederebbe mai, Signorina.”

“Mi chiami pure Manuela. Mi scusi se sono stata scortese ma questa situazione mi sta tirando la pelle; la morte di Enrico, l’ eredità, la casa, la governante e ora lei mi capita all’improvviso e non solo come presenza, un’ amante di Enrico di cui ovviamente non sapevo nulla”.

“Non so neppure io come siamo arrivati a tanto. Tutto è incominciato per caso, per questa maledetta tesi che era arrivata ad un punto di stallo.”

La guardo con fare comprensivo, un sospiro e prosegue.

Enrico si era offerto di darmi il suo aiuto e perciò avevamo preso l’ abitudine di incontrarci al bar dell’ università davanti ad una tazzina di caffè e di occuparci della mia tesi.

Il bar però era un via vai di persone e a volte non  permetteva  concentrazione, quindi quando un giorno Enrico mi propose di proseguire a casa sua, che sarebbe stata molto più tranquilla e piena di libri da  consultare, non ci trovai nulla di male.

In quel periodo oltre ad avere un disperato bisogno di aiuto per lo studio, ero anche messa male per ciò che riguardava il mio mantenimento; infatti mio padre che aveva sostenuto la parte più onerosa delle  spese, era stato messo in mobilità dalla sua azienda e quindi non riusciva più ad aiutarmi.

Lavorava in un’ azienda di cassaforti a Saronno, vicino a Milano, ma con la crisi anche l’ acciaieria aveva subito un calo, specie poi in un settore dove andrebbero affidati beni di una certa consistenza.

E così quando vidi il lusso e la casa di Enrico rimasi abbagliata.

Non nego che pensai subito di approfittare  della situazione, magari cercando di ottenere aiuti in cambio di  affetto. Insomma un po’ come tra padre e figlia.

 Enrico era sempre premuroso e cercava di anticipare ogni mio bisogno in modo che io non dovessi neppure parlarne, unico problema era che lui non pensava a me come una figlia, anzi.

Allora ero sì piuttosto smaliziata ma avevo un difetto, mi lasciavo trasportare dagli eventi senza avere la forza di reagire, così quando Enrico iniziò a pretendere di più non riuscii a trovare il coraggio di oppormi.

Quello che lui scambiava per amore, non era altro che repulsione.

Sì lo so è incredibile, a modo mio gli volevo bene ma fino al momento in cui non chiedeva di andare oltre.

Avevo un carattere piuttosto docile così non fu difficile per Enrico scambiarlo per amore.

Già le polaroid.

Un giorno, lo vidi entusiasta, aveva acquistato una macchina fotografica nuova di zecca così che potesse immortalare ogni mio sorriso, mi disse.

Invece in un baleno incominciò a spogliarmi e baciarmi. Non sapevo che scusa prendere per sciogliermi da quella stretta e presi a girare per la cucina tentando di spostare l’ attenzione sulla cucina e sul menù che volevo preparargli per cena.

Gli  spaghetti continuarono a galleggiare nell’ acqua, Enrico spense il fornello e mi scattò alcune delle tante fotografie che mi riprendono in ogni angolo della casa.

Quella sera uscii da lì disgustata da me stessa e da ciò che ero diventata, decisa a non rifarlo mai più.

Poi, però…a casa… mi aspettavano sempre più bollette da pagare che mi costringevano a chiudere gli occhi e andare avanti”.

La ascolto allibita. Non posso credere alle mie orecchie. Enrico alla fine aveva perso la testa per una ragazza di 25 anni e che neppure lo amava.  Né pure si era accorto di nulla a quanto pare.

Avevo amato profondamente una persona che non conoscevo. Una persona capace di anteporre la stabilità di un amore, alla superficialità di una storia che non avrebbe potuto dargli nulla.

Intanto lei ignara della mia mente in subbuglio continuava a raccontare.

“Ricominciai comunque a frequentare i vecchi amici e i  miei compagni di università.

Un giorno conobbi Mauro.

Mauro mi piaceva tantissimo, sentivo di piacergli anche io, solo che era  molto esigente oltre che geloso. Dividermi tra lui ed Enrico diventava sempre più complicato e poi non ne potevo più.

Come poteva essere così difficile dire ad una persona “Basta. E’ finita. Amo un altro?.”

Allora mi sembrava difficile, quasi impossibile,eppure dovevo farlo….prima che Mauro intuisse qualcosa, prima che Enrico si rendesse conto di quanto ero stata falsa.

Meglio chiuderla così, magari la scusa dell’ età, che poi, tanto scusa non era.

Il giorno in cui decisi di parlare ad Enrico non riuscii a rintracciarlo. Ero convinta che mi avrebbe capita, che avrebbe sofferto ma  alla fine si sarebbe  rassegnato.

Avrei potuto finalmente amare Mauro senza più dover creare sotterfugi.

Invece quel giorno mi imbattei in Mauro, armato di una tale cattiveria che mi lasciò senza respiro.  Mi guardò con disprezzo e disse:

“Adesso parla! Vomita se vuoi! Voglio sapere tutto. Tutto.”

Mauro stette in silenzio ad ascoltare e dopo che ebbi finito mi congedò senza degnarmi più di uno sguardo:

“Enrico ha detto di lasciarti in pace perché con me faresti la fame ed invece lui ha tutti i mezzi e i modi per soddisfarti. E non solo economicamente,  ha aggiunto.”

E così da quel giorno smisi di frequentare definitivamente entrambi.

Mi dedicai anima e corpo  alla tesi e  tornai a Saronno dai miei genitori.

Finalmente a casa, nella mia cameretta, tra i miei oggetti più cari cominciai a rendermi conto di quanti sbagli avessi fatto. Creai mentalmente una lista di buoni propositi primo su tutti era di far capire a Mauro quanto lo amavo e quanto fossi pentita per non essere stata sincera.

Fu in una mattina come tante che mi arrivò una strana busta gialla, senza mittente. Mi accinsi a leggerla svogliatamente, poi divenni più attenta”.

Intanto mi porge una busta molto simile a quelle che ho appena trovato nella cassetta e leggo tutto di un fiato con inquietudine sempre più crescente.

Carissima Silvia

 avevo avvertito il professore che alla sua età avrebbe dovuto accontentarsi dei piaceri                 dello spirito.

Lo avevo avvertito anche che non poteva essere che una persona così giovane e bella come te  potesse innamorarsi davvero di un uomo quasi settantenne.

Invece lui non mi h dato ascolto e con la sua testardaggine non ha voluto saperne di lasciarti perdere.

Anche quando te ne sei andata non ha smesso di pensare a te. Ma sono sicuro che molto presto ti dimenticherà…in un modo o nell’ altro.

Un amico.

“ Quando ho saputo della morte di Enrico sinceramente mi sono spaventata.  Non ho raccontato a nessuno questa storia finora e in effetti ho un po’ di paura.

Probabilmente Enrico è morto davvero per <cause naturali> ma non so…ho dei dubbi. E poi è come si mi sentissi sempre osservata. Come se qualcuno mi seguisse.

Forse sto diventando paranoica”

Anche io sto diventando paranoica, penso.

Prendo le polaroid e le porgo a Silvia senza esitazioni.

Lei inizia a sfogliarle piano. Poi di nuovo come ne cercasse qualcuna in particolare. Poi ancora, sempre più freneticamente.

“E’ sicura che siano tutte qui Manuela?  E’ sicurissima?”

Sempre più pallida e sconvolta. Mi guarda con aria speranzosa come sperasse che da un momento all’ altro io possa sorridere e dirle che sì  ce ne erano delle altre.

 Invece non posso dirle nulla di tutto ciò.

“Che sta succedendo? Chi ha preso le altre fotografie? Chi è che mi sta perseguitando e che scrive questa strana lettera? Ed Enrico… a chi poteva aver parlato delle foto?  Non ci capisco più nulla. Questa storia non finirà mai… non riuscirò mai ad archiviarla completamente….”

Silvia continua il suo monologo e non si rende neppure conto quanto anche io ormai sono estremamente  preoccupata.

E non le ho ancora detto che le sorprese non sono finite…


Scritto da: Martina


leggi il capitolo successivo: Congetture


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