Il rintocco della campana

leggi il capitolo precedente: Sotto la polvere




Rimanevo nascosta dietro il maestoso cipresso e osservavo Tommasina che, parlava coincitatamente e confidenzialmente con la sconosciuta signora, come se dovesse dirle qualcosa di molto importante.Volevo vedere in volto quella  donna,ma il rintocco della campana del cimitero, fu per le due donne come un segnale,che le spingeva, con passo affrettato,verso la cappella. 

Non sapevo, in quel momento, come comportarmi.L’istinto mi diceva di seguirle, ma la ragione mi impediva di muovermi. Sapevo inconsciamente che quelle donne, per me,rappresentavano un pericolo,Enrico si era messo in qualche guaio e il dubbio che la sua morte non fosse dovuta ad un evento naturale, bensì ad un omicidio,mi apparì quasi una certezza.

Perchè il notaio insisteva nel volermi far assumere Tommasina pur sapendo della presenza della mia governante Mary?  dovevo scoprirlo! Dovevo a Enrico almeno questo; altrimenti il suo fantasma   mi avrebbe perseguitato a vita.

Mi aveva lasciato in Eredità il suo bellissimo attico, la sua bibblioteca, di valore inestimabile,non solo per dirmi: “ Ti voglio bene “ Ma anche  per indagare su una sua eventuale disgrazia. Tutto ora, mi era chiaro nella mente, ed in preda all’emozione provocata dai miei torbidi e intriganti pensieri e dal luogo in cui mi trovavo, fui colta dal desiderio improvviso di indagare cosa complottasse Tommasina con quella donna.Feci un inchino sulla tomba di Enrico, quasi a scusarmi per non essermi trattenuta da lui.Salii i gradini che portavano alla piccola chiesa del cimitero e sgattaiolai all’interno.  La chiesa era silenziosa e buia, illuminata dalle tremula luce delle candele.  I pochi fedeli erano raggruppati ai lati dell’altare,dove un sacerdote, vestito di paramenti viola,intonava il rosario con voce forte e decisa.Mi guardai attorno con il capo avvolto da un foulart che portavo sempre in borsa. Me lo aveva regalato Enrico a Parigi,quando lo accompagnai ad uno dei suoi famosi congressi e per scusarsi di avermi fatto annoiare, mi comprò in un negozio, della Gallery La Fayette il foulart che mi piaceva.

Ma delle due donne nessuna traccia.

Mi avvicinai all’altare, passando ai lati della chiesa,ma non vedevo traccia di Tommasina.Ero certa che fossero venute in chiesa anche perchè, la strada che avevo percorso ,preceduta dalle due donne, conduceva ,senza deviazioni, alla cappella.Feci il gesto affrettato del segno di croce e decisi di uscire.  Avevo la necessità di respirare e di vedere la luce.Quel luogo tetro, con un forte odore di incenso, mi faceva venire i brividi.Fu allora che udii un boato che mi fece trasalire. Corsi assieme ai fedeli sul retro dell’altare in direzione dello sparo.  La scena che apparve ai miei occhi, era raccapricciante.Una donna vestita di nero era a terra supina, immersa in un lago di sangue.Il volto era irriconoscibile la borsa le era accanto. Mi sentii salire da un conato di vomito e corsi fuori dalla chiesa.                      

 



Scritto da: Gabriella


leggi il capitolo successivo: UNA MORTE DI TROPPO


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