Chi sei

[leggi il capitolo precedente: Tommasina]




Mentre mi avvicinavo sentii una cappa gelida stringermi il cuore , guardai e riguardai quelle mani bianche,come gesso. Non poteva essere lui. Non doveva. Il cane gli leccava il volto invaso dalla barba e le grinze festose degl’occhi. Dopotutto ero riuscita a dimenticarli.

Mi fermai ad un passo,“ciao Luca,vedo che sei rimasto il solito straccione” gli sussurrai

Per non esser sentita dalla governante.”ciao Ela …e tu la solita puttana?”mi disse con una dolcezza familiare. Il cane volto’una testa nera da vitello e drizzo’ le orecchie.”buono Erasmus,e’una vecchia amica”Avvertii solo allora la presenza di Tommasina premere alle mie spalle insieme alla sua perplessita’,percepiva qualcosa che non comprendeva.

“per favore,puo’andare a fare un po’di spesa?devo fare una telefonata”

Stavo scappando.Dovevo sapere perche’era li’.Cosa voleva.Non avevo mai creduto

Alle coincidenze.Spalancai la porta dell’appartamento e cercai il numero del notaio .

Mi tremavano le mani,con orrore lasciai cadere l’agendina e mi sedetti sul pavimento.

“Perche’dobbiamo ospitarlo?? Spiegamelo!””ti ha sempre dato solo fastidi e problemi ed ora piomba qui ,come vomitato dall’inferno!”Enrico la guardava con un sorriso

Da gioconda triste.Le aveva preso la mano ed erano andati sul terrazzo a guardare l’arrivo della notte.”Lui non ha radici,amici,sogni o progetti,solo se stesso me e la sua arte” Mentre parlava il suo viso era stato inghiottito dal buio ed io sentivo che per la prima volta qualcuno o qualcosa minacciava il nostro piccolo nido felice.

Era arrivato con un’alba fredda , scarpe di stracci, occhi di cielo e uno zaino di arcobaleni trattenuti. Diverso da Enrico.Due opposti.Dentro e fuori.l’aveva guardata con quel suo sguardo calmo e sfrontato e poi si era accampato in terrazzo .Lei ne era stata sollevata. si detestava per quella debolezza. Era come camminare su un tappeto di vetri rotti

.Enrico tu lo sapevi che sarebbe successo.

L’hai capito quando mi sono inginocchiata per sfiorare il volto della Madonna che

Stretta al Bambino si spandeva sul terrazzo in un trionfo di colori .Molto prima di me.

Perche’mi hai lasciato smarrire nel labirinto della mia giovinezza,perche’non lo hai lasciato andare quando altre piazze,altre citta’ lo chiamavano,perche’?

“Notaio buonasera,si’l’ho conosciuta pero’ non e’per questo che l’ho chiamata.

Voglio sapere cosa ci fa il fratello di Enrico in questa casa.Luca .No!Lei lo sapeva che era qui.Non mi prenda in giro.”la cornetta mi cadde di mano con un tonfo sordo.

La Tommasina mi stava fissando come ipnotizzata attorniata dai sacchi della spesa.

“metta tutto in cucina e la prego mi lasci sola”dovevo riprendere il controllo.

La sua mano sporca di gesso si materializzò sulla cornetta .riappese. Lo sentii come in lontananza gridare verso la cucina”vada pure signora,a lei ci penso io”.

Il cane si sdraio’davanti alla porta. Mi assali’ il panico. Ero prigioniera. Dei ricordi .

Di quell’uomo.Di me stessa L’acqua scorreva ,il suo viso pulito si confondeva con quello di Enrico.Quelle mani ora mi toccavano piano.

“ Ela,non aver paura ,non voglio farti del male”disse il ragno alla mosca ,entra nel mio salotto,questo pensavo e ridevo sempre piu’forte.E poi le lacrime e finalmente il dolore che usciva,fiume in piena spazzava via ogni cosa.

“Perche’mi fai questo? Gli chiesi quando riusci’a sciogliermi dal suo abbraccio e a

Recuperar parola.”Me lo ha chiesto Enrico” rispose e mi bacio’.



Scritto da: Ariel



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