La Governante

[leggi il capitolo precedente: L’EREDITA’]


 

Scrissi il numero telefonico che il notaio mi dettò senza dare troppo importanza alla sua informazione, non volevo trattenermi oltre al telefono, Mi sentivo molto stanca,le emozioni erano state troppe, così mi lasciai cadere sul comodo divano della grande bibblioteca, senza togliere il bianco lenzuolo, che lo ricopriva.

Reclinai indietro la testa, e lo sguardo cadde sul soffitto.

Meravigliose immagini bibbliche, lo affrescavano.I molti personaggi, dipinti con maestria, fluttuavano come fantasmi sulle pareti. I volti angelici, davano una sensazione di pace, ma il volto di una donna, mi colpì in particolare.Era una ragazza, che non aveva parte in quel contesto, sembrava una figura, dipinta nel nostro tempo. Chiusi gli occhi, e mi addormentai. Sognai Enrico, mi chiamava, era pallido, agitato, indicava con gli occhi spaventati,la donna del soffitto.Mi svegliai di soprassalto,agitata dal sogno, non avevo mai visto,nella realtà Enrico in quello stato e la cosa mi turbò. La pallida luce del sole, filtrava attraverso le persiane socchiuse, guardai l’ora e mi accorsi con stupore che erano le otto, avevo dormito vestita e dovevo essere proprio stanca. Mi lavai in quel bagno, dove Enrico, era morto, un brivido scivolò lungo la mia schiena:”No!” Non potevo stare sola in quella casa, non avrei potuto gestirla,avevo necessariamente bisogno di un aiuto. Come un lampo, mi tornarono alla mente le parole del notaio:”Non pensi troppo altrimenti si impegna”. Rivolte alla governante. Cercai il numero di telefonico e la chiamai:” Pronto? Parlo con la signora Tommasina ?”La voce della donna mi stupì:”Signorina prego! Sono io”.Avevo immaginato una voce dolce, servizievole ma, sentii dal tono delle parole, un voce dura, forte, quasi maschile:”Sono la signorina Manuela Danzuso, segretaria del defunto Enrico De Donato”. Dissi:”Il notaio mi ha informato sulla sua disponibilità a riprendere servizio, presso questa casa,che come lei sa,è entrata in mio possesso, se lei è ancora libera,potremmo incontrarci per conoscerci meglio nell’appartamento di Enrico dove ora risiedo.Le andrebbe bene per le dieci di questa mattina?”. Tommasina accettò senza fare domande e, dopo avermi salutato,chiuse il ricevitore.

Alle dieci in punto, il campanello della porta strillò, andai ad aprire, certa che fosse Tommasina, mi trovai davanti al volto della donna dipinta sul soffitto.

Scritto da Gabriella


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