Argenti e ciclamini

IL FASCINO DELLA FABBRICHETTA 

Questa storia prende le mosse da una presunta amicizia femminile e si dipana nell’illusione e nella sofferenza di un grande amore, inquieto e tormentato, per un’altra donna: la vera protagonista di sette anni della mia esistenza.

Credo valga la pena di raccontarla perché si è rivelata istruttiva per me e lo sarà per quanti, fra gli uomini, nell’incontrare una persona interessante dell’altro sesso, ritornino all’infanzia. Ingenui, fragili, manipolabili, ingannabili e, quindi, destinati, da adulti, al disincanto e alla delusione, nel nome di emozioni e sentimenti contrastanti, inesplicabili istinti, passioni tempestose e distruttrici di ogni vocazione alla serenità. 

Confesso che non so ancora dove le mie parole mi porteranno. Seguo un’inclinazione e siccome ognuno di noi è inserito in un ordine più grande e perfetto, con meccanismi ineccepibili per assicurare l’ordine e la continuità della natura, spero di arrivare ad una rappresentazione compiuta della realtà dei fatti e del microcosmo di sensazioni che hanno dominato il mio animo in questo non breve arco di tempo.

Avverto peraltro il rischio di potermi interrompere, nel corso della narrazione, per mancanza d’ispirazione od un sussulto di pudore, benché notoriamente, nonostante la mia apparente discrezione, io sia considerato uno svergognato nel senso letterale del termine. E’ doveroso da parte mia fare quest’avvertenza per un minimo di fair-play nei confronti di qualche sconsiderato ed avventuroso lettore.

Andiamo con ordine, se così può dirsi. Cominciamo a caso da un punto fermo della mia mente definito: 

“IL FASCINO DELLA FABBRICHETTA

La vicenda non ha niente di strabiliante, ma è sintomatica dell’estrema variabilità dell’animo muliebre.
La mia interlocutrice si chiama Elisabetta e vive da tempo a Roma, ma le sue ascendenze sono calabresi.

Da anni, ormai, lavora in una società multinazionale, operante nel campo della comunicazione.

La sua conoscenza delle lingue è notevole e l’istruzione è buona, ha una garbata predisposizione per le relazioni sociali, ed un’educazione di stampo tradizionale (con qualche limite rimarchevole, come si vedrà).

L’intima sua natura è però legata alla terra e alla civiltà contadina e pastorale con propaggini inquietanti nelle aree saturnine della psiche.

Si definisce selvaggia ed afferma ripetutamente a che il suo destino è di tornare nella regione d’origine, di cui non riesce a dimenticare i profumi, i colori, le tradizioni e l’ottima fragrante cucina, cui attinge – nelle serate di solitudine – con corposi assaggi di salumi, formaggi, peperoncini, funghi e melanzane sottolio – come ebbe a confidarmi in un momento di distrazione in chat, dove la conobbi per la prima volta, rinviando la spiegazione della mia presenza là ad un’altra occasione.

Si tratta di un sito, in possesso di ogni garanzia per le ragazze di buona famiglia, in cerca di partner all’altezza delle proprie aspettative, reduci o no da choc anafilattici, per una separazione, un divorzio od altri traumi giovanili. Gli uomini possono accedervi solo previo pagamento ( e ciò non guasta).

Ella è divorziata (anzi, come mi disse, in un linguaggio un po’ stravagante e provocatorio, “si era divorziata”) da un marito noioso e più grande d’età di molti anni.

Single, quindi, da alcune stagioni, nonostante qualche esperienza sessuale dagli esiti non del tutto disprezzabili e prossima alla quarantina, predilige la vita indipendente.
Dopo l’iniziale approccio in internet, da cui non trassi alcuna particolare attrattiva ed il primo incontro reale, da cui ricavai invece l’impressione di una figura accattivante fisicamente, ma fondamentalmente frigida, mi acconciai a considerarla una possibile amica, con cui era gradevole conversare.

In effetti, con il cameratismo, andavamo affinando la conoscenza fino a raggiungere un certo affiatamento: ci sentivamo abbastanza spesso per telefono e ci raccontavamo le reciproche esperienze e qualche novità sentimentale.

Mentre ci scambiavamo serenamente i segreti dei buoni amici, convenivamo che alcuni flirt possono ravvivare l’esistenza nella attesa del coup de foudre o de theatre, senza escludere l’ipotesi che anche da una collaudata amicizia, a volte, l’araba fenice dell’amore possa nascere o rinascere.

Le avevo recentemente parlato di una certa Isa, una ragazza trentacinquenne conosciuta casualmente, la quale aveva suscitato qualche curiosità non epidermica da parte mia, pur essendo convinto, come lei, della necessità di valutare con molta cautela ogni nuova conoscenza, a causa delle scottature subite da precedenti delusioni del cuore.
Sul piano intellettuale, c’intendevamo bene, considerandoci al riparo da occasioni superficiali o estemporanee e da facili affidamenti nei confronti del prossimo.

Avevamo programmato, dopo le nostre proficue frequentazioni, una gita estiva per visitare insieme la sub regione del Pollino, al confine tra Lucania e Calabria, località che nessuno dei due conosceva molto bene.

Avremmo dovuto mettere a punto il programma del viaggio, facendo coincidere il disbrigo di alcune pratiche amministrative, per alcune sue questioni di famiglia, con un breve tour nella località prescelta, da cui non distava molto un piccolo residence di proprietà dei suoi genitori.
Anch’io avrei potuto incontrare, nella circostanza, qualcuno dei vecchi amici dei tempi dell’università, trovando facile ospitalità.
Voi sapete che l’amicizia tra un uomo e una donna è un semplice terno al lotto
 

Non si può mai dire, nonostante le apparenze, che cosa covi sotto la cenere dell’anima profonda di entrambi i sessi.
Le differenze esistono, gli ormoni e le tempeste ormonali sono ineluttabili. In genere, non si può mai prevedere come andrà a finire, frequentandosi a vicinanza di pelle, benché le intenzioni siano diverse in partenza.

Nessuno è in grado di stabilire anticipatamente come possa evolvere, involvere od implodere un rapporto amichevole tra generi diversi della medesima specie.
Lei avrà pensato, in qualche angolo riposto della sua mente, che anch’io, in un posticino del mio cervello, avrei potuto constatare l’accensione di una lampadina rossa, cioè hard o semi-hard, guardandola con occhi diversi e forse lei stessa non rigettava questa ipotesi sperimentale.

Così, senza parere, innocentemente. Senza riserve mentali.

Una pura aspettativa teorica, nonostante le nostre vicende passate ci facessero prediligere una casta solitudine dei sensi ed un’intoccabile amicizia fraterna.
A voler essere sincero fino in fondo, però, avevo notato, nel carattere della donna, qualche lato un po’ stravagante. Per esempio, sosteneva di curare gli strascichi di un’antica depressione con un corso di speculazione intellettuale, denominato Consulenza filosofica, che non avevo capito bene in che cosa consistesse, posto a metà strada tra Dianetics ed un seminario scolastico.

L’ aver avuto avventure senza seguito, me lo confessava nei nostri colloqui, era una prova della mancanza di spazio per storie importanti.

A causa di una sorta d’insuperabile sfiducia verso la maggior parte degli uomini, nonostante i corteggiamenti fossero numerosi ed assidui, grazie alle sue attrattive fisiche e ai rendez-vous realizzati con le sue conoscenze in chat, diversivo che si concedeva nel fine settimana, non era mai contenta del tutto e ben presto si allontanava dall’occasionale compagno, senza neppure scambiare un bacio.

Dal tenore dei suoi racconti, mi ero fatto l’idea che la sua vita fosse dominata da una sconsolata indifferenza verso il mondo maschile e un po’ preoccupato per la sua solitudine, preferivo non parlare troppo di sentimenti o di legami affettivi, perché sentivo il suo disagio di minus habens, nel rifiuto conclamato di un partner autentico, a causa di frigidità psicologica, che pareva irrisolvibile.
Gli uomini spesso ragionano da sempliciotti.

In realtà non si capiscono mai bene le intenzioni vere delle donne, perché esse, un po’ per pudore, un po’ per autodifesa, cercano di nasconderle, mettendosi al riparo dalle cattive sorprese.

L’evoluzione della specie e la lotta per la sopravvivenza hanno creato una corazza naturale sul loro animo.

Ma perché una signora, relativamente giovane e piacente, dovrebbe mentire o non raccontare tutto, agli amici?

Io non avevo remore, le parlavo delle mie conoscenze, dei progetti, delle mie idee su tutto l’universo possibile, senza veli o quasi.

Anzi ero addirittura sollecitato a farlo.

Sapeva quanto le rispondessi chiaramente e come esponessi senza infingimenti le mie aspirazioni: ne parlavo con naturalezza e sincerità neppure tacendo su alcune possibili implicazioni sentimentali tra me e lei.

Elisabetta invece…

Eravamo in prossimità di un raduno di blogger alla "Fiera del Mediterraneo" di Napoli: lei stessa mi aveva fatto conoscere il programma per la metà di febbraio ed io, da Milano, avrei potuto far tappa a Roma, per salutarla e proseguire per il meeting.

Glielo dissi, ma fu prima evasiva e, poi, mi fece capire di avere altri impegni familiari in quei giorni.

Molto opportunamente evitai di fermarmi a Roma, sia all’andata che al ritorno.

Dopo alcuni giorni dal rientro a casa mia, le mandai un’ e.mail di saluto, chiedendole notizie del viaggio che avevamo previsto per l’estate in Calabria.

Avvertii una strana sensazione, come di una ripulsa da parte sua. Una certa ritrosia ed una scarsa disponibilità a dialogare e addirittura a scriverci.

Che cosa nascondeva quest’atteggiamento?

A distanza, avvertivo nell’aria qualcosa di strano.

Ebbi lo scrupolo di pensare che questo suo nicchiare poteva essere legato al mio silenzio di una settimana, trasferta a Napoli compresa.

Mai avrei pensato che, nel mese appena concluso, il suo animo si era incendiato di una passione folle e divampante, cui non potevo credere.

Non mi pare possibile! Non so neppure io come sia accaduto!

Queste furono le sue esclamazioni, quando, dopo qualche giorno di esitazione, mi disse tutto per telefono.

Io mi ritrovai con sorpresa di fronte ad un’altra persona: volubile sì, certamente, dati i segnali che mi aveva lanciato nella direzione di un’amicizia che diventava qualcos’altro; ma soprattutto un capovolgimento della donna conosciuta fino ad allora.

Aveva conosciuto un piccolo imprenditore di provincia, della bassa emiliana, non so come, o meglio, presumibilmente in messenger.

Ma quanto era avvenuto era fuori degli schemi, contro i canoni del suo gradimento, almeno così io pensavo.

Incredibile. Sì era selvatica, amante della natura, con gusti letterari e artistici, di segno preciso, meditazioni ed esercizi di yoga, a parte la contraddizione del consumo efferato d’insaccati e le ambigue incursioni in campo filosofico per combattere solitudine e malinconia.

Ma tutto quest’armamentario social – culturale – psicologico poteva mai condurla tra il liscio e le piadine? Farle cambiare totalmente visione del mondo e della vita? Concedersi ad un uomo grossolano benché benestante.

Chi poteva intuire la sua debolezza per un’agiatezza disgiunta dall’eleganza e dalla raffinatezza intellettuale. Io avevo sbagliato ancora una volta dunque. La sostanza di quell’essere non era affine al mio essere. A di là della crosta, la materia di cui si componeva era una fasulla messa in scena da provinciale snob?

A ben pensarci forse avrei dovuto accorgermi prima che qualcosa non era proprio coerente con il ritratto dipinto dalla mia mente, frastornata dai profumi di Cartier, o dalla visione delle sue giacche di pelliccia pregiata, nonostante la contestazione scolastica degli anni 70 la portasse a strillare contro l’uccisione di foche e balene, l’inquinamento marino, l’effetto Serra. Mentre detestava suo fratello, impegnato a scrivere, grazie agl’intrecci tra mafia e politica, testi demenziali per la radio, riuscendo ad ottenere un seguito di pubblico tra le fasce di ascolto più sprovvedute, lei apriva il subconscio agli effluvi del Sangiovese o alle serate in discoteca come una qualsiasi ragazzetta senz’arte né parte, senza cervello, né anima?

Dov’era finita la sua passione per la Cultura?

Mi aveva raccontato con civetteria di non so quale trisavolo, che aveva combattuto gloriosamente nel Risorgimento, nel nome di tradizioni familiari molto aristocratiche. Che fine aveva fatto questo patrimonio di alterigia nobiliare?

Una così di chi si va ad incantare?

Di un fabbricante di piastrelle del modenese!

Caspita, che salto di qualità!

Un proprietario di fabbrichette, come dicono sarcasticamente a Roma, la sua città.

C’era da rimanere allibiti, se non tramortiti. Io ero in attesa di vedere maturare sviluppi inediti nella mia vita travagliata da scelte sbagliate sperando nel riscatto di una bella emozione e mi si parava davanti un individuo senza senso, composto di mille particelle

effervescenti ed effimere come le bollicine del Lambrusco, di barzellette a doppio senso nella migliore delle ipotesi, battute da caserma, allegria da taverna

Ci dove pur essere una spiegazione. Dove cercarla?

Non solo: tutto era già stato benedetto e consumato dal 2 febbraio al 2 marzo, tra Bologna, Firenze ed anche Roma, a casa sua, dove io non avevo mai messo piede…nonostante i suoi precedenti inviti.

Così mi ha dato l’annuncio. Neppure un diplomatico preavviso come alcune bene educate fanciulle sono abituate a mandare per un minimo di rispetto del prossimo.

Com’ero rimasto avviluppato nella tela del ragno non sapevo capire: ritenevo di essere abbastanza preparato ad evitare cattive sorprese ed invece di fronte ad una semi-partecipazione di matrimonio (ma tri mo nio, la parola l’aveva pronunciata sillabando, schioccando la lingua, come se assaporasse un bon-bon al cioccolato – perché il tizio degli zamponi, vedovo inconsolabile, sentiva la necessità di ricominciare ad avere una mo gli e; e dov’erano finite le obiezioni antiborghesi di Elisabetta, disgustata senza rimedio dal vecchio mènage coniugale?).

Ad un mese di distanza dall’opera di seduzione del piastrellista modenese, a base di salame Felino, tanghi col casqué, camicia sbottonata sul petto villoso e brillantina sui radi capelli (così ormai mi figuravo il mio rivale, nascosto tanto abilmente), si apriva per lei lo scenario meraviglio di uno sposalizio da riccastri.

Al telefono, la candida femmina aggiungeva, con tono convinto che teneva molto ad essere trasparente con me, mettendomi a parte della nascita di un grande amore, improvviso e travolgente, meraviglioso e fantastico, almeno per lei.

Per me si trattava di ben altro: me ne accorgevo in ritardo, ma sarebbe stato utile per conoscere meglio me stesso e gli altri, seguendo le metafore ed i simboli, che il cammino intrapreso fino a quel momento mi proponeva…



Scritto da Sampi

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