Binario vivo

INTRO: BLITZ D’INCOSCIENZA


Quando si mise in coda per fare il biglietto aveva un sacco di gente avanti a lui.

“Meglio così” pensò.

Aveva più tempo per pensare dove andare. Sarebbe stato abbastanza comico presentarsi all’addetto della biglietteria e non sapere cosa dire. Era stato un colpo di testa il suo, un blitz della sua mente che, una volta tanto, aveva rifiutato schemi e convenzioni.

Appena dieci giorni prima, aveva dato il suo ultimo, faticoso, esame all’università, ed ora in quel torrido inizio di agosto, Alex voleva soltanto pensare alle vacanze, a conoscere nuovi luoghi e persone, a scappare lontano mille miglia dai quei maledetti libri di testo. Come tutti gli anni, aveva confidato negli amici. Aveva sperato che la loro brama organizzatrice per questo genere di cose, gli avrebbe servito su un vassoio d’argento una vacanza già confezionata, con tanto di mete e tempi, posti prenotati e che non ci dovesse essere nient’altro da fare che, una volta chiusi i libri, dare il proprio contributo monetario e ritirare il biglietto dal “Filini” di turno, che nel frattempo aveva pensato a tutto. Tanto, qualcuno con il raptus organizzativo c’era sempre. Bella comodità, anche se poi ognuno avrebbe dovuto sorbirsi un continuo di “se non ci fossi io…” per tutta la permanenza in vacanza.

“Fatemi sapere che idee avete, e poi vi dico se mi aggrego anch’io”, aveva detto. Poi aveva lasciato stare, preso dagli esami.

Ma non era andata così. Nessuno aveva mosso un dito. Chi per mancanza di tempo, chi per mancanza di voglia, o più semplicemente per mancanza di idee. Negli ultimi dieci giorni avevano organizzato mille riunioni, ma ognuna era finita nel solito cazzeggiare, a parlare di calcio e di donne, a sgranocchiare patatine e bere birra. Perdite di tempo durante le quali si sentivano nominare i soliti posti triti e ritriti, dove ormai esiste un tipo di vacanza standard: notti bianche fra pub e discoteche, sveglia al pomeriggio, sonnellino sulla spiaggia, cena alle dieci di sera, e così via per due lunghissime settimane. Stravaganze varie, stravizi e qualche eccesso e ricerca allupata di ragazze.

Niente posti nuovi, né un minimo di riferimento alla vacanza culturale era stato fatto. Figuriamoci. Possibile che in quel gruppo di matti, affettuosamente parlando, nessuno, nonostante un’età media di 25 anni, fosse ancora stato a Parigi, o Londra, o Praga, o… quante altre città da conoscere c’erano ! No. Nessuno. E a nessuno sembrava importare un fico secco. Parlavano solo di Ibiza, Mykonos, altri posti simili all’estero, e, quando mancavano i soldi, Rimini o Riccione. Questi erano gli standard.

Stavolta erano tutti in crisi però, nessuno sapeva dove andare, e riducendosi a decidere i primi di agosto, rischiavano seriamente di non trovare niente in giro se non a prezzi alti. L’ideona che fu partorita in una di quelle mirabolanti riunioni, fu quella di provare a fare un giro per le agenzie di viaggio. Non che servisse una riunione per un’intuizione del genere, ma stavolta l’avrebbero fatta più a cuor leggero, senza ansie, dato che in caso di risultato negativo, ci sarebbe stata una casa in cui rifugiarsi, a Gabicce, dove abitava un cugino di uno di questi Magnifici 4 (tante erano le persone d’accordo sulla soluzione trovata), che avrebbe lasciato provvidenzialmente la casa libera perché se n’era andato, beato lui, a Cuba per un mese.

Quando chiesero ad Alex se volesse andare con loro, lui scosse la testa titubante.

“Non so, vi farò sapere”. Ma era chiaramente un “no”.

Provò a spiegare per l’ennesima volta le sue ragioni, le sue voglie turistiche. Per tutta risposta ricevette uno sguardo incuriosito ed un “Fai te. Noi si va a Gabicce. Da lì a Rimini è un attimo”.

Non era l’unico a storcere il naso davanti alla proposta. Anche qualcun altro era rimasto fuori, ma nessuno comunque gli andava incontro. Ognuno accampava scuse varie. L’unico a mostrarsi incuriosito positivamente era Massimo, e non era un caso. Erano cresciuti insieme ed avevano condiviso tante esperienze. Era l’unico che avrebbe capito e che, potendo, l’avrebbe seguito. Ma Massimo aveva un sacco di problemi famigliari, e, come se non bastasse, suo padre aveva una gelateria, e ad agosto aveva sempre bisogno di una mano per mandare avanti la baracca. E la mano in questione doveva essere preferibilmente quella del figlio.

In un angolino remoto della mente di Alex vagava un’idea: fare una vacanza da solo. “Ad andar da soli non si litiga con nessuno”, si ripeteva da tempo, ma c’erano dei rischi. Il più grande erano le botte di solitudine. Il miglior modo per farlo, come gli era stato spiegato da un amico di facoltà, era l’inter-rail. Fai un bigliettone per salire su tutti i treni che ti pare, e ti giri l’Europa. L’idea lo stuzzicava, ma per metterla in pratica da solo serviva un po’ d’incoscienza. Chiese a Massimo, ma rispose rispolverando i soliti problemi. Se l’aspettava. Si documentò sull’inter-rail, internet gli spiegò tutto e si rese conto stava considerando l’idea molto più di quanto l’avesse valutata la prima volta che gliene avevano parlato. Sulle prime lo aveva considerato un viaggio faticoso, e non privo di rischi. Adesso stava valutando di farlo addirittura in solitudine. Aveva soppesato pro e contro; in famiglia erano contenti che girasse un po’ il mondo, ma lo sarebbero stati di più se fosse stato in compagnia. Mancava solo l’incoscienza.

 

 

Quando questa si affacciò, non ci pensò due volte.

Prese i suoi risparmi, ed andò alla stazione di Milano. Si mise in coda ed attese il suo turno. “Una volta fatto il biglietto”, si disse, “non potrò più ripensarci. Meglio tagliare la testa al toro una volta per tutte”. Avrebbe preso un biglietto per il giorno seguente, così quella sera stessa a casa avrebbe fatto lo zaino con calma e salutato amici e parenti.

Era immerso in tutti questi pensieri, si stava facendo per la millesima volta tutte le domande degli ultimi dieci giorni, stava quasi scomparendo l’incoscienza pensando ad una ritirata, quando una voce gentile ed un po’ annoiata si rivolse a lui.

“Dica…”

Era arrivato il suo turno e neanche se n’era accorto. Farfugliò qualcosa di incomprensibile.

“…”

“Come scusi ?”

“No, è che…” si guardò intorno come a cercare un’ispirazione “Non saprei…”

“Non saprei cosa ?”

“Non so di preciso cosa voglio…”, lo sapeva benissimo, voleva sprofondare per la figuraccia che stava facendo. Il guaio è che con tutti i posti che gli sarebbe piaciuto vedere, non aveva ancora scelto dove andare. Ed a quei tempi, l’inter-rail si faceva selezionando zone precise d’Europa. Aveva passato un sacco di tempo ad autoconvincersi a fare il grande passo, a studiare le regole di quel tipo di viaggio, che si era dimenticato la cosa più importante: dove andare.

Il bigliettaio, sornione, lo guardò come se non avesse capito. Poi si grattò la testa. Di gente strana alla stazione ne aveva vista tanta, e quel ragazzo dall’aria smarrita non era certo il primo. Decise di divertirsi un po’.

“Senta, provo ad aiutarla. Questa è la stazione ferroviaria di Milano. Questo è uno sportello e qui si fanno i biglietti. Se le serve un biglietto è fortunato, perché questo è il posto che fa per lei. Altrimenti son problemi, soprattutto perché dietro di lei c’è una signora con un ombrello in mano ed un gran bell’alano al guinzaglio che la guarda in cagnesco…”

“Uh… Già capisco ” disse Alex voltandosi un attimo verso la signora. Le rivolse un mezzo sorriso simil-rassicurante. Una sorta di “tutto ok, finisco subito” poco convincente, dato che la signora, vagamente somigliante ad un ufficiale nazista, sembrò quasi non vederlo.  “Beh, è normale no?”

“Cosa è normale ?”

“Che mi guardi in cagnesco. D’altronde è un cane…” ennesimo sorriso a denti stretti.

Sua simpatia il bigliettaio, stavolta non sorrise.

“Senta, chissà se morde anche come un cane…”

“Già scusi. Vabbè, è che avevo in mente un inter-rail, ma non sono ancora convinto del tutto…”

“Ohhh bene, è già qualcosa. Ora il domandone finale: quale zona ?”

“Zona ? Boh”

“Ci risiamo. Senta per me può pensarci anche tutta la sera, tanto che ci sia lei o che ci siano altre cento persone, a me non cambia niente, anzi, ma l’avverto che l’alano di quella signora ora la sta puntando di brutto, e non credo per amore…”

Si voltò ed effettivamente il simpatico cagnolino lo stava squadrando.

“Meglio decidersi giusto ?” disse al bigliettaio mostrando il suo sorriso più disinvolto, ma che non convinse per niente l’uomo che aveva davanti, che però alla fine si decise ad aiutarlo.

“Già. Senta se non ha ben chiare le zone, mi dica almeno la città che vuol vedere. Poi guardiamo un po’ cosa le trovo. Se è il caso le faccio un biglietto normale, niente inter-rail. L’importante è partire per il mondo giusto ? Altrimenti le dico che zona deve comprare se vuole proprio fare l’inter-rail per vedere una certa città. Insomma, vediamo un po’ cosa le conviene. D’accordo ?”

“Già, mi sembra la cosa migliore”

“Bene, perfetto, siamo quasi alla meta. Ed ora, mi dica, per cento milioni di euro: dove vuole andare ?”

Ripensandoci c’era un posto che aveva sempre sognato, lontano, ma non irraggiungibile. Se non ci fosse andato ora non ci sarebbe tornato mai più. Da solo od in compagnia che fosse, valeva la pena provare. Anzi, la convinzione gli montò tutta insieme, e quando si voltò verso il bigliettaio, questi comprese subito che la mente di quello strano ragazzo che aveva davanti si era messa in moto all’improvviso. Ancora un po’ e gli spuntavano tutte intorno alla testa le lampadine accese come nei fumetti.

Lo guardò con sguardo incoraggiante.

“Bene, mi dica. Sono tutt’orecchi”.

Ed Alex glielo disse.




Scritto da Michele
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