La strada dei sogni

LA CORSA N° 76

La corsa n° 76 procedeva il suo percorso come ogni giorno: dalla piazza da cui vi era il capolinea, continuava per il lungo viale alberato, attraversava ancora qualche altra strada del centro, piena di negozi e signore impellicciate che camminavano con fare altezzoso, fino poi procedere per una via esterna, che si avvicinava in periferia. E  poi da qui il viaggio del ritorno. Sempre così, 10, 15, 20 volte al giorno. Forse era la corsa più lunga, perché attraversava tutta la città; in essa confluivano passeggeri delle più svariate classi sociali ed età: operai che eseguivano lavori in qualche casa nobiliare del  centro storico, nonnine che andavano a trovare i nipotini residenti nei grandi palazzoni, studenti che marinavano la scuola.

Quel pomeriggio il bus era particolarmente affollato: dalla piazzetta erano salite più persone del solito e a stento erano riusciti tutti a sedersi. Un ragazzone alto stava in fondo, vicino ad una ragazza un po’ smunta e svaporata, le raccontava qualcosa che la faceva ridere a perdifiato, in maniera rumorosa. Vi erano tre o quattro vecchine, con tanti pacchetti e pacchettini, sembrava avessero dimenticato qualcosa da un trasloco. Alcuni muratori corpulenti stavano seduti in silenzio, dopo la faticosa giornata: vi erano i segni di cemento e polvere sui loro vestiti che parlavano per loro. Una giovane donna curata e in ordine, scambiava qualche parola con una delle vecchiette, parlandole in maniera gentile e annuendo cordialmente. E poi vi erano altri uomini, altre donne, bambini che masticavano caramelle quasi enormi per le loro boccucce o che tenevano in mano un giocattolo o la mano della propria mamma.

Dentro il mezzo un insolito e forte odore di pomodoro, che si faceva sempre più intenso con il procedere della corsa. Sembrava di stare dentro un’enorme piatto di spaghetti al sugo, o dentro un tubetto di ketchup o ancora nel bel mezzo di una pizza margherita gigante. Eppure non c‘erano né ristoranti né pizzerie nella zona. Impercettibilmente tutti cominciarono ad annusarsi, ognuno convinto di essere portatore di quell’effluvio acido ma invitante al contempo. Tra l’altro nessuno tra i passeggeri, faceva il cuoco.

Non si capiva proprio da dove provenisse l’odore, che si faceva ad ogni minuto sempre più intenso.

Molti bambini iniziarono a frignare per la fame. 

Proprio quando l’odore aveva reso il desiderio di cibo in vera e propria overdose da ortaggio,  il bus si fermò per far salire altri passeggeri.


Scritto da Valentina


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