Reality

CAPITOLO 1



Mario

 

Supermercato sotto casa.

Una bambina si rivolge alla madre con una buffa cantilena, tipica di tutte le bambine della sua età.

Avrà tre o quattro anni, non la vedo, perché una fila di scaffali me la nasconde, ma non credo di sbagliarmi.

Mi sembra di sentire mia figlia Claudia quando aveva la sua età e mi faceva domande a raffica, dando per scontato che a molte non fossi in grado di rispondere. Beffarda e scherzosa senza neanche volerlo, ma sicura che quella fosse la giusta misura del nostro rapporto.

Che tristezza pensare che me la sono goduta così poco!

Il lavoro allora era più importante di adesso ed intrattenermi con mia figlia sembrava una cosa gradevole, ma quasi di contorno.

Veronica me lo diceva sempre: – A forza di escluderci finirai per perderci..

E così è andata purtroppo.

Mi dominava la fretta di concludere, di arrivare, di dimostrare a me stesso e agli altri che ero capace di diventare qualcuno nel mio campo.

Poi, più dei miei sforzi, ha giocato un suo ruolo la fortuna.

La fortuna di essere un uomo di bell’aspetto, la fortuna di trovarmi seduto, durante un viaggio aereo, accanto a Sandra.

”E’ ancora più bella di quanto appare nei rotocalchi” avevo immediatamente pensato vedendola.

Era l’inizio dell’estate, portava un vestito a fiori di seta leggera, ed era come circondata da un’aura speciale, tanto si distaccava da tutti gli altri per la bellezza dei suoi colori.

 – Come fai ad avere dei colori così belli?- le dico sempre.

Nessun fondo tinta riuscirebbe ad avvicinarsi al suo incarnato, nessuna combinazione chimica riuscirebbe a riprodurre il biondo grano dei suoi capelli.

 -Stare con una vera bionda è una conquista, alla quale poi è difficile rinunciare- scherza lei ogni tanto- è come l’aria condizionata, una volta che ce l’hai non riesci più a farne a meno-.

Ci sono delle donne nelle quali, all’inizio non vedi altro che le piccole imperfezioni.

Poi , un po’ alla volta, metti a fuoco un gesto , un sorriso, un modo di camminare, un fondo di malizia nello sguardo.

L’attrazione scatta quando vengono alla luce quei piccoli particolari  nascosti.

Con Sandra è diverso: sin dall’inizio si rimane come folgorati dalla sua perfezione, ci si arrende senza condizioni al suo fascino.

Perché, non è solo bella, è anche seducente .

Una seduzione ammantata di apparente candore, quasi stupita di se stessa e della propria forza, ma in realtà perfettamente consapevole.

Sandra sa benissimo  di essere una dea venuta in terra a miracol mostrare, ma non ama strafare.

Si veste, cammina, si muove come se il suo aspetto fisico fosse il più ordinario del mondo.

Quando parla con le persone, tende a prenderle amichevolmente sotto braccio dopo pochi minuti.

Fa piccoli gesti intimi anche con dei perfetti sconosciuti che le sono stati appena presentati, come ad esempio spazzolare loro la giacca, sistemargli il nodo della cravatta e così via.

Tutti gesti che si manifestano in lei con  l’automatismo e l’irrinunciabilità che hanno per altri gli atti scaramantici.

Sandra non pensa mai che qualcuno possa interpretare questi gesti come forme di ammiccamento sessuale.

Quando qualcuno risponde sullo stesso tono cercando di prendersi con lei le stesse libertà, lei reagisce con stupore come una regina che non immagini, essendosi comportata benevolmente con un suddito, di doverne subire le cameratesche effusioni.

 

Ero capitato nel sedile a fianco al suo in aereo per puro caso.

Il mio posto originario era vicino a quello assegnato ad una bambina di cinque o sei anni. La madre della bambina, vedendo lo smarrimento della piccola al pensiero di viaggiare da sola, mi chiese gentilmente se accettavo di scambiare il mio posto con il suo.

La cosa in genere mi scoccia, perché sempre cerco di avere il posto nella parte anteriore dell’aereo e nella fila che si affaccia al corridoio, quasi sempre, come in quella circostanza, riesco ad ottenere di  essere accontentato e so, per esperienza, che, quando ti fanno una proposta di questo genere, lo scambio è  una fregatura.

Ma la bambina, pur non aprendo bocca, mi guardava con una tale implorante intensità che non me la sono sentita di dire di no.

Come non sempre accade, poi, la mia generosità è stata premiata.

Il posto ottenuto in cambio del mio era in fondo all’aereo, era in una fila dalla parte del finestrino, ma nella poltrona accanto alla mia sedeva una  delle donne più belle che avessi mai visto.

 

 

Sandra

E’ convinto di essere un uomo di bell’aspetto.

Glielo lascio credere.

In realtà ha solo una faccia arguta.

Ti guarda con un’ espressione tra lo stupito e l’ironico, alla Cary Grant, tanto per intenderci, come se trovasse tutto molto divertente, ma senza essere sicuro di aver capito bene.

Quando, sull’aereo per Venezia, cominciò a risalire il corridoio per poi arrivare al sedile a fianco del mio, lo guardai senza vederlo, tanto mi sembrava poco interessante.

Si sistemò al mio fianco e pochi minuti dopo il decollo già dormiva.

Non la racconta proprio  così la storia del nostro incontro, la descrive come una folgorazione, ma io non credo che uno possa rimanere folgorato e poi come se niente fosse addormentarsi nel giro di cinque minuti.

Il fatto è che, dopo una quarantina di minuti di volo , il comandante attirò la nostra attenzione comunicandoci che di lì a poco avremmo potuto sperimentare di persona l’ebbrezza di un atterraggio senza carrello, essendo irrimediabilmente guasto quello in dotazione al nostro aereo.

Fu allora che, terrorizzata e al tempo stesso irritata nel vederlo ancora immerso nel sonno, cominciai a strattonarlo, per comunicargli la notizia, nella speranza di riceverne conforto  e appoggio.

– Ha sentito? – gli chiesi quando, destatosi da un sonno pesantissimo, tentò di mettermi a fuoco.

– Cooosa?- rispose infastidito, senza nemmeno darsi troppo la briga di nasconderlo.

-Pare che atterreremo senza carrello-, risposi seccamente.

-Ah- si limitò a replicare lui.

Poi, come se solo in quel momento avesse realizzato il senso della mia frase, aggiunse: –  In che senso scusi?-.

– In quale altro modo posso dirglielo? Il comandante ci ha comunicato, mentre lei dormiva alla grossa, che il carrello è inceppato e che quindi sarà costretto ad un atterraggio di fortuna-.

– E’ gente superaddestrata, vedrà che ce la caviamo con un po’ di spavento e qualche scossone-, rispose lui.

E’ con questa frase che mi ha steso.

Era impossibile che non fosse preoccupato, come lo erano tutti in quell’aereo ( pilota compreso ovviamente). Ma controllava a tal punto la tensione che non potei che sentirmene rassicurata e protetta.

– Le dispiace tenermi la mano?- fu tutto quello che riuscii a dirgli fino all’atterraggio che si verificò senza particolari danni una cinquantina di minuti dopo ( il comandante ci aveva preannunciato che avrebbe fatto a lungo sorvolato Venezia al fine di arrivare a destinazione quasi scarico di carburante ed attenuare così i rischi legati al previsto impatto della fusoliera sulla pista) .

Così tenni per quasi un’ora la mia mano sinistra nella sua mano destra.

Quale legame può iniziare in maniera più intima e al tempo stesso traumatica di questa?

Sentivo che era teso, ma che  si era imposto con tutta la sua forza di volontà di non darlo a vedere.

Intorno c’era gente che piangeva e pregava.

Davanti a noi una coppia di coniugi dava in escandescenze.

– Facevo bene a non darti retta, potevamo prendere il treno,  tutte le volte che non lo faccio poi me ne pento…- diceva lui.

-Anche in un momento come questo trovi il modo per darmi addosso…. – rispondeva lei.

Insomma una bolgia.

In mezzo a questa bolgia la sua mano grande e asciutta  teneva stretta la mia, come se invece che nel mezzo di un rischioso atterraggio, fossimo al centro di una dinamica di corteggiamento amoroso.

Restavo aggrappata a quella mano un po’ perché non potevo farne a meno (abbandonarla avrebbe voluto dire abbandonarsi senza ritegno al panico) un po’ perché, come lui ama dire di me, non so resistere a lungo senza entrare in contatto fisico con chi mi sta vicino ( il più delle volte in maniera del tutto innocente, anche se c’è chi equivoca).

Quando l’aereo ebbe finito di trascinarsi sulla pista ( clangore di lamiere e scintille per un tempo che mi parve interminabile, automezzi di vigili del fuoco pronti alla bisogna, urla di terrore che si trasformano in preghiere di ringraziamento), lasciai la grande mano ossuta, rimasta nel frattempo sempre asciutta e mi girai verso di lui.

Lo guardai dritto negli occhi e gli dissi  semplicemente : -Grazie-.

 

Mario

Grazie.

Si può dire semplicemente -grazie- ad una persona che ti ha tenuto la mano in un frangente così drammatico?

Non si è ormai creato un vincolo, se non indissolubile, quantomeno abbastanza intrigante da volerlo esplorare fino in fondo per accertarsi che non sia in grado di trasformarsi in un’affezione più seria, un sentimento?  Quanto meno un amorazzo?

Le magiche circostanze che avevano favorito la nostra imprevista intimità, tuttavia, si erano volatilizzate e, goffo come sono in questo genere di cose, non sapevo come evitare di perderla di vista.

Per fortuna fu lei a venirmi in soccorso.

– Va a Venezia? – mi chiese, mentre la aiutavo a tirar giù i bagagli dalla cappelliera.

– Si- risposi facendo il nome dell’albergo.

Seconda incredibile combinazione, l’albergo era lo stesso e decidemmo di andarci insieme con il taxi- motoscafo.

Poi da cosa nasce cosa….

 

Suona il telefono proprio mentre sono alla cassa.

E’ lei.

– Dove sei?- mi chiede con un sussurro.

– Al supermercato- rispondo.

– Ah sì, e che ti compri?-

– Le solite cose…acqua minerale, purè in polvere, pasta, riso, vino. Che altro vuoi sapere?-

– Voglio sapere quando vieni in ufficio- ( lavoriamo insieme in televisione).

– Finisco di comprare quello che mi serve, porto tutto a casa, poi arrivo. Sarò lì alle dieci, dieci e mezzo al massimo. Perchè? C’è qualche novità?-.

-Sì, neanche ti immagini quale..-

– Giò Bonanno?-

– Bravo, hai proprio indovinato-.

– Ha detto di no, immagino-

– Qui ti sbagli, invece, è disposto a firmare. Tra un’ora sarà qui. La spesa la finisci un’altra volta, ok?  Precipitati qui.-

– Ma guarda! Ero sicuro che avrebbe detto di no. Non c’è limite alla fascinazione del trash, ci cascano tutti.-

– Ma cosa dici? ”Primo amore” è una trasmissione di culto, dovresti essere un po’ più orgoglioso del tuo format. Senza contare che non è elegante sputare nel piatto in cui si mangia-.

– Touchè- chiudo io, avvicinandomi alla cassa.

 

GIO’

Avevo già rifiutato, praticamente.

Sandra Bernardini è una donna troppo simpatica e gradevole per dirle di no in maniera  secca e decisa, così la prima volta che mi aveva parlato della sua trasmissione non mi ero sentito di dirle che pensavo fosse una boiata per massaie romantiche e che mai e poi mai mi sarei prestato a consegnare i miei ricordi e soprattutto ad esibire le mie cicatrici ad una platea di tal fatta.

Avevo semplicemente alluso ai miei impegni, che mi impedivano di dare una risposta positiva nell’immediato, promettendo di pensarci e di farle sapere più avanti , magari per una delle prime puntate della ripresa autunnale.

Le solite cose che si dicono.

Sia lei sia quel fatuo bellimbusto dalla lingua facile con il quale si accompagna sapevano benissimo che non avrei mai partecipato alla trasmissione.

Io stesso ne ero arciconvinto, fino a stamattina.

Poi mi è capitato di imbattermi in quella foto.

Cercavo il contratto di una vecchia polizza assicurativa che pago scaramanticamente da anni, una di quelle polizze che poi alla fine non servono mai perchè coprono un arco di eventualità troppo vago e indeterminato.

Una mia vicina ha subito un danno. A seguito di un grosso temporale, la terrazza del mio attico si è completamente allagata per via di un tombino di scarico rimasto intasato dal fogliame, provocando delle infiltrazioni nell’appartamento sottostante.

La vicina, una rubizza signora di settant’anni, vedova di un generale dell’aereonautica, insignito della medaglia d’argento al valor militare, mi aveva abbordato al mio ritorno da un faticosissimo viaggio, una sera che non avevo altro desiderio che quello di accasciarmi sul letto appena arrivato a casa, e aveva preteso con gentilezza, ma anche con spaventosa determinazione, di mostrarmi subito il danno provocato dall’infiltrazione.

In queste situazioni la voglia di reagire in maniera scortese che si agita dentro di me  è enorme, ma poi alla fine riesco sempre a controllarmi, soprattutto se ho davanti una persona anziana e ancora di più se si tratta di una donna.

Così avevo finito per prometterle di interessarmi alla riparazione del danno.

Promessa avventata, visto il poco tempo a mia disposizione e la poca voglia di impiegarlo nella bisogna.

Oggi, rientrando dall’edicola sotto casa, incontro di nuovo la vicina.

Ho quasi la certezza che mi faccia la posta, non è possibile che io la incontri così spesso sulle scale senza che lei non ci metta un po’ del suo.

Insomma mi imbatto nella signora, ne subisco i banali convenevoli (-cosa ci dicono di interessante oggi i giornali?- è una delle sue frasi più originali) e le pesanti allusioni alle mie inadempienze ( – per quel danno della terrazza, poi che mi dice?-) e rientro in casa con la giornata completamente rovinata.

So già che oggi non mi riuscirà di scrivere nulla. Avevo tre o quattro idee confuse di quelle che quando ti metti a riflettere magari prendono forma e diventano qualcosa di potabile, ma la signora ha definitivamente ucciso quanto meno per oggi ogni mio estro creativo.

A questo punto decido di impiegare un po’ di tempo a cercare quella vecchia polizza per controllarne le clausole ( ” Hai visto mai che pago ‘sta polizza da vent’anni e proprio adesso che è successo qualcosa non ne posso usufruire perchè non so nemmeno dove l’ho messa”).

Così mi sono messo a scartabellare ed è venuta fuori la foto.

 

 

ANNA

Perché ci si innamora di una persona?

Penso che per ogni essere umano si tratti di un’alchimia diversa.

La prima volta che ho visto Giò Bonanno ( allora però lo chiamavano tutti Gianni) non ne ho ricavato una grande impressione. Un viso squadrato dai tratti marcati, mascella pronunciata, naso aquilino, occhi dolcissimi, di un marrone liquido tendente al verde.

Occhi di cane buono.

Quella sera però era sarcastico, sfuggente, come irritato e ostile.

Non nei miei confronti ( non ne aveva ancora motivo, visto che eravamo appena stati presentati), ma come se fosse in rotta chissà perchè nei confronti di tutto il genere umano.

Poi, una volta che tra noi c’è stata confidenza, gli ho chiesto di quella sera.

Ed è venuta fuori una cosa del tutto banale.

Dopo mesi passati dietro ad una ragazza in paziente corteggiamento ( per lui il corteggiamento è tutto, mentre l’epilogo del corteggiamento, qualunque ne sia l’esito, è  un’agonia, quasi la fine del gioco) aveva finalmente rotto gli indugi, dichiarandosi.

Con sua grande sorpresa perché era convinto di aver letto indizi di corresponsione inequivocabili, era stato bruscamente scaricato, apprendendo per di più nell’occasione che c’era una altro, cosa da lui minimamente sospettata.

E’ una sua specialità quella di non ricevere i segnali deboli ( nemmeno quelli forti a dire il vero).

Quella sera però quel suo fare sarcastico, quel suo modo di reagire scostante, quella barriera che innalzava dinanzi a sé , mi incuriosirono e attrassero anche se, occhi da cane a buono a parte, non era per niente il mio tipo.

Non abbastanza alto, tanto per cominciare.

Sarà perché io sono piccola, ma a me, forse proprio per compensazione, piacciono quelli alti, quelli ai quali con le spalle arrivo giusto all’altezza delle ascelle ( così quando si procede per strada abbracciati si forma un groviglio accettabile ed armonioso).

Non abbastanza atletico tanto per continuare.

Secco come un chiodo, con l’abitudine a portare grandi svolazzanti camicie sempre e rigorosamente fuori dei pantaloni e pantalonacci di un paio di taglie superiori alla sua. -Sei appena dimagrito di venti chili e non hai ancora avuto il tempo di ricomprarti dei vestiti della tua taglia?- ricordo che gli dissi non appena mi fu presentato, così, tanto per socializzare.

-Si-, mi rispose lui, secco, lasciandomi nel dubbio di aver formulato sia pure con tutt’altra volontà, la giusta ipotesi.

Poi più tardi ho capito che questo è il suo tipo di humor. Pronto a prendersi per i  fondelli, a denigrarsi anche in maniera violenta, ma vigile e desideroso di raccogliere proteste di ammirazione o dichiarazioni di stima o  d’affetto.


Scritto da Filcusum


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