Vivere con coraggio

LA NASCITA DI CAROLINA

Il buio avvolgeva tutte le cose e impediva di vedere la bellezza di quel luogo:Una cascina circondata da prati,viti e alberi vicino ad un piccolo paese di campagna attraverso il quale,scorreva un ruscello dalle acque limpide e fresche che le donne,nei mesi estivi,prendevano d’assalto per lavare i panni e stenderli al sole cantando,mentre i loro fanciulli cercavano tra i cespugli,le uova delle oche selvatiche.Tra queste donne c’era Pia,dai tratti dolci e gentili,madre di tre fanciulli,Alessandro di tredici anni,Marco di dieci anni e Luciano di cinque anni.Suo marito Aldo era un contadino forte,rude,a volte violento,incattivito da una vita di duro lavoro e sofferenze.
Quella donna ora si trovava con accanto il marito nella stalla della cascina,era stata sorpresa dalle doglie mentre accudiva le mucche.Piangeva disperata perchè oltre al dolore fisico del travaglio non accettava il fatto di avere un altro figlio.Aveva trentanove anni ma era già stanca, aveva trascorso una vita travagliata,ultima di cinque figli e orfana di padre,dovette lavorare a servizio molto presto,poi si sposò ed andò a vivere con Aldo in una cascina nel basso piemonte.Passo la guerra,la fame,durante il quale ebbe i primi due figli,e il lavoro duro della campagna.Aldo le stava accanto per aiutarla a partorire,la levatrice abitava in paese e non c’era più tempo per chiamarla.Aldo era abituato a far nascere i vitelli e di parti ne aveva assistito diversi:"Spingi" le diceva"vedrai sarà una femmina".Pia spingeva e piangeva disperata"come faremo?facciamo già fatica con tre figli,un’altra bocca da sfamare"."Spingi" diceva lui ed in quel momento si sentì nel silenzio un vagito."Pia è una femmina forza, vedrai sarà il bastone della tua vecchiaia."
La levatrice arrivò chiamata dal figlio Alessandro,tagliò il cordone ombelicale,pulì la piccola,aiutò Pia a mettersi a letto con la sua bambina tra le braccia che sfinita si addormentò.
Era una notte magica,fuori c’era un silenzio tombale,l’aria era fredda e pungente,ma gli alberi non muovevano una foglia,era il mese di novembre,sembrava che tutti,compresi gli animali della fattoria,sapessero di quella nascita e di non dover far rumore per non disturbare quella madre con la sua piccina.La bambina venne chiamata Carolina,era bella,pesava circa cinque chili ed i fratelli,tranne il più piccolo,per gelosia,l’accolsero con grande felicità.
Il tempo trascorse in fretta tra dure fatiche,Pia lavorava anche in un forno e doveva alzarsi alle due di notte per fare il pane,lasciava i suoi ragazzi addormentati e quando rientrava li trovava a tavola per il pranzo affamati.C’era poco da mangiare,ma con qualche uova,delle sue galline,ed un pò di farina,riusciva sempre ad accontentarli.
La bambina cresceva accudita dai fratelli maggiori che a volte,con i loro giochi spericolati,rischiavano di metterla in pericolo.Marco la cambiava,la lavava,la vestiva,le dava da mangiare,a volte però la piccola diventava un peso per lui che discuteva spesso con la mamma perchè non se la voleva portare appresso,quando con gli amici andava a giocare.Alessandro,invece doveva seguire il padre per aiutarlo nel lavoro dei campi,Luciano era il piccolo e se ne stava a giocare con i suoi amichetti per cui poco gli interessava di Carolina.
Carolina cominciò presto a frequentare l’asilo e quì fece subito amicizia con un bambino dal carattere introverso e timido di nome Giuseppe.Il padre di Giuseppe volle subito bene a Carolina, dal carattere socievole e buona e si sostituì ad Aldo nella figura di padre.La portava a passeggio,le raccontava fiabe,le insegnava ad amare la natura e Carolina visse momenti di felicità ignara,perchè piccola,di tutti i problemi che la famiglia poteva avere. Viveva in quel paesino uscito da una fiaba,le case tutte vicine una all’altra,i tetti spioventi,le strade ciottolate da grosse pietre bianche salivano e scendevano strette,per poi ritrovarsi davanti alla chiesa.Le feste patronali,dove insieme ad altri bambini Carolina raccoglieva petali di rose e di ginestre e le spargeva sulle strade,formando lunghi tappeti di fiori.L’autunno quando lo spazzacamino arrivava per pulire i camini e tutti insieme i ragazzi scappavano per la paura.L’inverno,quando la neve ovattava il paese e tutto diventava un gioco.Ma un giorno arrivò un camion che caricò i mobili della sua casa ed insieme alla sua famiglia la portò lontano da dove aveva vissuto i suoi bellissimi cinque anni.La strada fu lunga da percorrere ma la famiglia,stava in silenzio,ognuno con il proprio pensiero;anche Carolina seduta accanto alla mamma,seguiva con lo sguardo triste la strada,curiosa di sapere dove sarebbe andata ad abitare.Finalmente arrivarono.Un grande cancello si apriva su un lungo viale,incorniciato da siepi alte,fitte che li guidarono fino ad una enorme villa isolata,circondata da maestosi e altissimi pini.Carolina smarrita si guardava attorno incuriosita ed abbagliata da tanta bellezza ma,nello stesso tempo, spaventata. Quel posto aveva qualcosa di sinistro.Pia e Aldo scesero e cercarono di confortare i ragazzi tenendosi tretti uno contro l’altro per darsi coraggio:"Vedrete" disse Aldo "Quì sarete dei re e delle regine,tutto andrà meglio.


Scritto da Gabriella
Annunci
  1. Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: