Archivio per agosto 2007

Vivere con coraggio

LA NASCITA DI CAROLINA

Il buio avvolgeva tutte le cose e impediva di vedere la bellezza di quel luogo:Una cascina circondata da prati,viti e alberi vicino ad un piccolo paese di campagna attraverso il quale,scorreva un ruscello dalle acque limpide e fresche che le donne,nei mesi estivi,prendevano d’assalto per lavare i panni e stenderli al sole cantando,mentre i loro fanciulli cercavano tra i cespugli,le uova delle oche selvatiche.Tra queste donne c’era Pia,dai tratti dolci e gentili,madre di tre fanciulli,Alessandro di tredici anni,Marco di dieci anni e Luciano di cinque anni.Suo marito Aldo era un contadino forte,rude,a volte violento,incattivito da una vita di duro lavoro e sofferenze.
Quella donna ora si trovava con accanto il marito nella stalla della cascina,era stata sorpresa dalle doglie mentre accudiva le mucche.Piangeva disperata perchè oltre al dolore fisico del travaglio non accettava il fatto di avere un altro figlio.Aveva trentanove anni ma era già stanca, aveva trascorso una vita travagliata,ultima di cinque figli e orfana di padre,dovette lavorare a servizio molto presto,poi si sposò ed andò a vivere con Aldo in una cascina nel basso piemonte.Passo la guerra,la fame,durante il quale ebbe i primi due figli,e il lavoro duro della campagna.Aldo le stava accanto per aiutarla a partorire,la levatrice abitava in paese e non c’era più tempo per chiamarla.Aldo era abituato a far nascere i vitelli e di parti ne aveva assistito diversi:"Spingi" le diceva"vedrai sarà una femmina".Pia spingeva e piangeva disperata"come faremo?facciamo già fatica con tre figli,un’altra bocca da sfamare"."Spingi" diceva lui ed in quel momento si sentì nel silenzio un vagito."Pia è una femmina forza, vedrai sarà il bastone della tua vecchiaia."
La levatrice arrivò chiamata dal figlio Alessandro,tagliò il cordone ombelicale,pulì la piccola,aiutò Pia a mettersi a letto con la sua bambina tra le braccia che sfinita si addormentò.
Era una notte magica,fuori c’era un silenzio tombale,l’aria era fredda e pungente,ma gli alberi non muovevano una foglia,era il mese di novembre,sembrava che tutti,compresi gli animali della fattoria,sapessero di quella nascita e di non dover far rumore per non disturbare quella madre con la sua piccina.La bambina venne chiamata Carolina,era bella,pesava circa cinque chili ed i fratelli,tranne il più piccolo,per gelosia,l’accolsero con grande felicità.
Il tempo trascorse in fretta tra dure fatiche,Pia lavorava anche in un forno e doveva alzarsi alle due di notte per fare il pane,lasciava i suoi ragazzi addormentati e quando rientrava li trovava a tavola per il pranzo affamati.C’era poco da mangiare,ma con qualche uova,delle sue galline,ed un pò di farina,riusciva sempre ad accontentarli.
La bambina cresceva accudita dai fratelli maggiori che a volte,con i loro giochi spericolati,rischiavano di metterla in pericolo.Marco la cambiava,la lavava,la vestiva,le dava da mangiare,a volte però la piccola diventava un peso per lui che discuteva spesso con la mamma perchè non se la voleva portare appresso,quando con gli amici andava a giocare.Alessandro,invece doveva seguire il padre per aiutarlo nel lavoro dei campi,Luciano era il piccolo e se ne stava a giocare con i suoi amichetti per cui poco gli interessava di Carolina.
Carolina cominciò presto a frequentare l’asilo e quì fece subito amicizia con un bambino dal carattere introverso e timido di nome Giuseppe.Il padre di Giuseppe volle subito bene a Carolina, dal carattere socievole e buona e si sostituì ad Aldo nella figura di padre.La portava a passeggio,le raccontava fiabe,le insegnava ad amare la natura e Carolina visse momenti di felicità ignara,perchè piccola,di tutti i problemi che la famiglia poteva avere. Viveva in quel paesino uscito da una fiaba,le case tutte vicine una all’altra,i tetti spioventi,le strade ciottolate da grosse pietre bianche salivano e scendevano strette,per poi ritrovarsi davanti alla chiesa.Le feste patronali,dove insieme ad altri bambini Carolina raccoglieva petali di rose e di ginestre e le spargeva sulle strade,formando lunghi tappeti di fiori.L’autunno quando lo spazzacamino arrivava per pulire i camini e tutti insieme i ragazzi scappavano per la paura.L’inverno,quando la neve ovattava il paese e tutto diventava un gioco.Ma un giorno arrivò un camion che caricò i mobili della sua casa ed insieme alla sua famiglia la portò lontano da dove aveva vissuto i suoi bellissimi cinque anni.La strada fu lunga da percorrere ma la famiglia,stava in silenzio,ognuno con il proprio pensiero;anche Carolina seduta accanto alla mamma,seguiva con lo sguardo triste la strada,curiosa di sapere dove sarebbe andata ad abitare.Finalmente arrivarono.Un grande cancello si apriva su un lungo viale,incorniciato da siepi alte,fitte che li guidarono fino ad una enorme villa isolata,circondata da maestosi e altissimi pini.Carolina smarrita si guardava attorno incuriosita ed abbagliata da tanta bellezza ma,nello stesso tempo, spaventata. Quel posto aveva qualcosa di sinistro.Pia e Aldo scesero e cercarono di confortare i ragazzi tenendosi tretti uno contro l’altro per darsi coraggio:"Vedrete" disse Aldo "Quì sarete dei re e delle regine,tutto andrà meglio.


Scritto da Gabriella
Annunci

Lascia un commento

Tra le mani

LA SOLUZIONE

Non ci aveva mai pensato fino ad ora.

Eppure la soluzione era a portata di mano, della sua mano fredda e sudaticcia, della sua mano grande…e forse era scritta nelle pieghe decise del suo palmo, ma non era mai riuscito a leggerla… No! Non ci era mai riuscito!Era sicuramente chiusa lì, piccola e docile nel suo pugno stretto, i suoi dettagli nelle vallate tra le dita, la sua voce strozzata in quelle unghie recise dai morsi del nervosismo… La soluzione!

Giacomo si guardava le mani, assorto nei suoi pensieri… quando la sua Linda lo richiamò, portandolo nuovamente nel mondo reale.

Giacomo disse <Niente!> e restò ad osservarla… le curve dei suoi capelli neri, sempre morbidi, miele per quel sole che amava tanto specchiarsi nei loro riflessi… quei capelli profumati, quel profumo dolce e fresco in cui aveva spesso affondato le narici e le mani…la guardò mentre col solito e delicato gesto se li appoggiava dietro l’orecchio sinistro.

Fissò lo sguardo sull’orecchino di pendente quarzo rosa che contrastava col corvino dei suoi capelli, si spostò sul lobo e poi sull’orecchio, perfetto… percorse con lo sguardo il suo zigomo scurito dal fard e dalle lampade, il suo zigomo pronunciato, le sue lentiggini…il naso… quel nasino appuntito e sottile… e le sue ciglia lunghe, il suo occhio profondo che lo fissava… non lo ha retto ed è sceso sul collo, lungo, sinuoso, profumato di lavanda e violette, e all’improvviso lo ha visto teso, sudato, tremante ai suoi baci << Cazzo quanto l’ho amato!>> pensò tra sé e sé, ma lo pensò ad alta voce…

E Linda mosse le labbra, di un movimento lentissimo, surreale, le sue labbra marroni di rossetto, i suoi denti bianchi, quanti segreti aveva nascosto lì dentro, quanta vita ci aveva lasciato… non sentì nulla e dunque continuò a sezionarla, costeggiò il profilo dei suoi piccoli seni, osservò la pancia nascosta dal verde della maglietta ma nuda per lui, che la conosceva così bene… quella pancia una volta solida, questa pancia tanto morbida in cui ancora lascia sprofondare il viso per sentirsi “a casa”, questa pancia che cinge tra le sue braccia da… quanto saranno?20 anni? Dio, così tanto?

Ed il suo viso fece una smorfia di non si sa ancora cosa, ma poi si inarcò in un sorriso, quando con lo sguardo scese quella meravigliosa collina dell’Eden su cui aveva corso per la prima volta, emozionato, stremato, terrorizzato… quella divina collina che l’aveva sempre accolto, offrendogli pace, amore, o attimi di sfrenata passione violenta… < Grazie Amore!> pensò tra sé e sé ma sempre ad alta voce, e ancora la sua Linda si mosse, fece per dire qualcosa, in quell’attimo eterno, ma Giacomo che la guardava come inebetito non sentì nulla… e si perse nel guardare le sue gambe, quelle gambe forti che l’avevano spesso imprigionato in una morsa paradisiaca e fatale, quelle gambe che sapevano di mare…e le ginocchia, era sempre stato attratto dalle ginocchia di quella donna, Dio solo sa ancora perché…

E ancora precipitò nell’abisso dei ricordi, le sentì forti sulle sue, le vide baciate dal sole su quella spiaggia nascosta sul Mar Rosso, le vide giocare nell’acqua della loro piscina, le vide giovani e snelle cinte nelle calze opache di quel remoto Ottobre, le vide nei jeans blu pedalare felici, in quei giorni in cui lui poteva solo guardare…

E ancora le guardava Giacomo, assorto nei suoi pensieri… quando Linda lo richiamò portandolo nuovamente nel mondo reale… <Ha sempre avuto questo brutto vizio…> pensò tra sé e sé nuovamente ad alta voce, ma stavolta le labbra di Linda si mossero velocemente < Ma che stai dicendo Già? Che ti succede?> e la sentì.

< Niente!> rispose svelto e prese ad osservare la cucina, si fermò sul tavolo, il pane ancora da tagliare, il coltello nero che avevano comprato insieme al centro commerciale… Si alzò per raggiungerlo.

< Ma si bravo, taglia il pane và che io metto l’acqua…> E andò verso il lavandino, e mentre gli dava le spalle lui non potè fare a meno di guardare il suo fondoschiena… e stava per perdersi ancora nella sua mente, finchè lei ancora una volta : < Amore ma lo sai che sei proprio str…> e quest’ultima parola le si strozzo in gola, perché nel frattempo Giacomo con uno scatto le aveva ficcando il coltello del pane proprio lì, nella gola. Guardò il suo sangue nella pentola dell’acqua, la guardò afflosciarsi piano a terra, delicata e femminile, come sempre.

Era l’unica soluzione.

Patrizio Crisci.46 anni compiuti ieri e ha colto l’occasione per andare in India. E’ ancora un bell’uomo nonostante tutto, poi con quei nuovi occhiali si sentiva incredibilmente bello e giovane, ed effettivamente dimostrava meno anni di quanti ne aveva.

Posto numero 23. Volo diretto.

Patrizio sta leggendo il giornale quando l’hostess gli chiede se desidera qualcosa, lui accenna di no, continuando a leggere il giornale, poi non puo’ fare a meno di osservare quei polpacci scolpiti e si perde nel suo mondo…

una voce da altoparlante in una lingua strana lo riporta alla realtà…e prese a guardare le pieghe delle sue mani fredde e sudaticce.


Scritto da Rita Lisa


Lascia un commento

La trottola

PRIMO GIRO

Riusciva a vederlo.quando l’idrante completava il giro eccolo.nasceva e moriva nel granoturco.seduta sul marciapiede col fondoschiena bollito come l’aria intorno,

L’avrebbe preso, piegato e messo in tasca.un arcobaleno portatile le avrebbe fatto comodo in questo viaggio.”Alice,aliceeee,ti sbrighi?”,due tacchi ,una macchia di lino

Bianca,due labbra rosse.suo malgrado l’ammiro’.come riusciva?

Lei era una chiazza di sudore.”arrivo..ma quanto manca?..nel deserto e’piu’

Fresco..”avvolse la crosta della pizza nel tovagliolo..magari a Brie piaceva.

Era stato il fratellastro..ops ..fratello acquisito a chiamarlo cosi’.

Gli ricordava la crosta ammuffita del formaggio francese.sogghigno’..l’odore era lo stesso.La gabbia era tra lei e lo spiritoso e i suoi baffi non tardarono a brucarla. topo del deserto.La disponibilita’e’un lusso. Charlie(carlo) l’aveva lasciato tra gli scatoloni del suo appartamento E lei non aveva resisistito.gli aveva fatto una scenata e portato via. La ripagava mordendo tutti (i due )maschi della famiglia.”alice smettila di dargli del cibo..diventera’obeso!”.gia’…la taglia 42 e’l’unica concepibile! Questo il motto della genitrice.beato lui. inizio’ a leccarle la mano.

 

Mentre la nostra eroina e’assorbita dal film muto al di la’del finestrino possiamo

Guardarla piu’da vicino.normale e’la prima qualita’che si affaccia alla mente.

In bilico tra una possibile carriera universitaria e una attuale(non meno luminosa)

Come animalsitter, si riconosce un solo vanto.una folta capigliatura bruna,

che Brie ha eletto a nido notturno.peso altezza colori la fanno apparire

parte integrante della folla.sempre ed ovunque.chi ha cercato di conoscerla

meglio,facendosi strada a fatica tra quei ricci,scopre qualcos’altro.

Alice sa ascoltare.il suo blog e’un inspiegabile successo.lei non capisce.

L’ha aperto per avere qualcosa di suo.oltre brie.s’intende!..il festival della banalità,

come lei,che continua a stupirsi.”ti farai altri amici..vedrai!”questo il ritornello che sente  uscire dalla bocca del patrigno..ops..compagno di sua madre ad ogni trasloco.

loro…i compagni dell’etere non avrebbero mai dovuto aiutarla a riempire casse di ricordi.la scacchiera e’avvolta con cura nel bagagliaio.guarda le balle di paglia sparse nei campi ed  immagina una partita tra torri regine cavalli..l’ultima l’ha persa.sospetta che lo zio gugo(augusto) prenda lezioni.

 

Il fratello di sua mamma e’la tappa intermedia di quel viaggio interminabile.

“mamma ma lo zio quanti anni ha??”..”sempre quaranta cara..da una decina d’anni …”come lei..anzi no.cosi’potevano dirle”..non li dimostri proprio per nientee!!..”

Lasciamo perdere.gay non dichiarato ma manifesto, l’aveva conosciuto ad un funerale.

Attorno a lui vi era un vuoto sospetto nell’assieparsi della gente  dietro al feretro.il naso le aveva rivelato il perche’.puzzava.non il caro estinto ermeticamente inscatolato.lo zio.

Sicuro! Le  ricordava i suoi protetti piu’piccoli e pelosi.”tu sei Alice..e perbacco, tu mi vedi!!”rideva a tutta bocca mentre la sua mano grattava qualcosa . un furetto spunto’dalla tasca del giaccone..Oscar.della famiglia dei mustelidi appestava allegramente l’ambiente

Peggio di una puzzola.feroce come una donnola.avrebbe dovuto essere nano e canadese..

Quando la sua stazza lo aveva incastrato in un tubo abbandonato dall’incuria , la compagna aveva cominciato a mordersi la coda come impazzita.

una catena di soliderieta’animale l’aveva salvato.Mohito cane rimbambito

(lo zio era molto caritatevole)aveva abbaiato in soccorso e tutta la moderna arca di noe’

 si era messa in moto.le piaceva tutto di lui.la fattoria malandata ed ombrosa il verso assordante dell’improbabile zoo l’umore a sorpresa dei suoi amanti occasionali..

“mamma ..ma lo zio e’stato adottato??”..un’occhiata al laser la ridusse un mucchietto

Di ipotetica cenere.abbozzo’.

 

aveva imparato di piu’sul sesso da lui che da qualsiasi pigiama party con le amiche.

Omo oppure etero una relazione a due aveva le stesse regole.gioie,miserie o paranoie.

Dondolandosi sull’amaca dei tempi migliori le spiegava cosa piacesse agli uomini

Dove e perche’.altro che melissa p.!!principiante.lo sguardo fisso alla scia di lumaca

L’afferrava una languida impazienza.beh,il passaggio tra teoria e pratica era un’altro

film.il continuo spostarsi di ambiente aveva anche qualche vantaggio.ogni volta

Ricominciava a sperimentare.con piacere.povero lou (luigi).appena uscito,aveva cominciato ad arrotolare il tappeto nella carta di giornale.partita,senza salutare.pero’se la raccontava.Non era innamorata, magari tornava, forse si sarebbero visti in vacanza ,una vigliacca.con l’aggiunta .senza voglia di cambiare.non trovava un buon motivo.tutto qui.

Quando arrivava in una nuova classe si sedeva nell’unico ultimo posto libero.

Studiava gl’altri e se ne appropriava.una piccola comunita’non era diversa da un pollaio.

O una gabbia di criceti.parole sante zio!

 

“Alice guarda i gatti e i gatti guardano nel sole mentre il sole fa l’amore con la luna..”

 Un po’di musica le manca. perche’ha lasciato l’mp3 dentro la scacchiera? (cosa centra)

”mi dai un’auricolare gio’?(Giorgio)”due dita premute sull’orecchio.aihiaa..sempre comunicativo. ancora Vasco.che fissa .una splendida giornata.forse.stonato quanto il frate.lei ha una bella voce.mezzo soprano.vigneti in vista.ancora un casello, due castelli e molti molti campi di stitiche pannocchie, i gufi in pietra del vialetto sarebbero comparsi.Gugo dice gli somigliano.chiuse gl’occhi..

 


Scritto da Ariel

1 Commento

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: